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I destini paralleli di Air Berlin e Alitalia, vittime dei cieli low cost

la crisi dei vettori tradizionali

I destini paralleli di Air Berlin e Alitalia, vittime dei cieli low cost

Strategie confuse e in continuo cambiamento (anche sul fronte marketing), 1,2 miliardi di euro di debito gestiti male, un valzer di amministratori delegati incapaci di dare continuità aziendale e - ciliegina sulla torta - i ritardi quinquennali sul nuovo aeroporto berlinese che avrebbe dovuto sostituire Tegel come hub: con il fallimento di Air Berlin sembra di rivedere il film di Alitalia, l’ex compagnia di bandiera italiana che ha gettato la spugna - con l’avvio della procedura di amministrazione controllata - pochi mesi prima del secondo vettore tedesco (e settimo europeo) fondato quasi quarant’anni fa. Ma a scrivere la parola “fine” sul film delle due compagnie è stata soprattutto una parola inglese che da anni rappresenta la gioia dei turisti europei e i dolori delle compagnie tradizionali: low cost.

Etihad ha perso oltre due miliardi nel cercare di rilanciare maldestramente le due compagnie. Inutilmente: a distanza di tre mesi l’una dall’altra, Alitalia e Air Berlin si sono viste costrette ad arrendersi. Con Alitalia commissariata dal maggio scorso, Etihad ha firmato nel 2014 un accordo da 1,758 miliardi, di cui 560 tra iniezioni di liquidità, acquisti di asset e altre linee e accordi, per rilanciare la compagnia entrando con una quota del 49%. Per Air Berlin, invece, nel conto vanno messi i 73 milioni che sono serviti ad Etihad a salire nel 2012 dal 2,99% al 29,21%, i 300 milioni dell'acquisto di un bond convertibile nel 2014, l’acquisto del 70% del programma “frequent flyer” per 184,4 milioni, i 250 milioni di fondi aggiuntivi forniti nell’aprile scorso come ultimo tentativo per salvare la compagnia.

Lufthansa, storica concorrente di Air Berlin, e la regina low cost Ryanair stanno già incrociando le armi per rilevare quel che resterà della compagnia fondata nel 1978 da un’impresa agricola dell’Oregon come vettore charter tra Germania Ovest e Stati Uniti (e allora chiamata Air Berlin Usa). Oltre a protestare presso Bruxelles contro i presunti aiuti di Stato rappresentati dal prestito ponte di 150 milioni di euro concesso da Berlino, Ryanair teme che Lufthansa possa rilevare la compagnia senza il debito. «A seguito dell’acquisizione Lufthansa potrebbe aumentare i prezzi e quindi i viaggiatori dovrebbero pagare ancora di più per il monopolio Lufthansa: questa sarebbe una violazione contro tutte le norme sulla concorrenza tedesche ed europee», rileva la low cost irlandese.

Il segretario di Stato tedesco all’Economia, Matthias Machnig, ha respinto al mittente le accuse di Ryanair affermando che «Air Berlin non sarà rilevata in toto. Questo non potrebbe essere possibile per ragioni antitrust. il che significa che ci saranno differenti compagnie che rileveranno Air Berlin e quindi la concorrenza sarà garantita». Parlando alla tv tedesca Zdf, Machnig ha anche definito «una ipotesi assurda» quella di Ryanair sul fatto che Air Berlin sarebbe aiutata dal Governo tedesco per far sì che Lufthansa la possa acquisire senza debito. «Il vettore aereo irlandese strilla perché vuole il mercato tedesco, è assolutamente chiaro», ha aggiunto Machnig.

In effetti da tempo Ryanair sta sferrando un’offensiva in grande stile in Germania, al cuore dell’Europa (e della concorrenza di Lufthansa): il vettore guidato da O'Leary vuole portare la sua quota di mercato in Germania dal 5% al 15-20% in cinque anni. E gli appetiti di Lufthansa per la concorrente tedesca in difficoltà sono noti da tempo, con tanto di visite del ceo Carsten Spohr ad Abu Dhabi.

Per Alitalia le difficoltà arrivarono con l’11 settembre, mentre la crisi di Air Berlin coincide con la fase finale del trionfo delle low cost. È dal 2008 che i conti del vettore tedesco sono in rosso, escluso un modesto utile nel 2012. La situazione è peggiorata di recente, dopo che a giugno la società aveva escluso il ricorso all’insolvenza, con una perdita salita a 782 milioni di euro nel 2016, un indebitamento superiore al miliardo e frequenti ritardi nonché cancellazioni dei voli negli ultimi mesi. Nel settembre scorso Air Berlin aveva presentato un piano di ristrutturazione che comprendeva 1.200 tagli (un settimo dell’organico complessivo) e l’affitto, equipaggio compreso, di 38 apparecchi a Lufthansa. E pensare che Air Berlin era cresciuta velocemente nei primi anni rilevando i concorrenti dba, Ltu e Niki, per poi risentire della schiacciante concorrenza delle low cost Ryanair, Easyjet, Wizz Air e Vueling.

La liberalizzazione dei cieli europei, che tanti benefici sta portando ai consumatori in termini di prezzi e collegamenti, continua insomma a picchiare duro sui conti dei vettori tradizionali. Accelerando un processo di selezione del mercato il cui prossimo capitolo resta da scrivere: chi metterà le mani sulle spoglie di Alitalia e Air Berlin.

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