Mondo

Venezuela nel caos, arrestati leader opposizione. Al via le sanzioni Usa

dopo il voto

Venezuela nel caos, arrestati leader opposizione. Al via le sanzioni Usa

  • – di Redazione Online
Nicolas Maduro  (Reuters)
Nicolas Maduro (Reuters)

I due leader dell’opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, sono stati arrestati dai servizi di intelligence (Sebin). Lo riferisce El Pais citando tweet di amici e parenti dei due. La moglie di Lopez, Lilian Tintori, ha scritto che gli agenti «hanno portato via Leopoldo da casa»: «Non sappiamo dove si trovi. Maduro è responsabile se succede qualcosa», ha aggiunto. In carcere dal 2014 per istigazione alla violenza di piazza e altre accuse, Lopez si trovava ai domiciliari dall’8 luglio.

Maduro intanto va avanti con la sua Costituente. Malgrado i dubbi sulla legittimità delle elezioni di domenica, i morti che hanno segnato la giornata del voto, l’opposizione che non accetta i risultati e la comunità internazionale che contesta la sua mossa arrivando, come nel caso degli Stati Uniti, a varare nuove sanzioni, il presidente venezuelano sembra deciso a usare il nuovo organismo per disfarsi definitivamente dei suoi rivali politici.

Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) ha annunciato che l’affluenza alle urne è stata del 41,5% -e non del 12%, come sostiene invece l’opposizione- Maduro ha proclamato che «è nato il nuovo giorno della Costituente», e ha anticipato quali saranno le priorità del nuovo organismo «che si installerà fra qualche ora». Anzitutto, ha spiegato, deve crearsi una «commissione per la giustizia e la pace, con pieni poteri», per punire chi ha promosso «la violenza terrorista» nel Paese, che potrà «sospendere l’immunità di chiunque lo meriti».

«Alcuni finiranno in una cella, altri in un asilo psichiatrico», ha promesso. Per questo sarà necessario anche «ristrutturare la Procura Generale, dichiarare l’emergenza giudiziaria e commissariarla», ha aggiunto Maduro, mentre la folla gridava che «è giunta l’ora della traditrice», alludendo alla Procuratrice Luisa Ortega Diaz, ex chavista di ferro diventata un tenace avversario politico. Che oggi ha reagito con fermezza, denunciando le elezioni come «uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità» e chiamando a «disconoscere l’origine, il processo e il presunto risultato di questa Costituente immorale». E andando oltre: i morti delle violenze sono 121 e di questi il 25% provocato dalle forze dell’ordine e il 40% da gruppi armati, arrivando a parlare di «crimini contro l’umanità».

Dopo i proclami di Maduro il presidente del Parlamento di Caracas, Julio Borges, ha avvertito che si sta andando verso «uno scenario molto probabile di scontro violento», perché l’opposizione non intende cedere le sede del potere legislativo alla Costituente, di cui non riconosce la legittimità. Poco dopo, il Governo ha annunciato che la Costituente si installerà giovedì prossimo nel cosiddetto Salone Ellittico del Palazzo Federale Legislativo, dove si riunisce attualmente il Parlamento.

L’opposizione alla Costituente di Maduro non viene solo dall’interno del Venezuela. La comunità internazionale, pur con accenti diversi, ha espresso quasi unanimemente la sua preoccupazione per la situazione a Caracas, sottolineando che il nuovo organismo, di dubbia legittimità, non servirà per risolvere i problemi del paese. Il fronte più duro è quello dei Paesi che non riconoscono il risultato del voto di domenica -Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Paraguay e Panama- al quali si sono associati gli Usa, che hanno annunciato sanzioni contro Maduro personalmente, definito da Washington un
«dittatore che non rispetta la volontà del suo popolo».

Dall’Italia anche Paolo Gentiloni è netto: «Non riconosciamo la Costituente di Maduro, siamo al limite della guerra civile e di un regime dittatoriale». L’Unione europea ha segnalato che una Costituente «eletta in circostanze dubbie e violente non può essere parte della soluzione» della crisi, posizione ripresa
anche in altre capitali. La Santa Sede si è associata alla presa di posizione dell’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, che ha definito «illegale» la Costituente, «perché non è stata convocata dal popolo» e l’Osservatore Romano ha ricordato che il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha parlato ieri dell’impegno svolto dalla Chiesa per trovare una «soluzione pacifica e democratica» per la crisi venezuelana.

© Riproduzione riservata