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Il tiranno, l’incendiario e il mistero cinese

L'Editoriale|crisi usa-Pyongyang/1

Il tiranno, l’incendiario e il mistero cinese

Tra Stati Uniti e Corea del Nord i fatti cominciano ad essere non meno inquietanti delle parole. E le parole, ormai, prefigurano scenari apocalittici. Sappiamo che Pyongyang dispone di missili balistici intercontinentali in grado di raggiungere il territorio americano. Probabilmente questi missili possono essere armati con mini-testate nucleari e sicuramente la capacità tecnologica nordcoreana di sviluppare un deterrente atomico è stata sottovalutata negli ultimi dieci anni. Abbiamo il confronto a distanza tra un dittatore sanguinario e un presidente americano - la cui politica estera è una nebulosa - che è sceso allo stesso livello di retorica di Kim Jong Un. I mercati hanno preso una discreta paura e come sempre accade nei momenti di crescita esponenziale del rischio geopolitico, a ondate di vendite sui titoli azionari hanno fatto da contraltare gli acquisti di classici beni rifugio, oro e franco svizzero.

È desolante osservare come una linea rossa appena tracciata da Donald Trump, che con parole fuori misura e d’altri tempi ha promesso alla Corea del Nord «furia e fuoco come il mondo non ne ha mai visto», sia stata superata poche ore dopo dalla minaccia di Pyongyang di un attacco missilistico contro la base militare americana dell’isola di Guam. Nell’ora degli incendiari non si sa realmente cosa pensa (di fare) la Cina e questo non è rassicurante, anche se Pechino assieme a Mosca ha sdoganato la risoluzione Onu, elaborata dalla Casa Bianca, che ha imposto nuove sanzioni economiche al regime nordcoreano per 1 miliardo di dollari.

Il risultato è che la crisi della penisola coreana negli ultimi mesi si è avvicinata al punto di non ritorno, un punto in cui Trump si nutre della retorica di Kim e viceversa, mentre i tre scenari possibili (attacco preventivo americano, cambio di regime, negoziati) scontano controindicazioni e soprattutto l’imponderabilità del despota di Pyongyang. Vorrà “semplicemente” evitare la fine di Saddam e Gheddafi dotandosi del deterrente nucleare? Rischiamo di non saperlo mai se Donald Trump continuerà ad affidare la politica estera degli Stati Uniti all’estemporaneità di un tweet o a un frasario roboante che sembra uscito dai primi fumetti Marvel.

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