Mondo

Corea del Nord, un arsenale atomico e chimico difficile da annientare

GLI USA E PYONGYANG

Corea del Nord, un arsenale atomico e chimico difficile da annientare

Afp
Afp

Pyongyang abbina ai missili balistici intercontinentali Hwasong-14, collaudati nei test del 4 e 28 luglio scorsi, le testate atomiche in grado di equipaggiarli. La notizia diffusa dal Washington Post che cita fonti della Defense intelligence agency (Dia), si presta a diverse valutazioni. Innanzitutto emerge la determinazione statunitense a portare avanti un'escalation della crisi con Pyongyang confermata dalle bellicose dichiarazioni di Trump e dal fatto che le notizie fornite dalla Dia (che innalza da 20 a 60 le stime sul numero di atomiche nordcoreane) sono emerse in concomitanza con un rapporto analogo nel Libro Bianco della Difesa giapponese.

Controindicazioni alla guerra preventiva
Kim rivendica da tempo il possesso di una completa tecnologia balistica e nucleare in grado di colpire gli USA ma il rapporto della DIA appare curiosamente tre giorni dopo le dichiarazioni del Consigliere per la sicurezza nazionale, Herbert Raymiond McMaster, circa la messa a punto di piani per un «attacco preventivo» contro Pyongyang. Che Trump sia in cerca di un diversivo bellico internazionale per sviare l'attenzione dalle sue difficoltà interne (come fece con il raid missilistico in Siria nell'aprile scorso) o punti davvero a un'escalation con Pyongyang, le controindicazioni alle avventure militari sono di grande rilevanza.

Arsenale nucleare difficile da annientare
La “guerra preventiva” contro una potenza nucleare è di fatto inattuabile se non al potenziale prezzo di milioni di morti come emerse dalle valutazioni effettuate durante la Guerra Fredda. Rampe missilistiche mobili e testate nucleari disperse in diversi rifugi scavati nelle montagne impedirebbero di annientare con certezza l'intero arsenale missilistico e atomico di Kim Jong-un.

Se anche venissero distrutti i pochi missili Hwasong-14 in grado di raggiungere il territorio continentale americano sarebbe però impossibile annientare tutti gli almeno 200 missili Nodong (oltre 1.300 chilometri di gittata) capaci di colpire il Giappone, le decine di Taepodong e Musudan (2.500/6mila chilometri di raggio d'azione) che potrebbero colpire Guam e altre basi americane nel Pacifico e in Alaska o gli almeno 600 missili balistici derivati dagli Scud (con gittate tra i 300 e i 900 chilometri) che colpirebbero in massa la Corea del Sud saturando ogni difesa antimissile.

La Nordcorea minaccia di colpire le basi Usa sull'isola di Guam

La minaccia dell’arsenale chimico
Incluso il nuovo Thaad (Terminal high altitude air defense) che Washington sta schierando a sud di Seul. Uno schieramento fortemente criticato da molti ambienti sudcoreani che ha accentuato le tensioni con Pyongyang ma anche con Pechino, consapevole che il radar del sistema americano può esplorare in profondità lo spazio aereo cinese.

Al di là dei programmi missilistici e atomici, che il regime di Pyongyang ha potenziato a partire dal 2004 per scongiurare il rischio di venire travolto come accadde a Saddam Hussein e più tardi a Muammar Gheddafi, a dissuadere l'ipotesi di attacco preventivo alla Corea del Nord sarebbe sufficiente la valutazione degli arsenali chimici di Kim, pari secondo alcune stime a 5mila tonnellate.

Seul vulnerabile
I vecchi Mig e Sukhoi non potrebbero ostacolare i jet americani nei cieli ma le centinaia di cannoni e lanciarazzi di grosso calibro schierati in caverna, al riparo dai raid aerei, lungo il 38° Parallelo potrebbero colpire in poche ore con migliaia di proiettili a carica chimica il territorio sudcoreano per una profondità di 60 chilometri. Anche Seul con i suoi 12 milioni di abitanti è a tiro di queste armi e questa minaccia rappresenta da sempre il più valido deterrente contro un attacco alla Corea del Nord.

Il costoso trasferimento delle forze americane
Non a caso le forze americane in Corea, composte da 28mila militari con carri armati, artiglieria e 60 cacciabombardieri hanno appena speso oltre 11 miliardi di dollari per trasferire il comando e il grosso dei reparti da Yongsan, vicino alla capitale, a Pyeongtaek, più di 100 chilometri a sud del 38° parallelo proprio per metterli fuori tiro dai cannoni dai razzi nordcoreani armati con gas nervini.
Come ha ammesso lo stesso McMaster, un attacco preventivo «potrebbe causare sofferenze immense soprattutto alla popolazione sudcoreana» e del resto l'escalation della crisi aumenta il rischio di incidenti dovuti a errori di valutazione tenuto conto che tra Washington e Pyongyang non esiste un “telefono rosso” come quello che durante la Guerra Fredda collegava Usa e Urss.

Il negoziato con Pechino
Se le opzioni militari comportano costi inaccettabili, la soluzione sembra riposta in un negoziato con Pechino allargato all'intera regione. La Cina da un lato non può permettere una caduta del Nord e una riunificazione coreana che porterebbe le truppe Usa a ridosso dei confini cinesi. Dall'altro però avrebbe interesse a barattare il disarmo atomico di Kim con lo stop agli aiuti militari Usa a Taiwan o al riconoscimento delle sue pretese sugli arcipelaghi contesi del Mar Cinese Meridionale.

© Riproduzione riservata