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Brexit, traslocano Eba e Agenzia farmaci. Come saranno scelte le sedi

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Brexit, traslocano Eba e Agenzia farmaci. Come saranno scelte le sedi

  • –dal nostro corrispondente
(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

Tra le varie conseguenze della decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea vi è anche la necessità di spostare da Londra sul territorio comunitario le due istituzioni comunitarie che hanno sede nella capitale britannica: l’Autorità bancaria europea (Eba) e l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). I Ventisette dovranno decidere entro l’autunno le due nuove sedi. La battaglia diplomatica è in corso, e riguarda anche il proposto metodo di selezione: il voto a maggioranza.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno inviato ai Paesi membri alla fine della settimana scorsa una proposta di tabella di marcia. Entro il 31 luglio, i Paesi interessati a ospitare una delle due istituzioni devono presentare atto formale di candidatura. L’Italia si è già candidata a ospitare l’Ema a Milano. Nel frattempo, i Ventisette devono accordarsi sui criteri da seguire e sulle modalità di decisione.

I due dirigenti comunitari hanno proposto un complesso voto a maggioranza. «Queste scelte sono avvenute finora tendenzialmente all’unanimità - nota un diplomatico -. C’è il desiderio di evitare un lungo tira-e-molla negoziale che potrebbe mettere in luce divisioni tra i Paesi proprio in un momento in cui i Ventisette dovrebbero apparire i più uniti possibili dinanzi alla controparte britannica». Proprio ieri sono iniziati i negoziati diplomatici in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Unione.

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(Fonte: elaborazione su dati Istat, Efpia, Eurostat)

Sei i criteri messi a punto dai due presidenti: la rapidità con la quale la nuova sede può essere operativa; la sua accessibilità; la presenza di scuole per i figli dei dipendenti; l’accesso al mercato del lavoro e ai servizi medici e sociali per i figli e i partner; l’assicurazione che possa essere garantita la continuità dell’attività; e per ultimo il fattore geografico. Nel 2003, al momento dell’allargamento all’Est, fu deciso che le istituzioni comunitarie dovessero essere distribuite in modo equo in tutta l’Unione.

L’aspetto più interessante è il metodo di voto proposto dai due presidenti Tusk e Juncker. Ogni Paese avrà diritto a sei voti. Nella prima tornata di votazione, ogni governo darà tre voti alla sua prima scelta, due voti alla seconda, e un voto alla terza. Per essere selezionata, la sede dovrà ottenere tre voti da almeno 14 Paesi su 27. In caso contrario, le tre sedi più votate avranno accesso a una seconda tornata. In questo secondo caso, i Paesi avranno un voto ciascuno. Vince chi riceve almeno 14 voti su 27.

Se neppure la seconda tornata avesse successo, la terza tornata prevede un ballottaggio. Vince la sede più votata. Nel caso in cui le due sedi ottengano lo stesso numero di voti la presidenza di turno lascerà decidere il caso con una riffa. Secondo i due dirigenti comunitari, il voto dovrebbe avvenire a margine del Consiglio europeo di ottobre. Nel frattempo, oggi i ministri degli Affari europei riuniti in Lussemburgo dovranno discutere e possibilmente approvare la proposta di Jean-Claude Juncker e Donald Tusk.

L’iniziativa, tuttavia, sta facendo discutere non poco qui a Bruxelles. La scelta a maggioranza non piace. Finora è valsa l’unanimità, anche se vi sono eccezioni, come nel caso dell’Accademia europea di polizia (Cepol), che ha sede a Budapest. Alcuni diplomatici non escludono che i ministri oggi possano decidere di trasmettere la questione ai leader, che si riuniranno giovedì e venerdì per il tradizionale summit di metà anno. C’è il desiderio di avere una discussione politica per utilizzare i criteri a proprio vantaggio.

In effetti, oltre alla questione del voto, anche la sostanza è controversa.

Quasi tutti i Paesi hanno presentato candidatura per uno dei due enti. Favorita per l’Eba è Francoforte, per via della presenza della Banca centrale europea nella stessa città. Sull’Ema, invece, l’incertezza è piena. I Paesi dell’Est ricordano che nel 2003 e poi nel 2008 i governi europei si erano impegnati nel distribuire equamente sul territorio europeo le istituzioni comunitarie. Chiedono quindi a gran voce di poter ospitare l’Ema.

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