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L’Europa di Kohl, l’Europa del futuro

padre dell’unione

L’Europa di Kohl, l’Europa del futuro

L’Unione europea si ricompone di fronte ai drammi. Quelli potenzialmente sistemici come Brexit o l’incombere dei movimenti populisti e xenofobi, oppure i drammi legati alla scomparsa di persone importanti. La ricomposizione davanti al feretro del cancelliere implica grandi responsabilità, in particolare per Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Kohl non fu solo l’artefice della riunificazione tedesca, creò le basi per la realizzazione della moneta unica e della riunificazione europea. Fu il cancelliere della Germania europea, disposta a sacrificare la propria sovranità monetaria per dare un assetto proto-federale all'Europa. Nessun altro Paese dell'Unione, tantomeno la Francia, ha finora ceduto una prerogativa nazionale così importante, simbolo di riscatto, coesione e forza economica.

Mai come oggi Helmut Kohl ci è parso un gigante della storia, anche se rannicchiato da tempo nella carrozzella. Era un uomo passionale, irruento, e spesso non nascondeva le proprie emozioni. Dicono che negli ultimi anni fosse diventato un uomo pieno di amarezza, rancore, astio, soprattutto nei confronti dell’attuale classe dirigente tedesca, democristiana e non. Dicono anche che buona parte di questa supplementare ruvidezza fosse legata al ritardo con cui la Germania reagiva alla crisi europea, ai tentennamenti di Angela Merkel, a una gestione “emergenziale” dei problemi, alla mancanza di una visione strategica per portare avanti il processo di integrazione, per completare il suo lavoro.
«Senza di lui non sarei qui», ha detto la cancelliera rendendo omaggio al suo mentore. Dopo la vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali francesi si apre per l’Europa – e per la Merkel – un’opportunità storica. Kohl, ai tempi ritenuto un politico non particolarmente raffinato, guardato con sufficienza da molti suoi compagni di partito, seppe cogliere il momento. Le battute sulla sua stazza, sulle sue risate fragorose, sulla sua passione per il Saumagen (pancia di maiale) fecero passare in secondo piano qualità e competenze: tra le altre cose, aveva un dottorato in storia.

Anche Angela Merkel è stata a lungo sottovalutata, in patria e in Europa, fino a dimostrarsi, nei fatti, l’unica leader dell'Unione degna di questo nome, sicuramente al di là delle aspettative di Kohl. Come lui, del resto, ha fatto poche riforme. Ma sempre come lui ha preso decisioni importanti (no al nucleare, sì ai profughi siriani e via libera ai matrimoni gay) che hanno cambiato e cambieranno il volto della Germania, dell’Europa.

Nel nome di Kohl l’Europa dello scampato pericolo populista ha trovato un altro leader nel giovane presidente francese. Entrambi garantiscono i valori fondanti dell’Unione in un’Unione che proprio su questi valori si è pericolosamente divisa lungo la dorsale Est-Ovest, soprattutto con l'involuzione nazionalista di Polonia ed Ungheria. Entrambi hanno finora saputo tenere testa alle intemperanze del presidente americano Donald Trump, che ha avuto a più riprese parole di derisione per l'inclusività del progetto europeo e che ha rimesso in discussione alcuni cardini delle relazioni transatlantiche.

L’Europa di Strasburgo, quella di Spira, la città della Renania Palatinato dove si celebreranno le esequie del cancelliere in una delle più belle e importanti cattedrali tedesche, è l'Europa della tolleranza, della diversità, del rispetto delle libertà fondamentali dell'uomo. L’elogio funebre a Helmut Kohl è stata una sommessa festa dell’Europa che verrà e che fino ad alcuni mesi fa non osavamo nemmeno immaginare.

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