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Londra ammette: pagheremo debiti finanziari con l’Unione

ancora cauta la reazione di Bruxelles

Londra ammette: pagheremo debiti finanziari con l’Unione

(Afp)
(Afp)

BRUXELLES – A tre giorni dalla prossima tornata negoziale sull'uscita del Regno Unito dall'Unione, è con cautela che l'establishment comunitario ha accolto il primo segnale del fatto che la Gran Bretagna riconosce di avere nei confronti di Bruxelles debiti finanziari. La questione è delicatissima, e in questi ultimi giorni ha assunto una particolare importanza. Nei giorni scorsi il capo-negoziatore Michel Barnier aveva avvertito Londra che senza un riconoscimento esplicito il negoziato non potrebbe proseguire.

Ufficialmente la Commissione europea non ha voluto commentare le notizie provenienti da Londra. In privato qui a Bruxelles si aspetta di capire la portata della presa di posizione scritta che il governo del premier Theresa May ha trasmesso al Parlamento britannico. Nel documento, l'esecutivo ha riconosciuto nella parte dedicata alla «soluzione finanziaria» che «la Gran Bretagna ha obblighi nei confronti dell'Unione (…) tali da sopravvivere all'uscita del paese» dall'Unione.

Il funzionario: per capire meglio aspettiamo i colloqui diretti
Spiega un funzionario europeo: la dichiarazione «contribuisce a fare chiarezza. È più positiva che negativa, ma per capirne di più dobbiamo aspettare la settimana prossima quando ne parleremo direttamente con la controparte britannica». Aggiunge un altro esponente comunitario: «Stiamo aspettando una posizione negoziale per quanto riguarda gli impegni finanziari del Regno Unito nei confronti dell'Unione. Finché non arriva, è difficile per noi commentare».

La cautela non deve sorprendere. Il tema finanziario è scottante. Difficile per il governo britannico spiegare alla propria pubblica opinione che il paese esce dall'Unione anche per poter spendere il proprio denaro più liberamente, e poi dover ammettere che l'uscita prevede un esborso miliardario. Non vi sono stime precise su quanto Londra deve a Bruxelles, ma circola voce che il totale degli impegni possa oscillare tra i 40 e i 60 miliardi di euro.
Le parti si riuniranno nuovamente lunedì, per la seconda volta dopo la prima riunione di metà giugno. In questa fase, i Ventisette appaiono più uniti e determinati di una Gran Bretagna in preda a grande incertezza politica. Mercoledì scorso, il capo-negoziatore Barnier aveva esortato il governo britannico a riconoscere di avere impegni finanziari, condizionando il futuro dei negoziato al riconoscimento formale di questi obblighi (si veda Il Sole 24 Ore di giovedì).

I due fronti aperti
La comunicazione scritta al Parlamento inglese è un primo passo, anche se l'impressione di molti qui a Bruxelles è che Londra voglia trascinare i piedi su questo fronte, anche per strappare concessioni su due altri fronti che sono oggetto di negoziato in questa prima fase: vale a dire il futuro delle nuove frontiere esterne dell'Unione (in particolare nell'Ulster irlandese) e i diritti dei cittadini britannici in Europa e dei cittadini europei in Gran Bretagna.
Il capo-negoziatore Barnier ha esortato Londra a pubblicare le sue posizioni negoziali. Ieri la Gran Bretagna ha presentato posizioni negoziali su due istituzioni comunitarie: Euratom e la Corte europea di Giustizia. A fine giugno aveva illustrato le sue attese per quanto riguarda i diritti dei cittadini. Quest'ultimo dossier è fonte di grande preoccupazione. Spiegava questa settimana un diplomatico di uno dei Ventisette: «Vogliamo assicurare la reciprocità e la continuità dei diritti anche nel futuro».

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