Mondo

Gli utili sostengono i record di Wall Street

USA

Gli utili sostengono i record di Wall Street

  • –Marco Valsania

New York

Da gennaio ha inanellato oltre trenta record: una media di circa cinque al mese, pi di uno alla settimana. E dalle elezioni americane dello scorso novembre ha per ben tre volte tagliato il traguardo di rialzi di mille punti. Il Dow Jones, in settima oltre i 22mila punti, forse meglio degli indici rivali pi rappresentativi - l’ampio S&P 500 o il tecnologico Nasdaq - cattura oggi l’ottimismo che troneggia a Wall Street. Un ottimismo scaldato, sui lidi estivi della Borsa, dal sole cocente di crescenti profitti e sempre pi ricchi tesori di cassa accumulati dalla Corporate America, sostenuti da un’economia americana al piccolo trotto capace di tranquillizzare in casa e da schiarite nell’espansione globale in grado di nutrire le esportazioni - che ringraziano anche il premio di competitivit regalato da un declino del dollaro del 7% contro le valute internazionali. Investitori e societ, forti di simili performance, sono disposti a dimenticare un cruccio: quello della politica di Washington, che aveva trainato le aspirazioni delle azioni nei primi mesi post-elettorali. Solo il 12% delle imprese ha citato il governo nelle ultime conference call trimestrali, contro il 50% a inizio anno. La politica adesso meglio dimenticata, paralizzata come da polemiche e scandali che mettono in dubbio anche le desiderate riforme pro-business, quali una revisione del sistema della tassazione che stimoli, tra l’altro, il rimpatrio di quelle casseforti di profitti in gran parte tenute all’estero. Vale a dire quali 1.300 miliardi su oltre 1.800 miliardi, aumentati del 64% in due anni, che potrebbero a loro volta gonfiare ulteriormente desiderati dividendi e buyback di titoli oltre che acquisizioni. Quasi un terzo di quel cash appannaggio di cinque super-gruppi hi-tech - guidati dai 261,5 miliardi di Apple al 30 giugno - ma la manna tanta da essere condivisa.

Ma se la politica il nuovo Nadir nella sfera delle celestiali valutazioni del mercato, gli utili rappresentano sicuramente lo Zenith ispiratore. possibile che mettano a segno per la prima volta in sei anni due trimestri consecutivi con aumenti dei profitti superiori al 10%, forse l’11% dopo il 15% registrato tra gennaio e marzo. Anche qualora non vi riuscissero - FactSet pi prudente di altri con una stima del 10,1% al cospetto dei conti di quasi il 90% della societ nello S&P 500 - dovrebbe andarci molto vicino. Ben il 72% nel trimestre appena concluso ha battuto le attese di profitti, in media di un robusto 6,3 per cento. In cifre aggregate le aziende hanno riportato quasi dieci miliardi di utili pi del previsto, con il contributo cruciale di IT, servizi sanitari e finanziari. Sotto i riflettori sono certo finiti molti gruppi tech, da Apple a Facebook, ma anche vecchi colossi industriali quali Caterpillar e compagnie petrolifere aiutate da recuperi del greggio e riduzioni dei costi. I prezzi azionari che hanno trainato il Dow, a loro volta, comprendono un ventaglio diversificato, ancora Apple ma anche Boeing e McDonald’s. un clima che ha portato in auge la tesi secondo cui i bilanci siano il pilastro principale e indiscusso del mercato, senza dover temere al momento ragioni di improvvise battute d’arresto. La Corporate America, oltretutto, tiene ormai da tempo a bada gli azionisti anche con una buona dose di pagamenti: in media, al di l delle fluttuazioni, versa il 6% in cedole e stock buyback contro il 4% del passato. Pi parca semmai spesso negli investimenti produttivi: due economisti della New York University, Germn Gutirrez e Thomas Philippon, hanno attribuito questa frenata che alla lunga minaccia di danneggiare innovazione e competitivit alla concentrazione di controllo e potere nelle mani di un numero sempre inferiore di colossali gruppi. Una concentrazione, denunciano, oggi superiore nella patria del libero mercato rispetto all’Europa. Ma che per ora una preoccupazione per gli economisti e gli americani in cerca di opportunit, non per gli investitori.

RIPRODUZIONE RISERVATA