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Giacomo Valentini: dall'aerospazio ai kakejiku

Asia e Oceania

Giacomo Valentini: dall'aerospazio ai kakejiku

TOKYO - Dal design industriale più avveniristico, realizzato con i materiali più avanzati, alle forme tradizionali di arte giapponese: non finisce mai di stupire Giacomo Valentini, singolare figura poliedrica di artista, industrial designer e imprenditore, sempre alla ricerca di nuovi stimoli.

Noto come creativo del lusso e delle fibre di carbonio, patron di Orobianco e TecknoMonster, Valentini non pensa solo a tecniche e soluzioni d'avanguardia per un design industriale che arriva alle applicazioni aerospaziali: di recente si è cimentato con la reinterpretazione di forme tradizionali di arte del Giappone, un Paese che ama che gli ha dato tante soddisfazioni. Lo si ritrova così nel quartiere Nakameguro di Tokyo in una collettiva di artisti del kakejiku, i dipinti e calligrafie su rotoli alla giapponese, proprio nel giorno in cui Giovanni De Gennaro ha vinto la medaglia d'oro nella Coppa del Mondo di Kayak con la pagaia disegnata e realizzata da TecknoMonster. Una mostra alla Nakame Gallery Street condivisa con altri artisti come Naoyuki Asai, Shun Kawakami, Laous Terai e Leung Won Hong, nell'ambito di un ampio progetto di promozione della “Kakejiku Art” che potrebbe sfociare nella realizzazione di un villaggio per artisti nella provincia di Gifu.

«È un anno esatto che sto lavorando sui kakejiku - afferma Valentini -. Li conosco da quando ho fatto la mia prima visita in Giappone 44 anni fa. Ma non avevo pensato di avere la possibilità di poterli fare, anche perché il mondo giapponese dell'arte-artigianato e' piuttosto chiuso».

«Ho sempre guardato alla tradizione come ispirazione - continua -. Due anni fa ho dipinto i “byobu”, i paraventi per gli ambienti della cerimonia del te. Il kakajiku mi ha entusiasmato anche per le possibilità che offre di creare qualcosa di nuovo, sperimentando tecniche diverse, ad esempio con sovrapposizione di carte e ricerca di effetti tridimensionali». Un entusiasmo generato anche dall'incontro di un gruppo di artigiani e artisti che producono kakejiku a Gifu, specializzati inoltre nella riparazione dei rotoli antichi: «Mi hanno accettato e hanno anzi voluto lavorare con me per capire cosa poter fare di nuovo». «Il mio background è di industrial designer - conclude Valentini -. Io affronto sempre il mondo della tecnologia e del lavoro in un modo trasversale. Si guardano le materie prime e i prodotti e si fa il progetto, in base alle necessità e a quello che vuole la gente. Questo mi ha permesso a considerare il kakajiku in modo diverso. Come un quadro che si può tenere in casa, in libreria, appendere e vedere quando si vuole, nelle diverse occasioni. Portando così a una nuova espressione, oltre la staticità dei quadri classici».

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