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Fmi: bene la ripresa in Eurozona, l’Italia vada avanti con le…

il rapporto annuale

Fmi: bene la ripresa in Eurozona, l’Italia vada avanti con le riforme

Christine Lagarde (Bloomberg)
Christine Lagarde (Bloomberg)

FRANCOFORTE - I Paesi dell'area euro “in ritardo” devono mettere in atto riforme per aumentare la produttività che possono essere incentivate con il sostegno di fondi europei strutturali e di investimento. Inoltre, i Paesi ad alto debito devono risanare i conti pubblici in modo graduale e favorevole alla crescita, sfruttando la ripresa dell'economia e il periodo che resta di stimolo monetario da parte della Banca centrale europea.

Le due sollecitazioni del Fondo monetario, nel suo rapporto annuale sull'area dell'euro, sembrano indirizzate, fra gli altri, all'Italia, nel secondo caso citata esplicitamente. Il Fondo ammonisce anche sul crescente uso della flessibilità nelle regole europee sui conti pubblici, il Patto di stabilità, e ricorda ai Paesi ad alto debito che si troveranno di fronte a un aumento degli spread quando lo stimolo monetario della Bce verrà ridotto. Anche in questi due casi, si tratta di osservazioni che si attagliano perfettamente all'Italia (il rapporto sull'economia italiana, pubblicato lunedì scorso, insiste su alcuni degli stessi temi). Per evitare un costo del debito più alto causa aumenti degli spread, suggerisce l'Fmi, i Paesi devono adottare “piani ambiziosi accompagnati da una forte implementazione”.

Come la Banca centrale europea, nella sua analisi il Fondo monetario vede una ripresa che si rafforza e si sta ampliando a tutta l'Eurozona. La forza delle ripresa e il clima politico favorevole presentano un'opportunità per approfondire l'integrazione, sostiene il rapporto, che supporta l'idea di una “capacità fiscale centrale”, un bilancio dell'Eurozona recentemente proposto dal presidente francese Emmanuel Macron.

L'istituzione di Washington difende la scelta della Bce di non rimuovere per ora lo stimolo monetario. «La politica monetaria dovrebbe rimanere accomodante – afferma il rapporto – finché non ci sia un aumento sostenuto del percorso dell'inflazione. La modesta crescita dei salari e dell'inflazione di fondo suggeriscono che c'è ancora molto tempo prima che l'inflazione raggiunga in modo durevole gli obiettivi della Bce».

L'Fmi afferma anche che i Paesi in cui la crescita procede a pieno regime (come la Germania, dove la politica della Bce è più contestata) dovranno accettare un'inflazione superiore al 2% per un periodo prolungato. Il rapporto sollecita anche esplicitamente la Germania, che ha spazio nei conti pubblici, a utilizzarlo per iniziative che alzino il potenziale di crescita e possano servire a ribilanciare gli squilibri con gli altri Paesi.

Ancora una volta l'Fmi spezza una lancia a favore della creazione di una garanzia comune dei depositi bancari, con un sostegno fiscale comune, un'idea osteggiata dalla Germania, per completare l'unione bancaria. Sul fronte bancario, il rapporto insiste che i progressi nella riduzione dei crediti deteriorati (Npl) sono lenti in alcuni Paesi, un altro trasparente riferimento all'Italia, ma rileva che le recenti azioni della vigilanza sono incoraggianti, e che il problema, seppure concentrato in alcuni Paesi, è rilevante per tutta l'Europa. Come la Bce, si esprime quindi a favore della creazione di bad bank nazionali ma sulla base di uno schema europeo.

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