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Moody’s abbassa l’outlook al Qatar

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Moody’s abbassa l’outlook al Qatar

  • –Roberto Bongiorni

La reazione saudita era prevedibile. «Il boicottaggio economico e politico continuerà fin quando il Qatar non rinuncerà alle proprie posizioni», ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri saudita, Adel Al-Jubeir, riunitosi con i suoi colleghi di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein al-Cairo.

La grave crisi in atto nel Golfo Persico non si attenua. D’altronde le premesse non erano incoraggianti. A provocazione Doha avrebbe deciso di rispondere con la stessa moneta. La risposta del Qatar alle 13 durissime richieste avanzate dalle monarchie del Golfo (e dall’Egitto) non è stata confermata pubblicamente. Ma secondo fonti arabe informate, il piccolo Emirato avrebbe chiesto una condizione di reciprocità da parte dei quattro Paesi che il 5 giugno hanno dato il via a un embargo aereo, marittimo e terrestre, inviando in seguito un ultimatum per sbloccare la crisi.

Se così fosse, alla richiesta di chiudere al-Jazeera, il Qatar pretenderebbe che Riad chiuda le sue Tv, inclusa al- Arabya, e gli altri Paesi facciano altrettanto. O alla richiesta di chiudere entro 15 giorni la base turca in Qatar, la controproposta sarebbe quella di chiudere le basi straniere sul territorio delle monarchie del Golfo. Già nei giorni corsi Doha aveva definito le 13 richieste (tra cui l’interruzione dei rapporti con l’Iran) irrealistiche e irrealizzabili, un’indebita ingerenza nell’esercizio della sua sovranità nazionale.

Dopo esser stato prorogato di 48 ore, ieri è scaduto l’ultimatum imposto dai 4 Paesi arabi, i quali si sono quindi trovati al-Cairo senza però decidere un inasprimento delle sanzioni. Certo è che l’embargo sta cominciando a provocare danni economici al Qatar. Dal 5 giugno il mercato azionario di Doha ha già perso i 10%, mentre l’agenzia di rating Moody’s ha fatto arretrare l’outlook sul credito del Qatar da stabile a negativo. Il ministero del Commercio del Qatar ha precisato che i costi di spedizione sono aumentati di 10 volte dallo scoppio della crisi. Se non fosse stato per l’aiuto offerto da Turchia ed Iran, disposti ad aumentare le loro spedizioni di derrate alimentari ed altri prodotti, il Qatar avrebbe potuto essere in gravi difficoltà. L’arrivo ieri della prima nave turca con 3mila tonnellate di derrate alimentari evidenzia la vulnerabilità del piccolo emirato che, per quanto ricco, è ora geograficamente isolato.

La telefonata fatta ieri del presidente americano Donald Trump al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi conferma le crescenti preoccupazioni della Casa Bianca che vorrebbe trovare presto una soluzione a una crisi che, volente o nolente, ha contribuito ad alimentare.

Il downgrade di Moody’s è stato ispirato dalla preoccupazione che la soluzione della crisi del Golfo richiederà parecchio tempo. Uno scenario di cui Doha pare consapevole. La decisione annunciata ieri dalla Qatar Petroleum - aumentare la produzione di gas naturale liquefatto(Lng) del 30% in 6-7 anni - va dunque letta in questa direzione; rafforzare la propria indipendenza economica sul medio lungo-termine. Potenza mondiale dell’Lng, il Qatar ne produce ogni anno 77 milioni di tonnellate, coprendo da solo un terzo dell’export mondiale. Di questo volume venduto all’estero, solo il 10% finisce a cinque clienti mediorientali (Kuwait, Oman, Giordania, Emirati ed Egitto). I principali acquirenti sono i mercati asiatici (India, Cina e Giappone).

Con il potenziamento della parte di sua proprietà del maxi-giacimento di North Field, che condivide con l’Iran, il Qatar arriverà a produrre oltre 100 milioni di tonnellate l’anno. E se questa iniziativa potrebbe contribuire a far cadere ulteriormente i prezzi dell’Lng, (che quest’anno hanno già perso il 40% e dal 2014 il 70%), grazie ai suoi bassissimi costi di produzione e alla sua posizione geografica (più vicina ai sui clienti) Doha potrebbe ridimensionare le ambizioni dei suoi concorrenti. In testa gli Usa, il cui presidente Trump vorrebbe vedere in futuro tra i maggiori esportatori mondiali di Lng.

Per ora Doha, che ha respinto le accuse di finanziare il terrorismo, non vuole lo scontro. Nonostante gli Emirati Arabi abbiano interrotto le loro importazioni via mare di condensati dal Qatar, appellandosi allo stato di forza maggiore, Doha, pur affermando di voler intraprendere azioni legali, continua a fornire loro gas naturale tramite il gasdotto Dolphine.

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