Mondo

La sterlina vede i minimi sull’euro, Londra diventa…

effetto brexit

La sterlina vede i minimi sull’euro, Londra diventa «conveniente» per gli euroturisti

(Afp)
(Afp)

Volevamo uscire dall’Unione europea, ma prima di riuscirci la sterlina è crollata e gli eurovacanzieri ci hanno invaso. Oscar Wilde si sarebbe molto divertito nel constatare come la Gran Bretagna sia diventata una meta turistica assai conveniente per gli oltre 337 milioni di cittadini dell’eurozona: qualche settimana fa l’ufficio statistico britannico ha rilevato come finora nell’estate 2017 stiano affluendo il 19% di turisti stranieri in più rispetto all’anno scorso. Solo in aprile, si è trattato di oltre 700mila persone. Ma il merito è proprio di Brexit e, in particolare, di una sterlina sempre più sgonfia.

In questi giorni la valuta britannica ha toccato i minimi da dieci mesi ed è vicinisssima ai minimi post-referendum (qui il cambio in tempo reale con l’euro) stretta da una parte dalle conseguenze di Brexit e dall’altra da una moneta unica sempre più forte, a dispetto delle incaute previsioni di inizio dell’anno di Ted Malloch («vendete euro perché la Ue imploderà»), economista statunitense a caccia di titoli di giornale ma soprattutto di poltrone nell’amministrazione Trump.

Invece Marine Le Pen è stata sonoramente sconfitta, l’euro non è imploso e la Bce dovrà presto trovare il modo di ridurre i suoi stimoli monetari, procedendo a una lenta ma inesorabile stretta. Non molti invece sembrano più credere alla Banca d’Inghilterra, che da mesi sta diffondendo voci di un probabile aumento dei tassi: sta di fatto che nell’ultimo meeting dell’istituto guidato da Mark Carney i favorevoli a una stretta sui tassi sono scesi da tre (contro cinque) a due (contro sei). E gli analisti ne hanno tratto le dovute conseguenze, schiacciando la valuta britannica ancora più sul pavimento.

Così la sterlina si ritrova lì, a quota 1,1 contro l’euro, senza alcuna speranza di riprendere quota in tempi stretti. Anche perché la valuta britannica, come nota Jordan Rochester, analista di Nomura, è diventata poco reattiva anche ai mille contorcimenti di Downing Street su Brexit. «Fino a quando i tassi reali non inizieranno a salire, per effetto di una Banca d’Inghilterra “falco”o di minori attese di inflazione, la sterlina resterà sottomessa all’euro» taglia corto Rochester.

“Fino a quando i tassi reali non inizieranno a salire, per effetto di una Banca d’Inghilterra “falco”o di minori attese di inflazione, la sterlina resterà sottomessa all’euro”

Jordan Rochester, analista di Nomura 

Intanto continua a peggiorare il giudizio della popolazione britannica sul modo con cui il Governo di Theresa May (anzi “Maybe”, come da tempo è stata ribattezzata, se non proprio “Mayday”) sta gestendo il divorzio dalla Ue. La discesa nei sondaggi, iniziata a giugno dopo le elezioni anticipate che hanno sancito un inatteso indebolimento del Governo, ha segnato un’accelerazione in agosto, mese che registra il maggior numero di scontenti da inizio anno.

In base alla survey mensile di Orb International, il 61% degli interpellati disapprova l’operato dell’esecutivo nelle trattative sulla Brexit, in aumento di cinque punti percentuali rispetto al 56% di luglio. Il 44% degli interpellati non si aspetta che la premier riuscirà ad ottenere un buon accordo, contro il 35% degli ottimisti e il 21% che non lo sa. Al tempo stesso, alla domanda se la Gran Bretagna starà meglio una volta uscita dalla Ue, a prevalere sono ancora quanti concordano con questa affermazione con il 40% contro il 37% che invece non è d’accordo.

Un Regno che si conferma poco Unito, insomma,con inflazione in crescita (ora intorno al 3%), consumi in contrazione, trattative non facili per il divorzio da Bruxelles. Ma anche una sterlina debole, che attrae appunto gli eurovacanzieri tedeschi e francesi. E un Governo diviso che, come potrebbe azzardare Oscar Wilde, a volte farebbe meglio a tacere sembrando stupido che ad aprire la bocca togliendo ogni dubbio.

© Riproduzione riservata