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Esma all’attacco dei «furbetti» della Brexit

l’addio di londra

Esma all’attacco dei «furbetti» della Brexit

(Fotolia)
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La decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione europea è un fatto senza precedenti che crea tantissimi problemi di natura regolamentare. I benefici del mercato unico continueranno ad essere garantiti alle società britanniche finché Londra non sarà ufficialmente fuori.

Nell’incertezza su quello che sarà l’esito delle trattative diversi big della finanza che oggi hanno nella City una fetta importante delle loro attività hanno annunciato l’intenzione di spostarsi in altri Paesi dell’Unione per mantenere i benefici del passaporto europeo. Ma il trasferimento non sarà automatico ha fatto sapere l’Esma. L’autorità europea che vigila sui mercati ha pubblicato una serie di linee guida specifiche per il settore finanziario. I documenti riguardano in particolare tre campi: le case di investimento, asset manager e le piattaforme di trading. Lo scopo è individuare una serie di parametri che le authority nazionali dovranno rispettare nel vagliare le richieste di trasferimento. Ne abbiamo selezionati sei particolarmente rilevanti.

No “letter box”

Il rischio principale è che il trasferimento dal Regno Unito all’Unione sia fittizio. L’Esma parla di «letterbox relocation». Cioè la fattispecie per cui un’azienda trasferisce la propria sede legale (con relativa cassetta delle lettere) in Paesi dell’Unione conservando i vantaggi dell’accesso al mercato unico ma mantenendo l’operatività nel Regno Unito. Una «scorciatoia» alla Brexit che - segnale l’Esma - le autorità nazionali dovranno minimizzare al massimo mettendo in atto controlli rigorosissimi che dovranno essere proporzionati al volume delle attività e delle risorse che la società richiedente intende trasferire.

No turismo regolatorio

Nelle linee guida dell’Esma si insiste molto sulla necessità che le singole autorità nazionali seguano gli stessi criteri nel concedere l’autorizzazione ad operare. Le authority nazionali dovranno assicurarsi che la scelta del Paese in cui trasferirsi sia fatta per «ragioni obiettive». Si dovrà monitorare con attenzione la distribuzione geografica delle attività del soggetto richiedente negando l’autorizzazione qualora la selezione del Paese in cui trasferire le attività sia motivata dall’intenzione di «evadere standard più rigidi di un altro Stato membro». Tradotto: se la società X vuole spostare le sue attività in Italia ma ritiene troppo rigida la normativa Consob non può optare per un altro Stato membro dalla normativa più favorevole. L’arbitraggio regolamentare dei «furbetti della Brexit» sarà contrastato.

L’esternalizzazione

Un aspetto particolarmente delicato è quello dell’esternalizzazione delle attività chiave. Un soggetto che si trasferisce nell’Unione europea potrà mantenere alcune attività chiave in un Paese terzo (quale sarà il Regno Unito con la Brexit) solo sotto «rigide condizioni». Se alcune attività di “back office” potranno essere mantenute - scrive l’Esma - i servizi principali come «il rapporto con i clienti o le attività di gestione del rischio» dovranno obbligatoriamente essere gestite internamente o esternalizzate a società con sede nell’Unione europea. Il discorso vale anche per le società comunitarie che hanno delle controllate oltremanica. Il loro utilizzo sarà consentito solo per «ragioni oggettive». Ad esempio per erogare servizi ai clienti britannici. Per nessuna ragione una società europea potrà servirsi di una controllata oltremanica per «erogare servizi ai clienti nell’Unione europea».

Il personale

Per quanto riguarda le case di investimento - si legge nel documento disponibile sul sito dell’Esma - il faro illuminante dovrà essere Mifid. In ossequio alla direttiva è necessario che i top manager e gli organismi di controllo siano sul territorio. Qualsiasi fatto possa far sospettare che le decisioni operative siano prese altrove - segnala l’authority - può essere motivo di diniego o ritiro dell’autorizzazione.

Le risorse finanziarie

Le autorità nazionali dovranno assicurarsi che «le risorse finanziarie e non finanziarie» che l’azienda richiedente intende mobilitare siano «appropriate» in rapporto alle attività che intende mettere in atto. Un punto particolarmente delicato riguarda le piattaforme dove eseguire gli ordini dei clienti. Un fondo che utilizza una sola piazza (l’Esma non la cita ma è chiaro che parla di Londra) dovrà essere in grado di dimostrare concretamente che questa scelta ha lo scopo di «fare il miglior interesse del cliente».

La vigilanza

C’è infine il capitolo della vigilanza. L’Esma segnala che le autorità dei 27 Paesi della Ue saranno inevitabilmente soggette a un aumento di richieste con conseguente crescente mole di lavoro. Dovranno pertanto assicurare di avere le «capacità e le risorse» adeguate a seguire il processo di autorizzazione e supervisione. Le autority nazionali - scrive l’Esma - dovranno negare o ritirare l’autorizzazione a società estere qualora le leggi e la regolamentazione di Stati terzi, sotto la cui giurisdizione operano i soggetti ad essa collegati, possano costituire un ostacolo all’attività di vigilanza.

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