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Brexit, Bruxelles ora teme un Governo troppo debole a Londra

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Brexit, Bruxelles ora teme un Governo troppo debole a Londra

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier britannico Theresa May
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier britannico Theresa May

E' con evidente preoccupazione che l'establishment comunitario ha reagito al risultato elettorale britannico. Dopo il voto di ieri, il rischio di un governo di coalizione nel Regno Unito è elevato. A Bruxelles molti temono che il negoziato in vista dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione sarà reso più difficile da un esecutivo più debole. Il negoziato diplomatico dovrebbe iniziare il 19 giugno, ma si teme un rinvio a causa dell'incertezza politica inglese.

«Aspetteremo che il Regno Unito sia pronto prima di iniziare i negoziati», ha detto il capo-negoziatore dell'Unione europea Michel Barnier in un tweet. «Il calendario e le posizioni della Ue sono chiare - ha aggiunto l'uomo politico - uniamo gli sforzi per concludere un accordo». Ha aggiunto sempre su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: «Non sappiamo quando inzieranno le discussioni su Brexit. Sappiamo quando devono finire. Fate del vostro meglio per evitare un non accordo».

«Abbiamo bisogno di un governo che può agire», ha detto dal canto suo alla radio tedesca il commissario al Bilancio Günther Oettinger. «Con un partner negoziale debole, il rischio è che le trattative possano fallire». Il ministro tedesco degli Affari europei Michael Roth ha avvertito che la finestra dei due anni entro i quali chiudere il negoziato si sta rapidamente chiudendo: «Non possiamo perdere tempo». Un accordo su Brexit deve giungere entro marzo 2019, ma l'obiettivo è di terminare entro l'autunno 2018.

Un europarlamentare tedesco, Markus Feber, ha criticato la classe politica inglese che per la seconda volta in poco più di un anno ha fatto una scommessa fallimentare. Nello stesso modo in cui l'ex premier David Cameron organizzò un referendum su Brexit per rafforzare il suo partito, sperando in un vittoria del Remain che non si è concretizzata, l'attuale premier Theresa May ha indetto elezioni anticipate con lo stesso obiettivo. Il suo partito conservatore ha perso ieri la maggioranza assoluta.

A Londra, sarà necessario un governo di coalizione. Difficile capire come il nuovo esecutivo potrà gestire il negoziato di Brexit. Sarà più accomodante, o invece più rigido? Alcuni osservatori temono un governo debole, in balia degli esponenti più estremisti del partito conservatore. Comunque sia, il pericolo più concreto è che nel giro di due anni le parti riescano a chiudere solo il negoziato di uscita, e non anche la trattativa sul futuro rapporto di partenariato. Se così fosse, c'è il rischio di un pericoloso limbo giuridico.

Il capogruppo liberale al Parlamento europeo Guy Verhofstadt ha sottolineato che «i negoziati già complicati sono stati resi ancor più complessi». Il capogruppo popolare Manfred Weber ha aggiunto in un tweet: «L'Unione è unita. Il Regno Unito profondamente diviso. La premier Theresa May voleva la stabilità, ma ha portato il caos nel suo paese». Secondo il deputato tedesco, la data di inizio dei negoziati, fissata in origine per il 19 giugno, è ormai “incerta”.

Secondo la rete televisiva britannica Sky News, la premier Theresa May non vuole rinviare l'inizio delle trattative col pretesto «che non c'è un governo in Gran Bretagna». Dal canto suo, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani considera che il voto è un segnale secondo il quale l'opinione pubblica britannica non vuole un “hard Brexit”, una uscita netta dall'Unione. Ciò detto, parlando all'agenzia di stampa Ansa, l'uomo politico ha ammesso che le trattative si fanno ora più difficili.

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