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Venezuela, «affluenza al 41,5%» per la Costituente.…

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Venezuela, «affluenza al 41,5%» per la Costituente. Almeno 13 morti negli scontri

Foto Epa
Foto Epa

La presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) venezuelano, Tibisay Lucena, ha annunciato che il tasso di partecipazione nelle elezioni per l’Assemblea costituente svoltasi ieri nel paese è stato del 41,53%. In una conferenza stampa nella sede centrale del Cne a Caracas, Lucena ha detto che poco più di 8 milioni di venezuelani hanno partecipato alle elezioni di domenica.

Nella giornata di ieri i venezuelani hanno rinunciato alla fecondità del dubbio: o di qua o di là. Con o contro il presidente Nicolas Maduro, la cui ultima giocata è stata la chiamata al voto per l'Assemblea costituente. E nella giornata cruciale per il destino del Paese, lacerato da qualcosa di simile a una guerra civile, è giunta la notizia dell’omicidio di un candidato all’assemblea costituente venezuelana, ucciso nella notte nella sua casa a Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar, nel Sudest del paese. La notizia, diffusa dai media locali, è confermata dalla Procura generale, che ha identificato la vittima in José Felix Pineda (39 anni), precisando che «un gruppo di persone ha fatto irruzione nella sua casa» e lo ha «ucciso con colpi di arma da fuoco». Altre due persone - un sergente della Guardia Nazionale e un manifestante dell’opposizione - sono morti intanto nello stato di Tachira, nell'ovest del Paese, portando a 13 il numero degli uccisi durante le ultime ore. Ronald Ramirez, un sergente della Guardia Nazionale che faceva parte del dispositivo di sicurezza intorno a una scuola elementare nella località di La Grita, è stato ucciso da uno sparo di arma di fuoco alla testa. Il manifestante era Adrian Romero, un giovane di cui non è stata diffusa l’età, morto durante la repressione di una manifestazione nella località di Capacho Viejo.

Il Paese è allo sbando e l’economia in pezzi, l’inflazione al 700% e la scarsità di alimenti è verificata da tutti gli organismi internazionali. Dalle baraccopoli che circondano Caracas - pochi anni fa feudo di Hugo Chavez, l’ex presidente deceduto nel 2013 - il voto a favore della riforma di Maduro non è affatto scontato.

In Venezuela 109 morti da aprile, l'ultimo un diciottenne

La riforma prevede l’elezione di 540 membri scelti su base settoriale (364) e in ambito territoriale (176). L’architettura della riforma è studiata per selezionare gli eletti tra categorie più vicine a ciò che resta della Revolucion Bolivariana di Maduro: lavoratori, contadini, studenti, portatori di handicap, indigeni, pensionati, imprenditori sociali e consigli comunali.

Sullo sfondo uno scacchiere internazionale poco rassicurante e a tratti confuso: gli Stati Uniti sono certamente schierati con l’opposizione, guidata da Henrique Capriles. Un leader che ha guidato un conglomerato di posizioni spesso in conflitto tra loro sulla strategia da adottare, mediazione o spallata. La Russia di Putin e la Cina hanno siglato accordi petroliferi con il Venezuela e non si sono mai schierate contro Maduro. L’appoggio latino-americano di cui ha sempre beneficiato Chavez ora si è dissolto: Brasile, Argentina, Messico, Colombia e Perù non affiancano il governo di Caracas e alcuni membri del Mercosur hanno chiesto la sospensione del Venezuela.

Si allunga intanto la lista delle compagnie aeree che non volano a Caracas: Avianca, compagnia colombiana con una storia gloriosa, ha annunciato la sospensione dei voli per il Venezuela. E nei prossimi giorni anche Air France e Iberia daranno forfait, almeno fino a che saranno concluse le operazioni di voto e scrutinio. Nei comunicati si parla di «difficoltà operative e sicurezza».

L’affluenza al voto di oggi sarà un elemento chiave per pesare la reale forza politica di Maduro, ma non apporterà elementi di distensione: l’opposizione ha annunciato che non riconoscerà la validità delle elezioni, lanciando addirittura un appello a scendere in piazza. L’ora delle mediazioni è scaduta e quella papale, con l’impegno diretto del Pontefice Francesco, si è arenata da tempo a causa dell’indisponibilità di Maduro ad accettare le condizioni necessarie al dialogo.

