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Il mondo del business: Uk dentro mercato unico fino a fine Brexit

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Il mondo del business: Uk dentro mercato unico fino a fine Brexit

LONDRA - Economy first. Il mantra del mondo del business è stato scolpito in una nuova lettera indirizzata a Greg Clark, ministro dell’Industria, ma diretta a David Davis, supremo negoziatore della Brexit a Bruxelles per il primo incontro con la controparte, il rappresentante della Commissione Michel Barnier. Ed economia prima di tutto significa: permanenza del Regno Unito nel mercato interno e nell’unione doganale fino a quando, almeno, anche l’ultimo dettaglio di una maratona negoziale destinata ad andare oltre i due anni previsti, sarà stato vergato.

Cbi, la Confindustria britannica, le Camere di Commercio del Regno Unito, Eef, l'associazione che riunisce i produttori manifatturieri insieme con le Pmi e l'Insititute of Directors (managers e membri dei boards) hanno firmato un nuovo appello in tal senso. L'obbiettivo è stabilire da subito le regole per un accordo di transizione che dia un quadro di relativa certezza in un contesto ad alta volatilità esposto com'è ai venti di ipotesi, opinioni, volontà contrastanti. In altre parole, in attesa di capire quanto potrà accadere, garantiamoci un cammino sicuro fino all'approdo finale.

È quanto gli studi legali della City, impegnati in azioni di advisory dalle diverse lobby dell'economia britannica, vanno ripendo. «Se nei prossimi sei-otto mesi – ci hanno detto gli avvocati di Hogan Lovells mobilitati fra gli altri da City Uk, che riunisce il mondo finanziario –non sarà definito un quadro per la transizione, ci sarà un'accelerazione nelle partenze».

Da Londra, sia chiaro, l'esodo- a diversi livelli dai banchieri agli idraulici - è già cominciato sotto l'effetto di eventi diversi che stanno cambiando il clima della metropoli, ma la “fuga” avverrà qualora, nel marzo prossimo, a un anno dalla fine della trattativa, non ci dovessero essere ancora accordi-ponte per far scivolare la Brexit su un piano delicatamente inclinato. Questa è la priorità per le imprese e per la City, dunque, terrorizzati entrambi dallo scenario di uno strappo che Theresa May ha cessato di minacciare da quando è tornata a Downing street più debole che mai.

S'è rinvigorito per converso Philip Hammond, il Cancelliere dello Scacchiere portavoce degli interessi del business e quindi consapevole che intese temporanee sono essenziali. Sui termini ultimi dell'accordo è tornata la confusione di sempre, con i brexiters determinati a lasciare single market e customs union, nonostante il debole voto alle elezioni politiche, mentre i remainers contano su una super-soft Brexit e magari in prospettiva un secondo referendum. Lo scontro frontale fra le due anime dei Tory che paralizza il Paese da un anno e lo tiene sotto schiaffo da decenni, è lo stesso di sempre, complicato dalla fragilità di un esecutivo senza vera maggioranza. Gli accordi ponte potrebbero essere la via di fuga dalla guerra nei conservatori e nelle due anime del Paese. Una ragione in più per dare retta all'appello del business: economy first.

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