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La Svizzera e le fiduciarie oscure

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La Svizzera e le fiduciarie oscure

  • –Roberto Galullo

LUGANO

Pensavano di aver affidato i propri soldi a fiduciari svizzeri, maghi della finanza. In realtà avevano a che fare con degli improvvisati Arsenio Lupin, senza neppure il fascino e l’ironia del ladro gentiluomo. Perché alla fine la maggior parte di loro è finita senza eleganza nelle prigioni della Confederazione.

Da paradiso a inferno

Se alla fine dell’800 l’anarchico Pietro Gori declamava «Addio Lugano bella», nel XXI secolo gli italiani truffati l’addio hanno dovuto darlo ai loro patrimoni o ai loro risparmi, leciti o illeciti che fossero. Doveva essere un paradiso, non solo fiscale, ma per molti il Canton Ticino si è trasformato in un inferno. Eppure, la Svizzera italiana è sulla carta la zona più sicura della Confederazione perché è l’unica che si è dotata di una legge sui fiduciari e che ha istituito un albo e dei controlli. Negli altri 25 Cantoni non c’è neppure questo. Un Far west.

I fiduciari iscritti al registro ticinese sono circa 1.500. La legge del 1° dicembre 2009 che regolamenta la professione li suddivide in quattro categorie: fiduciario commercialista (che si occupa di contabilità, revisione, consulenza fiscale), fiduciario immobiliare (per amministrazione di stabili o società immobiliari e mediazione di oggetti immobiliari), fiduciario finanziario (per consulenza finanziaria e gestione patrimoniale) e, infine, fiduciario finanziario limitatamente alle operazioni di solo cambio, cioé per attività nei cambiavalute.

Il fenomeno degli abusivi

Le indagini del ministero pubblico di Lugano (che in Italia corrisponde alla procura della Repubblica) hanno fatto però emergere un fenomeno apparentemente incredibile per la Svizzera: quello dei fiduciari abusivi.

Abusivo era, ad esempio, Danilo Andrea Roberto Larini, fondatore e ceo di LP Suisse Group, finito in carcere a Lugano alla fine del 2015 per aver fatto sparire una cifra che i giornali ticinesi indicano tra i 40 e i 70 milioni di franchi, 25 milioni di euro dei quali affidatigli dalla Fondazione Cassa di risparmio di Civitavecchia che - inutile dirlo - quei soldi per ora non sa dove siano finiti. A parte sei milioni di euro che sono stati recuperati. Ma la Fondazione Cariciv non era, a quanto pare, l’unico cliente italiano di Larini.

A giudicare dal sito internet, la società si presentava con tutti i crismi delle normali società di gestione del risparmio. Sedi a Zug, Zurigo, Lugano, Hong Kong, Londra, Lussemburgo, Malaga, Milano, Doha e Mosca. Specializzato nel wealth management, il gruppo di Larini vantava collegamenti con società finanziarie del Liechtenstein e lo stesso Larini raccontava di possedere 15 anni di esperienza nel settore finanziario in Europa, Medio Oriente e Usa, dopo aver lavorato anche per McKinsey.

Il suo socio, Edoardo Cignoli (arrestato in Bulgaria e in attesa di estradizione) scrive sul sito della società di aver lavorato alla Banca di Roma (riportando direttamente all’ex presidente Pellegrino Capaldo) e alla Deutsche Bank a Francoforte. Ma l’apparenza inganna. E Larini, secondo l’accusa, ha messo nel sacco anche una fondazione bancaria italiana.

Se la Fondazione Cariciv ha denunciato alle autorità ticinesi la presunta truffa, tanti altri - invece - hanno deciso di non aprire bocca, vista l’origine illecita (per lo meno fiscalmente) dei denari accumulati e portati dagli spalloni in Svizzera. E così il fenomeno delle truffe compiute da veri o presunti fiduciari ai danni di italiani non può essere analizzato compiutamente. Ad emergere è soltanto una parte dei casi. Piccola o grande è impossibile dirlo.

Allarme giudiziario

Che la situazione in Ticino, almeno dal punto di vista giudiziario, sia critica lo evidenzia anche il procuratore generale del cantone, il magistrato John Noseda, che in un’intervista rilasciata ad aprile al giornale di Ginevra «Le Temps» ha lanciato un allarme. Nel 2016 il ministero pubblico ticinese ha aperto 11.124 nuove inchieste contro le 10.578 del 2015, una differenza dovuta all’aumento dei reati finanziari. Mentre i furti sono diminuiti del 14% in un anno, i crimini economici sono aumentati del 10 per cento. Noseda parla apertamente di «situazione d’urgenza» spiegando che «il 50% degli autori di reati finanziari sono italiani, così come italiani sono una proporzione significativa delle vittime. La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la criminalità finanziaria in Ticino. Questa gente non va a Zug o a Zurigo, viene a Lugano».

Italiane le vittime, italiani molto spesso anche i carnefici. E infatti tra i fiduciari iscritti all’albo ticinese, il 21,3% sono italiani. Non è dato sapere, naturalmente, quanti siano invece i professionisti italiani abusivi. Di solito sono le cronache sui giornali ticinesi a incaricarsi di far emergere i casi.

Per questo Noseda chiede più risorse: «La polizia e il ministero pubblico ticinese reclamano più mezzi, fondi ma soprattutto risorse umane per portare avanti le inchieste». Un grido d’allarme, comune a quello italiano, che si spera venga raccolto.

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