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Corea del Nord minacciosa: pronti a colpire Guam con missili tra cinque…

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Corea del Nord minacciosa: pronti a colpire Guam con missili tra cinque giorni. Seul: situazione seria

  • – di Redazione Online
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La Corea del Nord ribadisce non solo il proposito di sferrare un attacco contro Guam, avamposto militare Usa nel mar delle Filippine, ma anticipa pure che sta «seriamente» valutando l’uso «in contemporanea» di quattro missili a raggio intermedio Hwasong-12 per colpire gli asset strategici di Marina e Aeronautica americane. Il piano riassunto dal generale Kim Rak-gyom, a capo dell'unità balistica speciale, prevede la sua completa definizione per metà agosto, con l’esecuzione in ogni momento su ordine del leader Kim Jong-un.

Pyongyang ha definito «un mucchio di sciocchezze» gli avvertimenti lanciati ieri dal capo del Pentagono, James Mattis, che aveva invitato la Corea del Nord a smettere di minacciare altrimenti si sarebbe passati alla «fine del suo regime» e alla «distruzione della sua gente»: «solo la forza assoluta» può funzionare con qualcuno «privo di ragione» come Trump,

La preoccupazione della Corea del Sud
A stretto giro è arrivata la risposta di Seul. La Corea del Sud promette «forte e risoluta reazione» agli attacchi del Nord insieme agli alleati, Usa in testa: il colonnello Roh Jae-cheon, portavoce del Comando di stato maggiore congiunto, ha assicurato che, grazie al solido combinato militare Washington-Seul, «siamo assolutamente pronti a reagire con decisione a ogni provocazione del Nord». Leggendo una nota in risposta al piano d’attacco a Guam, Roh ha detto che la minaccia di Pyongyang è «una sfida seria», anche se non sono state rilevate attività militari inconsuete al Nord.

Questa la reazione militare, poche ore dopo è arrivata quella politica, più morbida nei confronti del vicino del nord. Seul chiede con forza a Pyongyang di interrompere le provocazioni e tornare al tavolo negoziale sulla convinzione che il dialogo sia ancora possibile a patto che il Nord cooperi. Gli scenari nella penisola «stanno diventando seri per le ripetute provocazioni e minacce del Nord», ha detto Park Soo-hyun, portavoce dell'Ufficio presidenziale dopo la riunione del Consiglio sulla sicurezza nazionale che, convocato sul piano contro Guam, ha sollecitato il Nord «a fermare ogni attività che possa far salire la tensione».

L’allerta in Giappone
Il Giappone, dal canto suo, è in condizione di intercettare e abbattere i missili che la Corea del Nord dice di voler lanciare contro il territorio Usa di Guam: lo ha detto in Parlamento il neo ministro della Difesa Itsunori Onodera. Tokyo, ha assicurato il portavoce del governo Yoshihide Suga, terrà la massima vigilanza sulla vicenda perché «non possiamo tollerare un così chiaro atto provocatorio per la sicurezza della regionee della comunità internazionale, incluso il nostro Paese». Suga ha invitato Pyonagyang a esercitare autocontrollo

La retorica di Trump
Intanto il presidente Trump prosegue coi toni apocalittici col preciso intento di intimidire la Nord Corea che disporrebbe di una atomica miniaturizzata e a sua volta ha minacciato «azioni fisiche contro l’America» e un attacco all’isola di Guam: «Abbiamo un arsenale nucleare più potente che mai», dice oggi il presidente che in teoria è in vacanza ma nelle ultime ore ha aumentato il numero di esternazioni e soprattutto continua a minacciare Pyongyang con la stessa moneta del regime, quella nucleare. Ieri Trump ha minacciato «fuoco e fiamme», oggi in un meeting dal New Jersey ha vantato l’arsenale nucleare americano. È questo quello che preoccupa più gli analisti in queste ore, non la retorica nordcoreana sempre molto estrema e minacciosa, quanto il fatto che il capo dell’unica superpotenza sopravvissuta alla Guerra Fredda usi gli stessi toni del giovane leader, isolato e feroce, Kim Jong Un.

È la retorica di Trump a spaventare perché così simile a quello di uno stato isolatodalla comunità internazionale che sembra non essere più controllato dallo Stato da cui dipende economicamente, la Cina.

Tocca al segretario di Stato Tillerson difendere i commenti di Trump ma in qualche modo rassicurare l’opinione pubblica: in un volo da un paese asiatico all’altro, Tillerson dice che non c’è nessun segnale che il livello di minaccia della Nord Corea è aumentato e gli americani possono «dormire sogni tranquilli».

Ma a risollevare i toni ci pensa il segretario della Difesa, Jim Mattis, un “falco” dell’amministrazione Trump: «La Corea del Nord dovrebbe mettere fine alle azioni che potrebbero portare a una fine del suo regime e alla distruzione della sua gente», ha dichiarato il capo del Pentagono. Poi ha stemperato: «Stiamo lavorando a una soluzione diplomatica», anche se Pyongyang «perderebbe qualunque conflitto se venisse iniziato».

Intanto le Hawaii si attrezzano con esercitazioni - un missile nordcoreano potrebbe colpire il paradiso delle vacanze in 20 minuti - e tutta l’Asia è in allarme. Soprattutto la Cina che cerca di mantenersi in equilibrio fra stato vassallo e dialogo con gli americani. Oggi prevale la preoccupazione per la minaccia di «fuoco e furia» di Trump, i cinesi mettono in guardia dai rischi della retorica a causa dell'attuale situazione «altamente complicata e sensibile». «Ci auguriamo che tutte le parti rilevanti parlino con cautela e si muovano con prudenza, evitando - recita una nota del ministero degli Esteri - di provocarsi a vicenda e un'ulteriore escalation della tensione, battendosi per il ritorno quanto prima possibile al corretto binario del dialogo e dei negoziati».

Perché i nordcoreani hanno preso di mira Guam
Nel frattempo stamane un tweet dell’esercito americano nel Pacifico (U.S. Pacific Air Forces) chiariva perché il regime nordcoreano ha ieri detto di voler attaccare Guam, l’isola con due basi militari americane. Nei giorni scorsi l’esercito degli Stati Uniti aveva mandato due bombardieri B-1B sull’isola. I due B-1B hanno fatto una esercitazione di forza lunga 10 ore con sudcoreani e giapponesi, lo “spettacolo” aveva ovviamente come destinatario la Nord Corea.

Secondo il comunicato dei militari americani, la missione «bilaterale» serve a dimostrare l’impegno degli Stati Uniti per la stabilità e la sicurezza nella regione Indo-Asia-Pacifico. Questi aerei «pronti alla missione» sono parte importante della difesa nazionale in questo momento di alta tensione nella regione, si legge nel comunicato diffuso via twitter nella mattina italiana.

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