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Trump rivede i rapporti con Cuba ma non chiude

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Trump rivede i rapporti con Cuba ma non chiude

  • –Marco Valsania

new york

Donald Trump ha annunciato ieri da Miami l’ultima retromarcia nella politica estera americana. E l’ha fatto prendendo di mira una svolta storico: il disgelo che il predecessore Barack Obama aveva orchestrato con Cuba, archiviando come fallimentari decenni di embargo e ostilità e riallacciando invece rapporti diplomatici, di business, di scambi culturali e turistici.

Trump, denunciando la continua repressione comunista nel Paese guidato da Raul Castro, ha fatto scattare nuove restrizioni nei viaggi e soprattutto nei rapporti commerciali. Ma non ha evocato un completo ritorno al passato: non sarà chiusa la nuova ambasciata statunitense a L’Avana simbolo della normalizzazione. Nè reintrodotta la politica di automatica ammissione come rifugiati e residenti dei migranti cubani che approdino alle spiagge della Florida. Sintomo, probabilmente, delle obiezioni ai giri di vite dentro la stessa amministrazione da parte delle correnti più moderate, nonostante la necessità di mantenere la promessa elettorale di disfare gli accordi.

La nuova politica, in dettaglio, prevede l’abolizione di viaggi “people to people” che facilitano visite individuali per scopi di istruzione e culturali senza bisogno di autorizzazioni e speciali agenzie. Rimarranno invece altre undici categorie di scambio, tra cui visite di gruppi organizzati. E non ci saranno nuovi limiti ai prodotti portati dai visitatori, compresi sigari e rum. Nel mirino finiranno inoltre tutte le attività di business con società legate a forze armate, servizi di sicurezza e intelligence di Cuba, accusati di violazione dei diritti umani. Un provvedimento che potrebbe avere ripercussioni sulle grandi catene alberghiere visto che il turismo è spesso controllato dai militari. Esenti saranno tuttavia società non tradizionali dell’ospitalità quali Airbnb e compagnie aeree e di crociere. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è fermare flussi di fondi «a vantaggio degli elementi oppressivi del regime». Il Dipartimento del Tesoro e quello del Commercio, a questo fine, hanno ricevuto ordine di mettere a punto regole che blocchino transazioni finanziarie dirette da parte di americani con simili entità.

Trump ha sfoderato ieri fin da subito una retorica sferzante. «Cancello l’intesa con Cuba», ha detto. «Avremo presto una Cuba libera», ha aggiunto, ringraziando tra i presenti «i veterani della Baia dei Porci», la tragica spedizione della Cia nel 1961 per rovesciare Castro. Nei fatti, però, la sua strategia preserva più di un caposaldo dell’apertura commerciale e diplomatica della precedente amministrazione. All’apice di un processo avviato nel 2014 e facilitato dal Papa e dal governo del Canada, Obama nel marzo 2016 era diventato il primo presidente statunitense a visitare l’isola dal 1928.

La sede scelta dalla Casa Bianca per il plateale giro di vite, Miami, non è stata casuale. Trump aveva vinto la Florida nell’appuntamento con le urne dello scorso novembre, in parte proprio grazie al sostegno di una vecchia comunità cubana anti-castrista che ha cercato ora di ripagare. Ma i cubano-americani più giovani e altre minoranze ispaniche sono molto più sensibili al disgelo verso L’Avana e neppure i repubblicani vogliono alienarseli.

Trump ieri ha anche ammorbidito i toni sugli immigrati illegali: i clandestini giunti nel Paese da bambini - i Dreamers - non verranno per il momento deportati e privati di permessi di lavoro.

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