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Francia, Macron conquista la maggioranza assoluta in Parlamento

astensione record al 56%

Francia, Macron conquista la maggioranza assoluta in Parlamento

Il presidente Emmanuel Macron
Il presidente Emmanuel Macron

Emmanuel Macron potr contare su una larghissima maggioranza assoluta in Parlamento (sia pure inferiore alle previsioni) per poter mettere in pratica il suo programma di riforme, da quella del diritto del lavoro a quella delle pensioni.
Le prime proiezioni confermano sostanzialmente i sondaggi della vigilia sull'esito del secondo turno delle elezioni legislative: “La Rpublique en marche” (Lrem), il partito del presidente creato poco pi di un anno fa, dovrebbe ottenere un numero di deputati alla Camera Bassa - l'unica che conta davvero vista la sua prevalenza sul Senato, dove comunque in corso la costituzione di un gruppo Lrem - pari a circa 360.
Largamente superiore alla soglia della maggioranza assoluta (289 sui 577 seggi dell'Assemble Nationale). Anche senza i posti conquistati dagli alleati centristi del MoDem (una cinquantina).
La destra dei Rpublicains,
che limita i danni e sar la principale forza di opposizione, dovrebbe avere circa 130 deputati, poco pi della met di quelli che conta nell'Assemblea uscente.
Il partito socialista,
che vive il peggior tracollo di sempre, avr comunque un gruppo (per il quale servono 15 deputati) con circa 45 seggi rispetto ai circa 300 uscenti. Cos come la sinistra radicale di Jean-Luc Mlenchon (“La Francia ribelle”), con 25 seggi.
L'estrema destra del Front National,
infine, avrebbe 7 seggi, cinque in pi rispetto a oggi ma con un risultato del tutto insoddisfacente, che non gli consente appunto la costituzione di un gruppo parlamentare.

Un risultato complessivo dovuto all'effetto di amplificazione del sistema maggioritario a due turni. Che premia il primo partito, consente al secondo di limitare i danni e penalizza tutti gli altri. Soprattutto quelli, com' il caso in particolare della sinistra radicale e dell'estrema destra, che non possono contare su una riserva di voti in vista dei ballottaggi.
Un sistema elettorale – scelto nel 1958, con l'avvento della Quinta Repubblica, per porre fine a un lungo periodo di instabilit politica – il quale fa s che con il 30 e rotti per cento dei voti (che poi, con un'astensione in aumento al livello record del 58%, vuol dire meno del 15% degli iscritti) Lrem e MoDem avranno il 70% circa dei seggi. Un dato non lontano dai primati della destra nel 1958 (82%) e nel 1993 (83%). Con un radicale rinnovamento della Camera, in cui siederanno poche decine di superstiti di quella uscente.

Lo strapotere parlamentare del presidente pare inoltre destinato ad aumentare ulteriormente con il sostegno che gli verr in aula da alcuni deputati dei Rpublicains e dei socialisti (i cosiddetti “costruttivi”), i quali hanno gi annunciato che in caso di elezione voteranno a favore delle riforme presentate dal Governo.
Per sapere quale sar esattamente la maggioranza reale su cui potr contare Macron bisogna aspettare il voto di fiducia del 4 luglio all'Esecutivo guidato peraltro da un esponente della destra “moderata”: Edouard Philippe. Il quale potrebbe chiamare al Governo qualche sottosegretario proveniente dal suo ex partito.
Uno scenario che ha gi riaperto, ovviamente, il dibattito sull'opportunit di una riforma del sistema elettorale con l'introduzione di una quota di proporzionale (probabilmente intorno al 20%) che consenta di avere una rappresentanza parlamentare un pochino meno infedele rispetto al voto popolare. Anche perch la scarsa – a volte quasi insignificante – presenza all'Assemblea di pezzi importanti di elettorato rende praticamente impossibile una reale ed efficace opposizione parlamentare. Con il rischio di vedere questa opposizione concretizzarsi nelle piazze. La massima stabilit politica potrebbe cio tradursi in massima instabilit sociale.

Spetter a Macron dimostrare di avere la sensibilit, l'accortezza, l'abilit di utilizzare nel migliore dei modi lo strapotere di cui godr (a maggior ragione con l'ingresso in Parlamento di tanti neofiti che gli devono tutto), andando alla ricerca del dialogo, del confronto, della mediazione, rinunciando alla tentazione di usare la forza che i numeri gli permetterebbero. E nel contempo non abdicare per al varo in tempi rapidi delle riforme di cui il Paese ha urgente bisogno (il cui calendario verr presentato ai deputati della maggioranza in un seminario previsto per il 24 e 25 giugno).

La strada stretta, cos stretta che lo stesso Macron avrebbe probabilmente preferito una vittoria meno imponente.
Per gli altri – dai Rpublicains ai socialisti, passando per la sinistra radicale e l'estrema destra, che certo non possono consolarsi con l'ingresso in Parlamento di Mlenchon, vittorioso a Marsiglia, e di Marine Le Pen, che conquista il seggio a Hnin-Beaumont – si apre invece la fase della riflessione, della resa dei conti interna, della ricostruzione. A partire proprio dai socialisti, il cui segretario Jean-Cristophe Cambadlis si dimesso.

Quanto, infine, all'elevatissimo tasso di astensione, le spiegazioni sono numerose. La prima che dalla riforma del 2002, la quale ha collocato il voto appena dopo quello delle presidenziali, la partecipazione comunque crollata perch l'appuntamento con le urne viene vissuto come una conferma, quasi formale, dell'esito registrato un mese prima in occasione dell'unica, vera, elezione che interessa ai francesi (com' in effetti sempre accaduto in questi anni). La seconda ragione che il risultato era largamente scontato, non c'era suspense. La terza che i francesi sono arrivati stanchi e svogliati alla fine di un periodo elettorale cos lungo – iniziato con le primarie della destra in novembre – che li ha sfiancati. Se a queste ragioni di fondo si aggiunge la bellissima, e caldissima, giornata di sole in tutta la Francia...

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