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Ecco come Siena tenterà il rilancio

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Ecco come Siena tenterà il rilancio

  • –Luca Davi

E ora, che cosa succede in Mps? Il via libera della Commissione europea al piano di ristrutturazione rappresenta un’ottima notizia per la più antica banca al mondo e per l’intero sistema bancario italiano. Perchè mette definitivamente in sicurezza l’istituto grazie a un aumento di capitale da 8,1 miliardi . Abbastanza da riportare in equilibrio i ratio patrimoniali Srep dell’istituto che, nel frattempo, si libererà del fardello dei 26 miliardi di sofferenze. Anzi. L’iniezione di capitale, ha sottolineato ieri il presidente Alessandro Falciai, farà diventare Siena «una delle banche più solide nel panorama italiano ed europeo».

Certo è che, se è vero che l’ok di Bruxelles permette di voltare pagina e guardare con più fiducia al futuro, è anche vero che ora inizia la parte più complicata per l’intera struttura della banca. Perchè per il top management si tratta di mettere a terra un piano industriale sfidante, costato sei mesi di trattative serrate con le Authority, e che costringerà la banca a ritornare sul sentiero dell’efficienza. Gli obiettivi, ha detto ieri l’a.d. Marco Morelli, sono «raggiungibili», ma prevedono «impegni di efficienza, assetto patrimoniale e di conto economico che vanno rispettati». Oggi, nel corso della presentazione al mercato, si capiranno tutti i dettagli. Ma già si può provare a disegnare quali saranno le prossime tappe che Montepaschi dovrà raggiungere.

La cartolarizzazione

È una delle gambe fondamentali dell’operazione che apre le porte alla ricapitalizzazione precauzionale. Bce e Bruxelles hanno subordinato l’ingresso nel capitale della banca alla cessione «a condizioni di mercato» dell’intero blocco di sofferenze, pari a 26,1 miliardi di euro, a una società veicolo finanziata con fondi privati. Protagonista dell’operazione è il fondo Atlante 2 che, a quanto risulta da fonti di mercato, sborserà 1,5 miliardi di euro circa per comprare il 95% delle tranche senior e mezzanine della cartolarizzazione, valorizzando i crediti circa il 20,5% del loro prezzo originario. Il restante 5% delle due tranche più rischiose rimarrà in capo agli azionisti della banca, mentre l’istituto venderà a investitori privati i titoli senior (3,3 miliardi) che beneficeranno della Gacs. In questo modo la banca si libererà dei crediti in sofferenza, ma lo farà in due fasi: la prima entro dicembre, la seconda entro il secondo semestre del prossimo anno, così che non ci siano sbilanciamenti sul fronte patrimoniale. Fuori dal perimetro delle attività di cartolarizzazione rimangono i 2 miliardi circa di leasing, che dovrebbero essere ceduti a parte nei prossimi mesi. Nel contempo, grazie alla ricapitalizzazione, la banca procederà ad aumentare gli accantonamenti sul resto dei crediti deteriorati in portafoglio.

L’aumento di capitale

L’uscita degli Npl dal bilancio produrrà un gap di capitale che dovrà essere bilanciato da un’importante iniezione di capitale. Di positivo c’è che Bce e Bruxelles hanno accettato di ridurre il fabbisogno a 8,1 miliardi, meno degli 8,8 miliardi stimati a dicembre. Il Tesoro sottoscriverà da subito 3,9 miliardi mentre riacquisterà azioni per altri 1,5 miliardi dagli investitori retail che avranno aderito all’offerta di conversione dei loro bond subordinati coinvolti nel burden sharding. Il totale dell’esborso per lo Stato è quindi pari a 5,4 miliardi. L’ammontare restante (pari a 2,8 miliardi) arriva dall’azzeramento degli azionisti e degli altri strumenti subordinati in mano agli istituzionali. Nel dettaglio, la banca offrirà al pubblico retail la possibilità di restituire, previa accordo di transazione, le azioni rivenienti dalla conversione del bond subordinato per un importo pari al valore del bond subordinato acquistato a suo tempo. L’aumento di capitale si realizzerà a luglio, come spiegato ieri in conferenza stampa, e lo Stato arriverà al 70% dell’azionariato della banca, con l’obiettivo di uscire entro il 2021, data fine piano. Non è escluso che qualora ci fossero le condizioni il Mef esca anche prima.

La ristrutturazione

Aumento e cartolarizzazione andranno di pari passo con un’intensa cura dimagrante della banca. I numeri precisi si sapranno oggi. L’unica certezza è che il piano avverrà «senza licenziamenti», come ha annunciato ieri Morelli, che incontrerà questa mattina i sindacati per presentare i contorni dell’operazione. Secondo alcune indicazioni, nei cinque anni di piano gli esuberi dovrebbero rimanere sotto quota 5mila, attorno a 4.700, mentre si prospetta la chiusura di circa 400 filiali. Destinato a cambiare forma sarà soprattutto il modello di business della banca, che sarà focalizzato «verso la clientela al dettaglio e le Pmi», come indicato ieri dalla Commissione Ue. Nel mirino della Dg Comp, anche il rispetto del tetto retributivo per il top management che non potrà superare 10 volte il salario medio dei dipendenti.

.@lucaaldodavi

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