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Nikkei in ripresa (+0,56%), la BoJ non si muove. Takata verso il crack

TOKYO – L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso oggi in rialzo dello 0,56% a 19.943,26 punti, nel quadro di un indebolimento dello yen nel giorno in cui la Banca del Giappone ha confermato l'attuale politica monetaria ultraespansiva senza alcun accenno a un futuro “tapering”.

Il dollaro si è rafforzato oltre quota 111 sullo yen sulla scia di nuove indicazioni positive sullo stato di salute dell'economia statunitense, che hanno convinto gli investitori sulla probabilità di una concreta prosecuzione della manovra rialzista sui tassi da parte della Fed (dopo il ritocco di mercoledì scorso). Ciò fa ipotizzare un ulteriore ampliamento del differenziale tra tassi americani e giapponesi, visto che oggi la banca centrale nipponica – pur segnalando la sua fiducia in una accelerazione della ripresa dell'economia – ha rassicurato gli investitori sulla continuazione della sua strategia molto accomodante, tanto più che l’inflazione resta lontana dal target ufficiale del 2 per cento.

La Boj continuerà dunque a comprare bond a un ritmo annuale intorno a 80mila miliardi di yen e a mantenere i tassi sui JGB decennali intorno a a zero, oltre a imporre un tasso negativo di -0,1% su una parte dei depositi in eccesso parcheggiati dalle banche.

Se oggi a Tokyo i titoli degli esportatori hanno beneficiate del calo dello yen, quelli del comparto finanziario hanno tratto supporto dalla ripresa dei tassi obbligazionari Usa. La società di messaggistica Line Corp. è stata oggetto di acquisti dopo l'annuncio di una partnership con Toyota per diffondere tecnologie in grado di far utilizzare ai guidatori gli smartphone anche guidando (per lo più con comandi vocali).

Takata verso il crack
Al Tokyo Stock Exchange sono state sospese le azioni della società di componentistica per autoveicoli Takata Corp., che ha deciso di chiedere la protezione dai creditori al tribunale di Tokyo, probabilmente verso la fine del mese, per le conseguenze finanziarie del richiamo globale dei suoi airbag difettosi.

Con passività stimate equivalenti per 9 miliardi di dollari, si tratterà del più grande fallimento di una azienda industriale giapponese nel dopoguerra. L'azienda è stata piegata dal problema agli airbag emerso tre anni fa e ancora in corso con decine di milioni di richiami di autovetture in officina. Il difetto è stato connesso ad almeno 16 morti e oltre 180 feriti nel mondo, provocando un gran numero di contenziosi legali che hanno coinvolto oltre una decina di grandi case automobilistiche. Dalle procedure fallimentari in Giappone e negli Stati Uniti dovrebbe emergere un piano secondo cui gli asset di Takata sarebbero assorbiti dalla rivale americana Key Safety Systems, la cui proprieta' fa peraltro capo al gruppo cinese Ningbo Joyson.

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