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Macron, un ponte tra Usa e Ue

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Macron, un ponte tra Usa e Ue

  • –Vittorio Da Rold

«Nulla ci separerà mai»: con un fervente ed inusuale omaggio agli Stati Uniti d’America il presidente francese Emmanuel Macron, 39 anni, ha concluso il discorso tenuto al termine della tradizionale parata militare sugli Champs-Elysées al fianco di Donald Trump. Nella storia, ha affermato Macron, «abbiamo trovato degli alleati sicuri, degli amici, che sono venuti in nostro soccorso. Gli Stati Uniti d’America sono questo. Nulla ci separerà mai».

«La presenza del presidente Donald Trump e di sua moglie è il segno di un’amicizia che attraversa il tempo. Voglio ringraziarli per la scelta fatta cento anni fa», ha concluso Macron in riferimento all’impegno americano nella Grande Guerra avvenuto esattamente cento anni fa vicino all’inizio del “Secolo Breve” che lo storico britannico Eric Hobsbawm collocava allo scoppio della Grande guerra nel 1914 e faceva terminare con la dissoluzione nel 1991 dell’Unione sovietica.

Una forte apertura di credito a Trump da parte del neo presidente francese appena insediato all’Eliseo che vuole diventare un ponte tra Europa e Stati Uniti, il mediatore che al mattino discute del futuro dell’Europa con la cancelliera tedesca Angela Merkel e la sera va a cena al ristorante della Tour Eiffel con il presidente Donald Trump per parlare di lotta al terrorismo e di Siria dopo aver appena incontrato il leader russo Vladimir Putin al palazzo di Versailles. Una politica estera a marce forzate fatta di simboli storici e rapporti personali diretti con i grandi della terra. Alla fine anche un modo spiccio per ricordare agli altri partner europei che dopo Brexit resta solo la Francia come unica potenza nucleare europea che siede nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu con il diritto di veto.

Non a caso nei cieli della capitale francese hanno volato otto jet statunitensi, dopo il passaggio del nuovo Alphajet francese.

Donald Trump, che è giunto in visita a Parigi e non si è ancora recato a Londra o a Berlino, ha risposto sullo stesso tono distensivo e di calorosa amicizia. «In questo grande giorno per la Francia e il 228/mo anniversario della Rivoluzione Francese, Melania ed io siamo orgogliosi di essere al fianco del presidente francese e signora Macron e di celebrare con i francesi», ha risposto in una nota. «I legami tra gli Stati Uniti e la Francia vanno indietro quasi all’origine della nostra storia comune di repubbliche democratiche. La Francia è il primo e più vecchio alleato dell’America», si legge. «Nel 1778 i nostri paesi firmarono un trattato di amicizia e alleanza. Da allora siamo rimasti uniti negli obiettivi comuni». Parole di circostanza? Formalità suggerite da qualche diplomatico di carriera del Foreign Affairs? Forse, ma c’è qualcosa di più sotto le frasi di reciproca stima.

Secondo lo storico Emilio Gentile, la fiaccola della democrazia ateniese del periodo di Pericle è tornata ad accendersi solo dopo 20 secoli prima negli Stati Uniti d’America della Costituzione del 1776 e successivamente nella Francia della rivoluzione del 1789. Le due nazioni hanno così una forte connotazione comune: quella di sentire di avere una missione illuminista da compiere nel mondo in difesa dei diritti dell’uomo. Ma naturalmente ci sono anche molte diversità tra i due governi e i due presidenti. Se Macron è l’uomo dell’Ena, delle scuole prestigiose, delle istituzioni europee, a favore della globalizzazione sebbene temperata e del Trattato sul clima, Trump nasce come il politico anti-élite, a favore dei rapporti bilaterali, del protezionismo e delle mani libere sul clima. Due mondi opposti con politiche divergenti che Macron vuole però conciliare provando ad essere amico sia di Washington sia di Berlino e con un canale speciale con Mosca: una politica estera inclusiva più che divisiva. Una scommessa non priva di rischi dove Macron punta ad ottenere, giocando con la diplomazia dei segni di una passata Grandeur gollista, qualche concessione in più dalla Casa Bianca rispetto a un politica tedesca più rigida portata avanti dalla cancelliera Merkel.

Anche Trump spera di ottenere qualche vantaggio a Parigi uscendo da quell’isolamento diplomatico dove la sua inesperienza e ruvidezza di modi lo ha confinato. Un’intesa di convenienza reciproca, la migliore per un uomo d’affari come Trump.

Quanto a Macron si è recato nel pomeriggio a Nizza, dopo essersi congedato da Trump, per la commemorazione dell’attentato che l’anno scorso provocò 86 vittime, tra cui sei italiani. Macron, come aveva promesso, ha raggiunto Nizza, dove, ha ricevuto le famiglie delle vittime, per un incontro privato e, insieme a loro, e alla presenza dei suoi predecessori, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande, ha assistito alla parata militare che si è conclusa con le acrobazie delle Frecce tricolori francesi. I nomi delle vittime sono stati letti insieme alla loro età e nazionalità, mentre alcuni cittadini li hanno affissi su un muro fino a formare un cuore. In ricordo della strage è stato osservato un minuto di silenzio.

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