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La Polonia del boom ora cerca l’idraulico ucraino

disoccupazione al 4,8% come in Germania

La Polonia del boom ora cerca l’idraulico ucraino

L’idraulico in Polonia non si trova più. E con lui sono sempre più difficili da rintracciare anche i muratori, i falegnami, gli imbianchini e i saldatori per le costruzioni. Ma anche i camionisti per il trasporto di merci e gli operai specializzati nella manifattura. La crescita economica polacca continua inarrestabile ma l’attività delle imprese rischia di essere frenata dalla mancanza di lavoratori qualificati. Il tasso di disoccupazione è sceso in maggio al 4,8%, un minimo storico che prelude a un ulteriore balzo delle retribuizioni già aumentate del 65% negli ultimi dieci anni. Non basta più l’immigrazione dall’Ucraina a coprire la domanda di lavoro che viene dalle imprese polacche e a raffreddare le paghe.

Dopo aver attraversato in continua espansione la grande crisi internazionale, con un Pil che cresce più del 3% all’anno, la Polonia teme le conseguenze del boom: la mancanza di manodopera. E le politiche sociali della destra ultraconservatrice al governo - dall’abbassamento dell’età pensionabile ai sussidi per le famiglie - togliendo “anziani” e donne dal mercato del lavoro, potrebbero finire per rendere ancora più critica la situazione.

«Che ci piaccia o no, abbiamo bisogno di un grande numero di lavoratori, specialmente dai Paesi dell’Europa dell’Est», dice Dariusz Blocher, amministratore delegato di Budimex, una delle principali società polacche di costruzioni. «Abbiamo bisogno - spiega Blocher - di operai per realizzare le armature di acciaio, saldatori, carpentieri per realizzare il piano di investimenti cofinanziato dall’Unione europea, soprattutto per il biennio 2018-2020. Non possiamo permetterci di pagare 3mila euro al mese i nostri dipendenti quando sappiamo che la media dei salari nel Paese è di poco superiore ai mille euro, nessun investitore ci prenderebbe sul serio». Budimex, una controllata della spagnola Ferrovial, sta portando avanti progetti in Polonia nei quali «almeno la metà degli operai sono stranieri: ucraini, bielorussi, moldavi. Senza di loro non sapremmo come fare», dice ancora Blocher che chiede alle autorità polacche di rendere facili i permessi di ingresso nel Paese per i lavoratori stranieri «al fine di garantire la consegna nei tempi concordati dei progetti di costruzione».

Negli ultimi tre anni, dall’inizio del conflitto provocato dalla Russia nell’Ucraina orientale, sono più di un milione i lavoratori ucraini che hanno cercato e trovato un’occupazione in Polonia (spesso temporanea, stagionale e in regola in circa il 60% dei casi). Oltre ad arginare la mancanza di manodopera - soprattutto nell’agricoltura e nelle costruzioni ma anche nei servizi, svolgendo la funzione che gli emigrati polacchi a loro volta hanno svolto e svolgono in Germania - gli immigrati ucraini sono stati utilizzati dal governo di Diritto e Giustizia per controbattere le accuse di Bruxelles sulle politiche migratorie e per motivare la chiusura alle quote di ripartizione dei rifugiati in arrivo dall’Africa e dal Medio Oriente: «Non posso accettare che si dica che la Polonia non vuole i migranti. La realtà è che abbiamo una specifica collocazione geografica e un modello diverso di immigrazione», ha spiegato il ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski.

I dati dell’agenzia di collocamento Work Service mostrano che «la Polonia ha bisogno di raddoppiare il numero di lavoratori che fa entrare sul proprio territorio per evitare che ci siano ripercussioni sugli investimenti nel Paese». Si deve infatti tenere in considerazione anche l’uscita di lavoratori dalla Polonia verso i Paesi dell’Europa occidentale: dal 2004, anno dell’adesione di Varsavia alla Ue, sono più di due milioni i cittadini polacchi che sono emigrati e sarebbero ancora almeno tre milioni, in gran parte giovani, i polacchi desiderosi di lasciare il Paese.

La stessa Banca centrale polacca ha fatto notare che il tasso di disoccupazione è già sceso a livelli tali da mettere notevole pressione alle retribuzioni e che potrebbero compromettere lo sviluppo economico. Secondo la Commissione europea, nei prossimi due anni la forza lavoro complessiva continuerà a diminuire come risultato «della riduzione dell’età pensionabile e di altre misure che possono scoraggiare la partecipazione, in modo particolare per la parte meno qualificata della popolazione». Il governo di destra populista ha abbassato l’età pensionabile a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne. E garantisce alle famiglie un bonus di 500 zloty (circa 115 euro) al mese, indipendentemente dal reddito, per ogni figlio, a partire dal secondo, dalla nascita fino ai 18 anni. Si stima che in Polonia su una popolazione totale di 38,5 milioni di abitanti ci siano circa 5,5 milioni di cittadini economicamente inattivi.

Per Bruxelles, il tasso di disoccupazione «potrebbe segnare un nuovo minimo storico scendendo al 4,4% nel 2018». E di fronte a una conseguente crescita dei salari prevista intorno al 5% annuo, anche la Commissione suggerisce «un aumento sostenuto del lavoro per gli immigrati, ancora solo parzialmente riflessa nelle statistiche sull’occupazione».

Coface, la società francese di credito all’esportazione, sottolinea come la mancanza di figure qualificate sia un problema comune a buona parte dell’Europa centro-orientale: «L’evoluzione del mercato del lavoro nei Paesi dell’Europa centrale e orientale si mostra positiva per le famiglie. L’aumento dei salari e una bassa inflazione, unita al miglioramento della fiducia dei consumatori, hanno portato a un calo dei tassi di disoccupazione e a un aumento dei consumi privati». Nonostante la ripresa sul mercato del lavoro - segnalano da Coface - le imprese devono sempre più far fronte a difficoltà di assunzione, in particolare personale qualificato. La scarsità di manodopera e l’aumento del costo del lavoro che ne consegue destano preoccupazione nell’ambiente imprenditoriale. Un numero crescente di aziende segnala che la scarsità di manodopera è un freno allo sviluppo».

Non è in discussione la competitività di un Paese come la Polonia, che durante la transizione democratica ha saputo darsi basi solide che permettono all’economia di crescere con qualsiasi governo. E tuttavia il rischio di compromettere la crescita nel medio-lungo periodo esiste come è vero che in Polonia trovare l’idraulico è già diventato un problema.

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