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Come salvare l'Occidente: la ricetta di Bill Emmott

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Come salvare l'Occidente: la ricetta di Bill Emmott

TOKYO – Altro che G-20: piu' che in un mondo “G Zero”, con il presidente Donald Trump siamo al “G-Minus”, ovvero al G-Sottozero. La battuta e' di Bill Emmott, che sottolinea come la leadership americana era gia' in declino con Obama – tanto da giustificare l'espressione G-0 coniata da Ian Bremmer - secondo una tendenza ovviamente accelerata dalla nuova Amministrazione Usa. “La questione e' che non sappiamo ancora se Trump voglia attivamente minare le strutture dell'ordine internazionale promosse e difese dagli Stati Uniti negli ultimi 70 anni – il che sarebbe un vero nuovo sviluppo rispetto al G-0 – o se solo intenda rinunciare alla leadership”, afferma Emmott, a Tokyo per presentare il suo ultimo libro, “The Fate of the West”.

Rischi interni ed esterni. Sul destino dell'Occidente, a sua parere, incombono rischi e minacce dall'esterno ma ancora di piu' dall'interno. A partire da Donald Trump e dalle sue idee che definisce “non occidentali” e in grado – se prevalessero – di distruggere l'Occidente e molti dei traguardi da esso raggiunti. Naturalmente, per Occidente l'ex direttore dell'Economist intende non un concetto geografico o neocolonialistico, ma “una idea potente, una idea che conta” che e' poi quella della democrazia liberale basata sui principi – sia pure in tensione – di liberta' e uguaglianza: il sottotitolo del libro recita “La battaglia per salvare l'idea politica piu' di successo del mondo”. Occidente, in questo senso, sono anche il Giappone o la Corea del Sud.

Emmott non fa pessimismo a buon mercato e anzi sottolinea che per trovare ragioni di ottimismo basta considerare che e' da un secolo che ci sono studiosi, filosofi e politici impegnati a pronosticare la fine dell'Occidente. Piuttosto, viviamo tempi di pessimismo: per lungo tempo fonte di stabilita', prosperita' e sicurezza, l'Occidente oggi e' nei guai. Il senso di declino si e' radicato generando “nuove divisioni tra e dentro i Paesi e creando crepe nelle strutture di collaborazione internazionale costruite dopo il 1945”.

Il ruolo della crisi del 2008. Il punto di svolta negativo, a suo parere, e' stata la crisi finanziaria del 2008, senza la quale non ci sarebbe stato alcun Trump. Il declino e' stato inflitto dall'interno, attraverso la compiacenza e la corruzione dei processi democratici sfociata nel 2008 e seguita da un modo inappropriato e non equo di gestire le conseguenze della crisi, tra instabilita' globale e incertezze economiche che hanno rafforzato tentazioni involutive. Emmott ritiene che l'Occidente debba continuare a seguire le stelle polari che hanno guidato i successi del passato, mantenendo le sue caratteristiche di apertura e tornando a un'enfasi sull'uguaglianza dei diritti a contrasto degli insidiosi poteri delle lobby.

Apertura ed eguaglianza. Il punto debole della democrazia e' simile a quello del mercato, nel rischio della concentrazione dei poteri: come i mercati tendono a creare monopoli che vanno contrastati da leggi Antitrust, cosi' il processo democratico puo' essere alterato dal prepotente emergere di oligarchie e gruppi di interesse. “Apertura” deve essere un principio-guida fondamentale, anche se non deve essere indiscriminata: i movimenti di capitale e delle persone vanno regolati meglio. Se c'e' qualcosa di “globale” da biasimare, sono i giganteschi e utraliberi movimenti speculativi di di capitali, che poi ultimamente si basano sul pubblico sussidio, sotto forma di garanzie (“Too big to fail”) e assicurazioni sui depositi: e' su questo – e non sul free trade o sull'immigrazione – che un giro di vite non sarebbe inopportuno.

Emmott si mostra relativamente ottimista anche sul problema dei migranti che sta scuotendo l'Europa: “Non credo che sia piu' una questione in grado di disintegrare l'Unione Europea – dice – Potra' portare a una maggiore collaborazione sul fronte della sicurezza e della difesa europea e anche sul fronte degli aiuti allo sviluppo dei Paesi da cui provengono gran parte dei migranti, come Nord Africa e Africa Sub-Sahariana. Per questo occorreranno risorse ingenti e ci saranno anche maggiori rischi sul piano militare, ma mi pare inevitabile”. Quanto al Giappone, Emmott ritiene altrettanto inevitabile un maggior impegno nel settore della sicurezza: “Non e' pero' necessario, penso, cambiare al costituzione. Ci sono vari modi creativi da perseguire in alternativa”. E se la Cina, con il crescere della sua potenza, cerchera' di rivendicare qualcosa di simile all'”eccezionalismo” americano (secondo cui certe regole valgono per altri ma non per se'), secondo Emmott Washington farebbe bene a limitare al massimo ogni invocazione di eccezionalismo.

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