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Retate notturne in Venezuela, si compie il golpe di Maduro

VENEZUELA

Retate notturne in Venezuela, si compie il golpe di Maduro

La prigione per Leopoldo Lopez e il probabile trasferimento in un’altra struttura carceraria per Antonio Ledezma. Per due noti oppositori venezuelani è scattata la prima rappresaglia: dagli arresti domiciliari alla cella.
Il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsg) venezuelano ha infatti annunciato la revoca degli arresti domiciliari per aver violato le condizioni che erano state fissate al momento della loro scarcerazione.
L’avvocato di Leopoldo Lopez ha dichiarato che il suo cliente è stato riportato al carcere militare di Ramo Verde, alla periferia di Caracas, da dove era uscito lo scorso 8 luglio. In un’intervista radiofonica, l’avvocato Juan Carlos Gutierrez ha confermato che Lopez è stato arrestato nella sua residenza da uomini del servizio di intelligence (Sebin), intorno alle 3 del mattino (le 9 in Italia). Gutierrez ha definito l’arresto di Lopez «completamente arbitrario», sottolineando che nessun ordine giudiziario è stato consegnato al momento della sua cattura.

Si ignora ancora, invece, dove sia stato portato Antonio Ledezma, anche lui prelevato durante la notte scorsa dal Sebin, nel suo appartamento. Secondo l’alta corte, a Ledezma era stato proibito di diffondere dichiarazioni attraverso qualsiasi media; mentre a Lopez era stato vietato il proselitismo politico. Inoltre, ha aggiunto il Tsg, esistono «rapporti di intelligence» su un piano di fuga dei due dirigenti antichavisti, per cui si è proceduto «in modo urgente» al loro arresto.

Il premier Paolo Gentiloni scrive su twitter che l’arresto dei leader dell’opposizione è inaccettabile. Mentre sul sito del Governo italiano viene pubblicata la dichiarazione del presidente del Consiglio secondo cui l’Italia non riconoscerà «l’Assemblea costituente voluta da Maduro».

Lo scacchiere internazionale
Gli Stati Uniti e l’Europa non riconoscono il risultato del voto di domenica, di quella Assemblea costituente che conferisce alle istituzioni venezuelane una fisionomia diversa, meno democratica. Non solo: gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al presidente del Venezuela Nicolas Maduro. Le sanzioni che si aggiungono alla già lunga lista degli esponenti del Governo venezuelano finiti nel mirino delle autorità americane. L’amministrazione Trump congela gli asset di Maduro sotto la giurisdizione americana e vieta agli americani di fare affari con lui.

Neppure Brasile, Messico, Argentina, Colombia e Cile appoggiano Maduro; solo Cuba, Nicaragua e Bolivia sostengono il Governo di Caracas. Tuttavia il quadro è ben più complesso di quanto appaia dato che Cina, Russia e India, potenze mondiali, non sono allineate con l’Occidente. La Russia, per esempio, ha mostrato vicinanza a Maduro affermando che «i Paesi che non riconoscono il voto di domenica rafforzano la polarizzazione e alimentano la tensione politica». Insomma un appoggio definito dagli osservatori «politico e morale».
La Cina non si è espressa al riguardo ma le relazioni economiche sono di grande rilevanza: negli ultimi anni Pechino ha prestato a Caracas 60miliardi di dollari, in cambio di petrolio a prezzi predefiniti per alcuni anni. Neppure l’India si è esposta; gli interessi economici sono forti: l’industria farmaceutica indiana ha grandi interessi in Venezuela. Ovvio, medicinali in cambio di petrolio.

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