La popolarità interna e internazionale di Chavez è un ricordo lontano, così come la sua “visione” di rilancio nazionale e continentale, un abbrivio iniziale gonfio di promesse. Un approccio che gli è stato riconosciuto anche dai suoi più acerrimi nemici. Il suo errore più grande è stato quello di cooptare una leadership di fedelissimi e non di competenti. Le stelle tropicali sanno essere ironiche e vendicative.

La Chiesa: «L’Assemblea Costituente è illegale»
Il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente ad honorem della Conferenza episcopale del Venezuela, ha detto che l'Assemblea Costituente promossa dal presidente Nicolas Maduro - i cui membri vengono eletti oggi in tutto il paese - è “illegale perché non è stata convocata dal popolo”. “I vescovi venezuelani sono unanimi nel respingere la Costituente, e chiedono al governo che cambi il suo atteggiamento”, ha detto Urosa Savino, sottolineando che una riforma costituzionale “non servirà a risolvere i problemi del paese, anzi aggraverà lo scontro politico”. Il porporato ha puntualizzato che la Chiesa venezuelana “non è dalla parte dell'opposizione, ma appoggia la maggioranza del nostro popolo” che “vuole che cambi il governo” e “vuole farlo in modo pacifico”.

Vittime durante le manifestazioni

Quattro persone hanno perso la vita nel corso di manifestazioni anti-governative in varie zone del paese. Due persone sono state uccise durante la notte scorsa a San Jacinto, un quartiere popolare nell'hinterland di Merida, nell'ovest del Venezuela. Lo hanno reso noto su Twitter giornalisti locali e l'associazione Bandera Roja -gruppo antichavista di sinistra- che hanno identificato le due vittime come Eduardo Olave e Angelo Yordano Mendez, uccisi da spari di arma da fuoco davanti a un seggio. Altre due persone hanno perso la vita nello stato di Tachira, nell'ovest del Venezuela, durante le manifestazioni contro le elezioni per l'Assemblea Costituente. Secondo fonti locali si tratta di Luis Ortiz (15 anni) e Alberto Rosales (53). Ambedue sono stati uccisi da spari di arma da fuoco durante una protesta antigovernativa a Tucapé, piccola località nel comune di Cardenas.

Magistrata rifugiata in ambasciata cilena
Uno dei 33 magistrati designati dal Parlamento venezuelano, in mano all'opposizione, per fare parte del Tribunale Supremo di Giustizia si è rifugiata nell'ambasciata cilena a Caracas e si trova “sotto la protezione” della autorità di quel paese. Lo ha annunciato su Twitter il ministro degli Esteri cileno, Heraldo Munoz, confermando informazioni diffuse in precedenza dalla stampa venezualena. Elenis del Valle Rodriguez, questo il nome della magistrata, fa parte di un gruppo di giudici che il Parlamento ha designato per sostituire quelli scelti in modo irregolare nel dicembre del 2015, dopo la dura sconfitta del chavismo nelle elezioni politiche. Almeno uno di questi magistrati, Angel Zerpa, è già stato arrestato dal Servizio Bolivariano di Intelligence (Sebin), dopo che il presidente Nicolas Maduro ha promesso che “ognuno di questi giudici finirà in galera, gli congeleremo i beni e i conti in banca e nessuno li difenderà”.

Bomba incendiaria contro agenti
Alcuni agenti della Guardia Nazionale venezuelana sono rimasti feriti da una bomba incendiaria lanciata dai manifestanti ad Altamira, nell'est di Caracas. Un gruppo di circa una dozzina di agenti della Guardia Nazionale in motocicletta stavano dirigendosi verso l'autostrada, dove l'opposizione ha convocato una manifestazione contro la costituente, quando è esplosa la bomba incendiaria, lanciata dai manifestanti. Almeno due agenti sono rimasti feriti e tre motociclette della Guardia Nazionale hanno preso fuoco. Le immagini hanno mostrato un agente con le gambe in fiamme.

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