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Fmi, migliora l’economia italiana (con l’Eurozona).…

Stime rialzate da +0,8 a +1,3%per quest’anno

Fmi, migliora l’economia italiana (con l’Eurozona). Frenano gli Usa

Il Fondo Monetario Internazionale ha migliorato le stime sulla crescita economica in Italia per quest'anno e l'anno prossimo, nel quadro di un ritocco al rialzo delle sue previsioni sull'Eurozona e di una conferma delle proiezioni dello scorso aprile sulla crescita globale. Tuttavia quest'anno l’Italia resterà il fanalino di coda tra i Paesi del G7 (assieme al Giappone), con un Pil previsto in crescita dell'1,3% (contro lo 0,8% ipotizzato tre mesi fa), che dovrebbe decelerare l'anno prossimo al +1 per cento.

L'Fmi ha annunciato oggi a Kuala Lumpur l’aggiornamento del suo World Economic Outlook, confermando che l’economia mondiale dovrebbe crescere del 3,5% nel 2017 e del 3,6% nel 2018. Rispetto al precedente outlook, la composizione della crescita è però cambiata, con un accelerazione in molte regioni annullata da previsioni meno ottimistiche su Usa e Regno Unito.

Ridimensionamento Usa -Nell'Eurozona le stime sono state alzate per quest'anno a +1,9% (da +1,7%) e per il 2018 a +1,7% (da +1,6%), negli Stati Uniti la crescita è stata ridimensionata a un +2,1% sia per il 2017 sia per il 2018 (contro la precedente stima di +2,3% e +2,5%), comunque in miglioramento rispetto al +1,6% dell'anno scorso. Il nuovo Outlook è stato illustrato da Maurice Obstfeld (direttore del Research Department) e dal vice direttore Gian Maria Milesi-Ferretti. Hanno spiegato che la revisione al ribasso è stata determinata dal fatto che «la politica fiscale statunitense a breve termine appare meno espansiva di quanto avessimo ritenuto in aprile». Un riflesso, insomma, delle difficolta' dell'Amministrazione Trump a far tradurre in legislazione molte delle promesse effettuate in campagna elettorale.

La riduzione delle previsioni sull'economia britannica nel 2017 (a +1,7% dal precedente +2%, mentre +1,5% è la proiezione confermata per l'anno prossimo) è connessa invece alla «tiepida performance recente». Obstfeld sottolinea peraltro che «l’impatto della Brexit sul Regno Unito rimane non chiaro».

Ripresa sincronizzata - Nel complesso, i più recenti dati ci pongono davanti al «più ampio recupero sincronizzato dell’economia mondiale in un decennio», tanto che l'Fmi ha alzato le stime anche su Cina (da 6,6 a 6,7% nel 2017 e dal 6,2 a 6,4% nel 2018), Giappone (da 1,2 a 1,3% nel 2017, mentre e' confermato a un modesto +0,6% nel 2018), Asia emergente e in via di sviluppo, così come su Europa e Messico. Le aree di debolezza sono soprattutto in America Latina e tra i Paesi esportatori di commodity.

I rischi a medio termine - Obstfeld indica la possibilità che in Europa continentale la crescita risulti alla fine ancora più forte «in quanto i rischi politici sono diminuiti». Ma nei Paesi avanzati potrebbero emergere pressioni negative sull'espansione economica se le banche centrali mostreranno un più spiccato orientamento verso irrigidimenti monetari: in proposito, viene evidenziato che, alla luce delle basse pressioni e aspettative inflazionistiche, «le banche centrali dovrebbero continuare a procedere con cautela in base ai dati economici in arrivo, riducendo il rischio di prematuri irrigidimenti delle condizioni finanziarie». Un pericolo che continua ad alleggiare è quello del protezionismo, così come non si dissipano i rischi geopolitici. Una chiave per la prosperità, secondo l'Fmi, sta nel «rafforzamento della cooperazione multilaterale». Inoltre il miglioramento congiunturale offre ai policymakers, secondo una opportunità ideale per affrontare con riforme strutturali i problemi che attualmente frenano gli orizzonti della crescita economica a lungo termine.

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