Mondo

«Quel no che aprì nuovi mercati»

Medio Oriente

«Quel no che aprì nuovi mercati»

  • –Vittorio Da Rold

«Come Enel l’obiettivo che avevamo stabilito era di crescere di dimensioni di scala guardando al mercato europeo e extra-europeo». Così l’ex ad di Enel, Fulvio Conti, racconta la mancata acquisizione della società francese Suez nel 2006, che poi portò all’acquisizione della spagnola Endesa. Conti ha accettato di parlare di quello scontro con l’allora governo francese de Villepin che decise la fusione difensiva di Suez con Gdf per estromettere gli italiani.

Perché decideste di intraprendere la campagna franco-belga?

Per le società ad alta intensità di capitale le dimensioni di scala sono evidentemente importanti come pure le diversificazioni dei rischi regolatori di mercato. Inoltre avere una struttura forte e bilanciata in grado di generare sufficienti livelli di cassa per finanziare gli investimenti necessari allo sviluppo è altrettanto fondamentale.

Un’opzione che l’Enel aveva individuato era Electrabel peraltro società belga di proprietà della francese Suez. Per realizzare il nostro piano abbiamo ritenuto opportuno avere un appoggio di un partner locale. In quel caso individuammo nella società di servizi Veolia, un campione nazionale che vedeva con interesse la possibilità di allearsi con un altro campione, il partner più solido. Bisogna sapersi far accettare dal sistema perché difficilmente riescono le operazioni ostili. Nel fare un’offerta comune per acquisire Suez, Veolia avrebbe acquisito le attività dei servizi mentre l’Enel avrebbe acquisito il core business di Electrabel. Veolia aveva l’incarico di curare gli aspetti con il governo de Villepin che sembravano procedere in maniera positiva. Suez, probabilmente informata dallo stesso governo, però si vide minacciata e reagì chiamando all’appello le istituzioni che proposero un’operazione alternativa, che è poi quella che abbiamo visto, di fusione di Suez con Gaz de France, allora controllata al 100% dallo stato. Una operazione che mischiò una società pubblica con una privata al punto tale che oggi abbiamo la società Engie con il maggior azionista nella figura dello stato francese.

Ma da quello smacco nacque un’occasione per Enel?

Come si dice chiusa una porta si apre un portone. Rimase l’obiettivo dell’Enel di crescere con un’acquisizione importante e passammo alla Spagna dove con il senno di poi ci è andata anche meglio. Anche lì usammo la stessa tattica, cioè una alleanza con un partner locale, un impegno di buona cittadinanza con le autorità spagnole e questo ha portato poi a raccogliere il frutto di una buona acquisizione che ha reso Enel quello che è oggi, cioè un leader mondiale del settore.

Perché Endesa si è rivelata importante?

Endesa era un campione nazionale che ci ha aperto mercati importanti nel Sud America oltre a darci una grande quota di mercato in Spagna e questo ha fatto sì che Enel diventasse un leader mondiale con grande soddisfazione di tutti gli azionisti e con l’accettazione del governo spagnolo. Nei limiti in cui è stato necessario la bandiera è rimasta spagnola ma il cuore, il cervello e i dividendi erano italiani.

Ha senso proteggere un campione nazionale nel mercato unico Ue?

Secondo me, no. I capitali possono servire a un bisogno e un obiettivo che viene dato dalle politiche governative, ma non necessariamente devono essere pubblici. È vero tuttavia che ogni paese ha atteggiamenti diversi. La Francia ha un sistema di grandi aziende in larga misura controllate dallo Stato mentre noi poche grandi aziende e molte medie e piccole realtà che si danno un gran daffare e fanno bene. In Italia e all’estero. La Francia è un paese più dirigista e centralizzato del nostro e quindi mostra all'esterno una maggiore aggressività sui mercati.

Lei oggi è imprenditore e manager. Vede difficoltà nel M&A verso l’estero?

Per fare M&A bisogna avere un progetto che sia conosciuto ai mercati e spiegato alla politica che può decidere e sono sicuro che questo è stato portato avanti da Fincantieri. Salvo il fatto che il cambio di presidente in Francia ha mutato radicalmente la posizione politica.

In questo senso bene fa l’amico Bono a cercare di prendere i cantieri di Saint Nazare che insieme a Fincantieri farebbero un operatore mondiale in grado di fronteggiare la concorrenza di altri paesi. Si deve andare in quella direzione. Si devono incoraggiare quelle operazioni che intendono creare valore a entrambi i protagonisti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA