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Brexit, ecco il piano delle banche

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Brexit, ecco il piano delle banche

  • –Riccardo Barlaam

Arabi, russi, cinesi, indiani. Londra che si prepara a uscire dall’Unione europea è una capitale finanziaria che cercherà di fare dell’isolamento un punto di forza. Cercando di attrarre i capitali dei nuovi ricchi. Le incognite sono tante nell’era dei mercati globali. Vuoi per la perdita, centrale, del clearing, (si veda l’altro articolo), vuoi per le banche globali che stanno già ridisegnando le loro strutture, alla luce dei vari scenari, quello “duro e puro” dell’hard brexit e l’altro, più graduale e realista, della cosiddetta soft-brexit. Tutto dipenderà dall’entità dello «strappo», insomma. Determinanti per il futuro prossimo di Londra e della City saranno i negoziati tecnici di questi mesi con l’Unione europea. Una nuova maratona negoziale tra gli sherpa di Downing Street e quelli di Bruxelles comincia proprio lunedì.

A Londra, in ogni caso, stanno già studiando i possibili piani B per limitare i danni. Saudi Aramco, società statale saudita, la prima compagnia petrolifera mondiale, si sta preparando per quella che potrebbe essere la più grande Ipo della storia. A inizio settimana, in vista della quotazione, ha annunciato che investirà 300 miliardi di dollariin dieci per mantenere la capacità produttiva attuale e per aumentare le ricerche di gas naturale. Due giorni dopo l’annuncio di Saudi Aramco, da Londra è arrivata una mano tesa istituzionale ai sauditi e alla loro ricca discesa in Borsa: la Financial Conduct Authority (Fca), autorità che regola i mercati e i servizi finanziari nel Regno Unito, vuole introdurre nuove regole e un nuovo indice alla Borsa di Londra per consentire la quotazione di società controllate da Stati sovrani, proprio come Saudi Aramco. La proposta della “Consob” britannica è stata criticata dall’Associazione locale dei fund manager che ha espresso riserve sull’opacità della governance di Aramco. Ma si sa - i romani lo avevano già capito - pecunia non olet. E così l’Fca spiega: «Crediamo che investitori e mercati siano sufficientemente abili da comprendere i rischi di investimento che ci possono essere in una società controllata da uno Stato sovrano». L’autorità dei mercati ha dato tempo fino al 13 ottobre per raccogliere i commenti sulla sua proposta di revisione delle regole. Proposta di riforma che, comunque la si voglia vedere, la dice lunga su come la City si sta preparando ai nuovi scenari aperti con la Brexit e i timori che si porta con sé.

Le banche e le società finanziarie sono quelle che rischiano di impattare di più sull’addio alla Ue di Londra. Con migliaia di posti di lavoro in meno per la City - alcune stime parlano di oltre 13mila posti solo tra i big del credito - e interi rami di attività che le banche globali sposteranno a breve in altre capitali europee. L'Associazione delle banche estere in Germania prevede nei prossimi due anni l'arrivo di 3-5mila funzionari e dirigenti bancari a Francoforte, in 12-14 banche che espanderanno o apriranno la loro sede nella città della Bce per la Brexit.

Bank ok America non ha ancora deciso, ma Dublino sembra essere l’opzione preferita per seguire il suo business in Europa. Barlclays, come le altre banche inglesi, dovrà ottenere una nuova licenza per operare nel continente e dovrà modificare tutti i contratti con un’altra giurisdizione. Processo che potrebbe da un anno a 18 mesi. L’headquarter europeo di Barclays dopo Brexit sarà Dublino. Anche Citigroup, altro big americano, ha deciso di spostare da Londra a Dublino buona parte dello staff per seguire sales e trading. BnpParibas trasferirà 300 persone dell’investiment bank a Parigi. Bnp ha già ridotto quest’anno il suo staff in Gran Bretagna da 3.294 a 3.123 persone. Deutsche Bank si prepara a traslocare a Francoforte tutte le operazioni di securities trading: si parla di 4mila addetti. Anche Goldman Sachs ha in programma di spostare oltre mille persone a Francoforte. Crédit Agricole, terza banca francese, a seconda dell’entità della Brexit, si prepara a far rientrare a Parigi da 100 a 1000 dipendenti. Jp Morgan Chase & Co. userà Francoforte come domicilio legale per l’Europa, come ha detto il ceo Jamie Dimon, ma due mesi fa ha acquistato una sede a Dublino con uffici per mille persone, che si aggiungono alle 500 che già lavorano per la banca americana nella capitale irlandese. Hsbc, la più grande banca europea, ha in piano di spostare a Parigi circa mille persone. Lloyds Banking Group è vicina a scegliere Berlino come base europea per assicurarsi un accesso ai mercati Ue dopo la Brexit. Morgan Stanley deve trasferire mille occupati dell’European staff di Londra nei settori sales, trading, risk management e affari legali. La scelta è orientata tra Francoforte e Dublino. La giapponese Nomura ha già fatto richiesta di una licenza per operare a Francoforte. Il big svizzero del wealth management Ubs sposterà 1.500 persone in Europa sulle 5.500 attuali dello staff londinese. Almeno per ora non smobilitano da Londra le due principali banche italiane. Intesa Sanpaolo, che un anno e mezzo fa ha inaugurato in Queen Street la nuova sede del Private Banking nella City, al momento nel polo londinese conta circa 220 persone, destinate a restare. Discorso analogo per UniCredit : in città ha sede un hub del Corporate & Investment banking, con 400 persone attive per lo più sui versanti dei capital markets e del coverage su clientela, imprese e istituzioni finanziarie: per ora non risultan o piani di ridimensionamento.

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