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Gradimento per Merkel in calo ma la cancelliera resta in testa nei sondaggi

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Gradimento per Merkel in calo ma la cancelliera resta in testa nei sondaggi

«Per una Germania in cui viviamo bene e volentieri» dice lo slogan su un poster della Cdu. (Ap)
«Per una Germania in cui viviamo bene e volentieri» dice lo slogan su un poster della Cdu. (Ap)

La corsa elettorale tedesca è sul binario giusto per incoronare Angela Merkel cancelliera per la quarta volta. E la strategia del suo partito conservatore è chiara: stiamo bene, tutti (o quasi) hanno un posto di lavoro, l’economia cresce, il surplus pure, le tasse scenderanno, la crisi dei rifugiati è alle spalle. “Goditi l’estate e in autunno fai la scelta giusta” si legge su uno dei tantissimi poster che si sono moltiplicati nelle strade tedesche. Sotto lo slogan, una ragazza prende il sole distesa sull’erba. I sondaggidel resto mettono il partito conservatore stabilmente al primo posto, a prova di rimonta finale.

L’ultimo, di YouGov per Rnd, pubblicato il 10 agosto, assegna alla Cdu-Csu il 38% dei consensi, seguita dall’Spd di Martin Schulz con il 24 per cento. La corsa per il terzo posto, invece, è apertissima: Linke (estrema sinistra), liberali dell’Fdp e Alternativa per la Germania (Afd, formazione anti-immigrati) sono accreditati del 9%; seguono i Verdi con il 6 per cento.

In questa campagna tranquilla - che i conservatori puntano a far rimanere tale - è arrivata, però, la notizia inattesa di un brusco calo di popolarità della cancelliera che domani, venerdì, farà ritorno dalla pausa estiva. Stando alla rilevazione Infratest dimap pubblicata il 10 agosto, la leader e il Governo hanno perso smalto nelle ultime settimane. Merkel è scesa in un solo mese di dieci punti, dal 69% di luglio al 59% di agosto, superata dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (64 per cento). Il rivale Schulz, comunque, non sembra un problema per il momento poiché raccoglie solo il 33%, a sua volta in calo anche se più moderato (4 punti). Scivola pure il gradimento per il lavoro svolto dal Governo, al 47 per cento .

Cosa è successo nell’ultimo mese? La cancelliera ha preso una pausa di tre settimane sulle Alpi italiane mentre in Germania tornava a infiammarsi la questione dell’auto. La notizia di un’indagine per cartello a carico delle tre grandi industrie automobilistiche - Volkswagen, Daimler, Bmw - ha riaperto la ferita del dieselgate, mai completamente guarita. Un altro sondaggio di Infratest dimap mostra che di fronte alla questione della manipolazione delle emissioni il 57% degli intervistati risponde di aver perso fiducia nell’industria aumobilistica (contro il 38% che non l’ha persa). Per questo, nonostante la pausa estiva, il Governo è corso ai ripari, convocando in tutta fretta un vertice con i manager dell’auto per ottenere l’impegno a una ulteriore riduzione delle emissioni di ossido di azoto. All’incontro, svoltosi il 2 agosto, Merkel non era presente perché in vacanza. Un’assenza criticata da alcuni commentatori mentre la Bild ha scritto che la cancelliera «si tiene alla larga dai dibattiti più spinosi» della campagna.

Non a caso. La sua strategia elettorale punta sul benessere, la promessa della piena occupazione entro il 2025, i tagli fiscali da 15 miliardi di euro l’anno, l’abbassamento delle aliquote. La cancelliera è stata volutamente lontana dalle polemiche. Ci ha pensato invece il suo rivale Schulz, impegnato in un difficile recupero, a riportare argomenti più spinosi, come l’immigrazione, al centro del dibattito, adombrando il timore che le decine di migliaia di profughi in arrivo dal Mediterraneo sulle coste italiane si riversino poi in Germania. L’altro argomento potenzialmente pericoloso per il partito conservatore e in grado di spostare l’ago della bilancia è infatti l’immigrazione.

Nel 2015 l’emergenza che portò gli arrivi in Germania a oltre un milione, fu innescata proprio dall’apertura dei confini voluta dalla cancelliera. La decisione provocò una profonda frattura con gli alleati bavaresi della Csu. Da allora, però, gli arrivi sono drasticamente scesi grazie all’accordo con la Turchia che ha interrotto la rotta balcanica. Tra gennaio 2017 e luglio, secondo i dati comunicati dall’ufficio per la migrazione e i rifugiati, le domande di asilo sono state 129mila. Nello stesso periodo dell’anno precedente erano state 479mila.

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