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auto contro corteo antirazzista: un morto

Suprematisti bianchi, polemiche sulla risposta tiepida di Trump. Scontri: un morto e feriti

La polizia ispeziona l’auto che ha investito e ucciso una persona a Charlottesville (EPA)
La polizia ispeziona l’auto che ha investito e ucciso una persona a Charlottesville (EPA)

Sabato di sangue a Charlottesville, in Virginia, teatro della maggiore manifestazione di suprematisti bianchi negli Stati Uniti da decenni, scatenata dalla rimozione della statua del generale confederato Robert Lee, uno dei protagonisti della guerra di secessione americana. Un'auto si è scagliata contro il corteo antirazzista, che si era formato per manifestare contro i suprematisti, e ha ucciso una donna che attraversava la strada. Altre due vittime sono state causate dalla caduta di un elicottero della polizia che perlustrava l’area degli scontri. I feriti sarebbero 35.

Il conducente dell'auto, una Dodge Challenger grigia, è sotto custodia della polizia (altre tre persone sono state arrestate), che tratta l'incidente come omicidio. Si chiama James Alex Fields, ha 20 anni ed è di Maumee, in Ohio. Mentre la vittima è la 32enne Heather Heyer, paralegale dello studio Miller Law Group, che aveva spiegato sulla sua pagina Facebook il senso della sua partecipazione: «Se non siete indignati, non siete attenti», ha scritto citando il popolare slogan che si è diffuso dopo le elezioni presidenziali del 2016.

Il presidente Donald Trump ha condannato gli scontri e gli incidenti, ma è stato travolto dalle critiche per non aver usato parole più dure. L’inquilino della Casa bianca ha infatti condannato la violenza arrivata «da più parti», senza fare diretto riferimento al razzismo e all'estrema destra, che non gli ha fatto mancare il proprio sostegno durante la campagna elettorale. Qualche ora più tardi la figlia Ivanka si è espressa con toni più decisi, su Twitter: «Non c’è posto nella società per i suprematisti bianchi e per i neonazisti». E il consigliere alla Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, H.R. McMaster, in una intervista alla rete ABC ha commentato che gli scontri di Chrlottesville rientrano nella «definizione di terrorismo» perché «ogni volta che si commette un attacco contro la gente per incitare la paura, è terrorismo». Ed ha aggiunto: «Condanno i suprematisti bianchi, i razzisti e i gruppi nazisti». Domenica mattina la Casa Bianca, infine, ha precisato che la condanna di Trump include anche i suprematisti bianchi e il Ku Klux Klan. Trump, quindi, condanna «tutte le forme di violenza, intolleranza e odio».

Da Hillary Clinton a Marco Rubio, suoi sfidanti nella campagna elettorale, dal governatore democratico Andrew Cuomo al senatore repubblicano Cory Gardner è stata, tuttavia, una levata di scudi. «L'incitamento all’odio che ci ha portato dove siamo è reale e da condannare così come vanno condannati i suprematisti bianchi», ha twittato Hillary Clinton. «Non c’è posto per il suprematismo bianco. E non ci sono molti lati di violenza negli eventi» di Charlottesville, le ha fatto eco Cuomo.

Ma sono soprattutto le critiche dei repubblicani a colpire. «Caro presidente, il diavolo va chiamato con il suo nome: suprematisti bianchi e terrorismo domestico», ha detto il senatore Gardner. Gli stessi toni duri li ha usati Rubio: «È importante per il paese sentire il presidente descrivere gli eventi quello che sono, un atto di terrorismo da parte dei suprematisti bianchi».

Fra slogan nazisti, grida «Heil Hitler» e cantando gli «ebrei non ci rimpiazzeranno», i suprematisti bianchi hanno invaso la piccola e tranquilla cittadina della Virginia da venerdì sera. La tensione è salita nella mattinata, con gli scontri cominciati ancora prima che la manifestazione prendesse il via. Nel giro di un’ora la situazione è precipitata, con il governatore Terry McAuliffe costretto a dichiarare lo stato di emergenza e mettere in allerta la Guardia Nazionale.

Un suprematista bianco strappa un cartello a un antirazzista durante gli scontri a Charlottesville, Virginia (Reuters)

La polizia in assetto da guerriglia è intervenuta, dichiarando fuori legge la manifestazione e ordinando a chi era in piazza di disperdersi. La tensione però non si è allentata. Gli incidenti a Charlottesville sono gli ultimi di una lunga serie negli Stati Uniti legati alla rimozione di statue e simboli legati alla Guerra di Secessione.

Ma non mancano le polemiche neppure sull’intervento delle forze dell’ordine. «Gli agenti stavano lì e guardavano, senza fare nulla», hanno denunciato alcuni testimoni. In assetto antisommossa la polizia avrebbe assistito agli scontri senza intervenire: quando lo ha fatto, è la denuncia, era ormai tardi. «La polizia non ha fatto nulla per proteggere la comunità», ha aggiunto aggiunge Cornel West, professore dell'università di Princeton. Anche Richard Spencer, nazionalista bianco e uno degli organizzatori della manifestazione, ha detto che la polizia non ha protetto i suoi uomini durante la manifestazione.

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