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Trump apre il fronte venezuelano

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Trump apre il fronte venezuelano

La Cina ha invitato Donald Trump a moderare i toni nella crisi nordcoreana mentre un nuovo caso è esploso in seguito alle minacce del presidente Usa al Venezuela.

Xi Jinping ha telefonato all’inquilino della Casa Bianca poche ore dopo che questi aveva parlato di forze statunitensi «pronte a colpire». Il leader cinese ha incalzato entrambe le parti a evitare parole o azioni che alzino la tensione nella penisola coreana ma il bersaglio principale delle critiche era comunque Washington; Xi e Trump si sono trovati d’accordo sulla necessità che Kim Jong Un «smetta subito di tenere un comportamento provocatorio».

Dal suo resort con campo da golf in New Jersey, inoltre, Trump ha messo nuova carne al fuoco delle tensioni internazionali, ampliando il raggio delle minacce militari fino a includervi, per la prima volta, il Venezuela dove Nicolas Maduro sta attuando una sorta di golpe esautorando con la violenza le istituzioni democratiche. «Abbiamo molte opzioni per il Venezuela - ha affermato il presidente Usa - compresa, se necessario, quella militare». Ieri l’intero Mercosur - che di recente ha sospeso Caracas e ha sempre criticato il governo Maduro - ha reagito duramente, rigettando l’uso della forza. La diplomazia e il dialogo, ha scritto in una nota il ministro degli Esteri argentino a nome dell’organizzazione, sono l’unico mezzo accettabile per promuovere la democraziona nel Paese sudamericano.

Contemporaneamente la tensione provocata dalla crisi della penisola coreana è salita di tono quando venerdì il dittatore Kim Jong Un ha annunciato di aver messo a punto il piano per lanciare dopo Ferragosto quattro missili balistici nelle acque vicino all’isola di Guam, territorio a stelle strisce nel Pacifico. E a stretto giro Trump ha replicato che «le soluzioni militari americane sono già dispiegate, pronte e cariche, qualora la Corea del Nord dovesse agire in maniera non saggia. Speriamo che Kim Jong Un segua un’altra strada». Ai giornalisti che gli chiedevano una spiegazione, il presidente ha risposto: «Sono parole semplici da capire» (l’espressione inglese locked and loaded è stata resa popolare da John Wayne nel film Sands of Iwo Jima, Deserto di fuoco, e allude al caricare la pistola ed essere pronto a combattere). Il presidente americano, comunque, nonostante la retorica bellica, ha lasciato come sempre la porta aperta al diaologo, aggiungendo di amare in primo luogo una «soluzione pacifica» anche se, ha concluso, «vedremo cosa succede. Pensiamo che potrebbero accadere molte cose buone ma anche negative».

Da Seul - l’alleato più preoccupato in quanto a tiro dei missili di Kim - è giunta ieri una nota che sottolinea come Cina e Stati Uniti stiano lavorando a una via di uscita dalla crisi, auspicando che siano in grado di «eliminare questo picco di tensione». Il Giappone, altro Paese sulla linea del fuoco nordcoreano, ha completato il dispiegamento dei Patriot per l’intercettazione dei missili terra-aria. E a Guam la sicurezza nazionale ha diffuso un piano di emergenza ai 160mila abitanti che prevede di individuare stanze senza finestre con muri in cemento spessi dove correre al riparo in caso di attacco e rimanere per almeno 24 ore. Le linee guida si chiamano: “Preparativi per un’imminente minaccia missilistica”.

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