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Brasile, Temer accusato di corruzione dalla Procura

CRISI ISTITUZIONALE

Brasile, Temer accusato di corruzione dalla Procura

Un altro colpo scena alla presidenza del Brasile. Il presidente brasiliano Michel Temer è stato formalmente accusato di corruzione da parte del Procuratore generale del Paese Rodrigo Janot. È la prima volta, nella storia del Brasile, che un presidente viene accusato di un reato di natura penale. Se la condanna di “corruzione passiva” venisse confermata la legge brasiliana prevede un detenzione compresa tra 2 e 12 anni, oltre a una sanzione economica. La legge brasiliana prevede inoltre che Temer debba pagare anche una multa di 10 milioni di reais (3,5 milioni di euro) come risarcimento dei danni morali provocati alla collettività.

Il Brasile scivola quindi in un'altra crisi politico-istituzionale. Temer è stato prosciolto per un soffio, solo due settimane fa, dall'accusa di aver intascato contributi illegali durante la campagna elettorale del 2014, quando si candidava con l'ex presidente Dilma Rousseff alla guida del Paese.

L'accusa muove dalle dichiarazioni fatte dagli imprenditori proprietari di un colosso della lavorazione della carne, Jbs. Secondo le accuse degli imprenditori, il presidente Temer e altri politici avrebbero agito come un sodalizio criminale chiedendo tangenti in cambio di interventi per misure legislative di favore. Temer, in carica da meno di un anno, si sarebbe intascato in reais il controvalore di 150mila dollari Usa. La richiesta di incriminazione davanti alla Corte Suprema del Paese deve essere votata dai due terzi del parlamento brasiliano.

Il giudice Edson Fachin è stato incaricato di esaminare il dossier, per poi decidere se portarlo in Parlamento. Qualora i deputati (saranno necessari 342 voti su 513) avallino la denuncia sarà la Corte Suprema che – a maggioranza - potrebbe avviare la procedura di impeachment e quindi la sospensione di Temer per 180 giorni. Periodo in cui il ruolo di presidente verrebbe ricoperto da Rodrigo Maia, presidente della Camera.

Intanto l'ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva - rinviato a giudizio in tre processi con l'accusa di corruzione, riciclaggio e traffico di influenze – è sempre in testa alle intenzioni di voto per le elezioni politiche in programma a ottobre 2018: lo rivela un sondaggio di Datafolha, secondo cui l'ex capo di Stato riceverebbe oggi tra il 29% e il 30% delle preferenze. Al secondo posto (e in crescita) si piazzerebbe l'esponente della destra radicale Jair Bolsonaro (16%), a pari merito con l'ex leader ambientalista Marina Silva (15%).

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