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Tapering in sicurezza se la Bce emettesse le «sue» obbligazioni

falchi & colombe

Tapering in sicurezza se la Bce emettesse le «sue» obbligazioni

Quadrare il cerchio. Passato agosto, riprenderanno le opposte pressioni sulla Banca centrale europea (Bce) riguardo al percorso di normalizzazione della politica monetaria. Quando e come? Da un lato i falchi, a favore di una uscita rapida e radicale; dall’altro le colombe, che spingono per una fine della ultra espansione monetaria ritardata e diluita, spaventati dai possibili contraccolpi sulle finanze pubbliche e sul tasso di cambio. Per normalizzare senza scosse potrebbe essere utile un cuscinetto, magari innovativo: perché non pensare ad emissioni di obbligazioni a medio – lungo termine direttamente promosse dalla Bce?

I termini del dilemma che la Bce deve affrontare sono questi: la normalizzazione inizierà quando il percorso di ritorno stabile della dinamica inflazionistica europea verso il 2% apparirà essere autosufficiente, cioè sostenibile senza la doppia stampella dei tassi di interesse nominali azzerati da un lato e la crescita mensile di liquidità alimentata dagli acquisti di titoli pubblici e privati sui mercati finanziari.

Come avverrà la normalizzazione? Ad oggi sappiamo che la strategia è quella di definire due passaggi: prima l’abbandono graduale degli acquisti di titoli sui mercati, cioè dello strumento non convenzionale; secondo il ritorno dei tassi di interesse in territorio positivo.

Qui iniziano però i contrapposti mal di pancia di falchi e colombe. I falchi ritengono che le stesse difficoltà di iniziare il percorso di normalizzazione dipendano dalla ritrosia della Banca centrale europea di annunziare e mettere in atto il ritorno alla normalità. I mercati non saranno mai pienamente convinti che la straordinaria recessione iniziata nel 2008 sia davvero finita finché la politica monetaria non avrà intrapreso concretamente il ritorno alla normalità. Dunque è necessario che la Bce rompa gli indugi, con una strategia a doccia fredda: fine della espansione quantitativa e fine dei tassi non positivi. Prima si fa, meglio è.

Opposta la posizione delle colombe. Non si può essere sicuri che i tempi straordinari siano finiti, finché alcuni squilibri strutturali non saranno definitivamente affrontati e risolti. La prima preoccupazione è legata alla dinamica dei conti pubblici, soprattutto – ma non solo - per un Paese rilevante come l’Italia. Il mantenimento di tale dinamica su un sentiero sostenibile è stato finora assicurato dalla politica monetaria della Banca centrale europea. La seconda preoccupazione è correlata alla stato di salute dell’industria bancaria europea, con una particolare attenzione – di nuovo – al caso italiano. Infine, emerge in questi giorni anche l’apprensione per la esuberante dinamica del tasso di cambio dell’euro. Quindi occorre la massima prudenza; più tempo si prende, meglio è.

Ecco la quadratura del cerchio: la politica monetaria va cambiata, ma senza scosse. Ma ogni variazione dei due canali oggi attivi – gli acquisti di titoli ed i tassi – in una direzione opposta comporta un rischio di reazioni non desiderate dei mercati. E se la Bce aggiungesse un nuovo canale? Immaginiamo che la Banca centrale europea emetta proprie obbligazioni a medio-lungo termine. L’emissione di obbligazioni rastrella liquidità, e va nel senso contrario alle operazioni di acquisto di titoli. Si creerebbe così un rubinetto di sicurezza, con cui modificare le dimensioni e la composizione del bilancio della banca centrale, senza alterare direttamente i mercati dei titoli pubblici, e nel contempo offrire al mercato una nuova attività a rischio minimo – i cosiddetti safe asset – di cui i mercati hanno bisogno. È una idea fuori dagli schemi tradizionali? Certo, ma non sarebbe la prima volta che l’arte del banchiere centrale aiuta a trovare la quadra.

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