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Ue: flessibilità ok ma nelle regole europee

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Ue: flessibilità ok ma nelle regole europee

  • –Beda Romano

BRUXELLES

La preparazione della Finanziaria italiana per il 2018 si avvia ad essere segnata dall’ormai consueto tentativo di quadrare il cerchio, tra un urgente risanamento dei conti pubblici e un altrettanto indispensabile sostegno alla crescita economica, in un difficilissimo contesto politico, a ridosso di delicatissime elezioni legislative. La Commissione europea ha tracciato ieri una via stretta nella quale il governo Gentiloni dovrà e vorrà rimanere.

In risposta a una lettera del governo italiano, la Commissione ha confermato che intende valutare con discrezionalità eventuali discordanze rispetto al percorso di risanamento dei conti pubblici previsto dalle regole comunitarie, prestando però particolare attenzione all’andamento della spesa pubblica. L’obiettivo, spiegano il vice presidente Valdis Dombrovskis e il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, è di trovare «un equilibrio tra sostenibilità dei conti e sostegno alla crescita».

Nel loro responso indirizzato al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, i due esponenti comunitari ricordano che le regole europee consentono alla Commissione europea di accettare «aggiustamenti strutturali di bilancio inferiori a quanto richiesto» dalle stesse norme comunitarie in presenza di circostanze particolari nel singolo paese, come l’andamento del ciclo economico e le potenziali vulnerabilità dello stato membro sui mercati finanziari.

Ciò detto, la Commissione ha avvertito che guarderà all’andamento della spesa pubblica nel valutare particolare discrezionalità: «Nel preparare quest’autunno l’opinione sulla Finanziaria per il 2018, il rispetto dello sforzo strutturale» richiesto dalle regole europee verrà valutato «sulla base del criterio della spesa». Ciò significa, che il governo dovrà garantire «un adeguato miglioramento della spesa primaria netta» (in maggio, Bruxelles ha stimato la spesa pubblica nel 2016 al 49,6% del Pil).

Nella sua missiva, il ministro Padoan aveva proposto di ridurre il deficit strutturale italiano dello 0,3% del prodotto interno lordo nel 2018, anziché dello 0,6% del Pil, come invece previsto dalle regole comunitarie. La risposta della Commissione pubblicata ieri sera non cita obiettivi cifrati. Interessante però è notare che Bruxelles sottolinea come «la piena adozione delle raccomandazioni-paese» sia necessaria per assicurare un giusto equilibrio tra sostenibilità dei conti e sostegno alla crescita.

«Non sarete sorpresi dal suo contenuto – aveva detto ieri pomeriggio ai giornalisti, il commissario Moscovici, anticipando nei fatti la risposta della Commissione, prima che la lettera fosse stata effettivamente inviata e pubblicata –. Non vi saranno innovazioni (...) Abbiamo tracciato un cammino costruttivo tra i margini possibili e le deviazioni non autorizzate (...) ricordando che non vogliamo incentivare politiche che siano di ostacolo alla crescita».

In buona sostanza, i due esponenti comunitari lasciano intendere che la proposta del ministro Padoan è accettabile purché il paese continui a riformare l’economia italiana, riduca la spesa pubblica, confermi il calo del deficit e del debito, promesso nell’ultimo Documento economico e finanziario (Def). Nella loro lettera, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici rendono merito allo spirito di «fruttuosa cooperazione» garantito in questi anni dal ministro italiano.

Nell’insieme, la risposta comunitaria alla lettera italiana è positiva. Il riconoscimento dell’impegno del ministro Padoan non è banale in queste circostanze. Dall’inizio della settimana, il clima tra Roma e Bruxelles è peggiorato per via delle posizioni aggressive e controverse assunte dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, in campagna elettorale in vista delle prossime legislative. L’ex premier ha proposto di aumentare il deficit 2,9% del Pil, dal 2,4% del 2016, in barba alle regole comunitarie.

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