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Dopo i progressi, i nodi redditività, digitale e nuovi business

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Dopo i progressi, i nodi redditività, digitale e nuovi business

  • –Rossella Bocciarelli

La nebbia dei «fattori di rischio estremo» per le banche italiane si è diradata, grazie a una ripresa che sta riprendendo forza e grazie ai salvataggi realizzati dal governo con i fondi pubblici. Ma sbaglierebbe chi si affrettasse a cogliere solo il sospiro di sollievo per lo scampato pericolo e a ricavare una lettura tutta in rosa dall’intervento di Ignazio Visco di fronte ai banchieri dell’Abi, l’ultimo del suo primo mandato da governatore, che scade all’inizio di novembre prossimo. Un intervento nel quale, tra l’altro, il numero uno di Palazzo Koch, in sintonia con Pier Carlo Padoan, ha ribadito che non c’erano alternative alla strada scelta per la liquidazione ordinata delle banche venete. E ha affidato al Q&A pubblicato sul sito di via Nazionale una significativa sottolineatura: «Le indagini giudiziarie oggi in corso sulle due banche venete hanno preso l’avvio da segnalazioni della Banca d’Italia».

Sul terreno della macroeconomia, Visco ha ricordato che per superare davvero i danni della crisi economica più grave dell’intera storia di questo Paese serve qualcosa di più degli alisei di una buona congiuntura; ed è necessario continuare a lavorare con impegno per riformare un contesto tuttora sfavorevole al mondo delle imprese e per recuperare produttività, senza dimenticare i necessari interventi per attenuare i costi della fase di transizione.

Anche per le aziende di credito, in realtà, si profila una “grande trasformazione” che passa per un necessario recupero di redditività. È vero, infatti, che la qualità del credito sta migliorando: grazie alla ripresa, i crediti deteriorati saranno, nel giro di un anno, pari all’8% del totale dei prestiti, mentre il tasso di copertura, anche per effetto delle continue sollecitazioni della vigilanza si è portato al 53%, otto punti percentuali più in alto della media europea. Non vanno però dimenticati tutti gli elementi che impongono alle banche un rapido cambio di passo. Il Governatore ne ha elencati ben quattro. Il primo è il cambiamento della domanda di servizi finanziari. Visco ha ricordato che già dal 2012 le imprese sono divenute creditrici nette dell’economia: hanno più risorse interne, la loro struttura finanziaria si è rafforzata, dunque fanno maggior ricorso alle obbligazioni e meno al credito bancario. È una buona notizia disporre di un’economia meno bancocentrica e di un sistema finanziario complessivamente più solido. Ma, visto dalle banche, è un processo che richiede grande capacità di trovare nuovi ricavi, offrendo nuovi servizi agli investitori e ai mercati.

Il secondo elemento di cui tener conto è la redditività: senza giri di parole il Governatore ha ricordato che negli ultimi cinque anni il rendimento del capitale bancario, che era intorno al 10 per cento nel 2005, è risultato, al netto di fattori eccezionali «pressoché nullo». Gli utili sono stati erosi anche dalle perdite su crediti, giacché la grande crisi che abbiamo attraversato ha creato una discontinuità nel mondo del credito. E oggi bisogna sapere che non torneranno più gli equilibri che hanno permesso tra il ’95 e il 2005 una lunga fase di crescita e stabilità.

Anche perché - e siamo al terzo fattore “sfidante” - l’Europa è uscita dalla crisi con regole sul capitale molto più stringenti, che gravano sugli utili. In prospettiva, ha ricordato Visco, il completamento di Basilea 3, l’introduzione dei nuovi requisiti sulle passività destinate ad assorbire le perdite in caso di crisi, nonché le nuove regole contabili sulla svalutazione dei prestiti, aggiungeranno altra pressione al sistema. E contribuiranno a far salire il costo della raccolta.

Anche qui il governatore non ha usato perifrasi: «Per le banche che non riusciranno a far fronte a queste pressioni bisognerà prevedere per tempo interventi che rendano il più semplice possibile, e senza costi per la clientela ordinaria, l’uscita dal mercato, con aggregazioni o cessioni». E se pure Visco ritiene necessaria una pausa nel cambiamento delle nuove regole europee, anche per evitare che la proliferazione delle normative divenga essa stessa un fattore di incertezza, non c’è dubbio che, nel frattempo, per le aziende italiane l’imperativo resta il rinnovamento, anche tecnologico. È la tecnologia digitale, infatti, l’ultimo fattore di pressione concorrenziale per le aziende di credito. Tanto più importante dovrà essere quindi lo sforzo di riduzione dei costi operativi. E quanto al costo del lavoro, nella transizione dovranno essere contenute anche le remunerazioni complessive «a tutti i livelli», dice il governatore; che, evidentemente, pensa anche agli stipendi dei top manager.

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