Mondo

Il business si ribella a Trump

USA

Il business si ribella a Trump

  • –Gianluca Di Donfrancesco

Nel mondo di Trump, le vittime possono essere colpevoli quanto gli aggressori. Anche se le vittime sono i partecipanti a una manifestazione anti-razzista. Anche se gli aggressori sono i razzisti della «supremazia bianca» e neonazisti. Ieri, però, una parte rilevante della Corporate America ha deciso di scendere dal mondo di Trump.

Martedì, durante una conferenza stampa piuttosto animata alla Trump Tower, a New York, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che a Charlottesville, dove domenica un’auto ha investito i partecipanti a una manifestazione anti-razzista, uccidendo una donna, «ci sono responsabilità da entrambe le parti» e «persone molto corrette» da entrambe le parti. «Da una parte c’era un gruppo che era cattivo (You had a group on one side that was bad). Dall’altra parte c’era un gruppo che era a sua volta molto violento. Nessuno lo vuole dire. Lo dico io proprio ora», ha scandito Trump.

Nessuna distinzione, un’«equivalenza morale», come l’ha definita il New York Times, insopportabile per un numero sempre maggiore di manager di grandi gruppi americani, che uno dopo l’altro hanno abbandonato due dei più importanti comitati creati dalla Casa Bianca, lo Strategic and policy forum e il Manufacturing forum. Le defezioni erano cominciate lunedì, con l’uscita dell’amministratore delegato (di colore) del colosso farmaceutico Merck Pharma, Kenneth Frazier, in polemica con le tardive e blande condanne di Trump sui fatti di Charlottesville. Il presidente aveva reagito irridendo Frazier: «Ora che se ne è andato, avremo più tempo per abbassare i prezzi da rapina dei farmaci». Ma quella di Frazier era solo la prima tessera di un domino ripreso ieri. Gli amministratori delegati di 3M e di Campbell Soup sono stati gli ultimi a lasciare, prima della decisione di chiudere i comitati, anche per fermare lo stillicidio delle dimissioni individuali.

Netta la presa di posizione dello Strategy and policy forum: «Non c’è assolutamente posto per l’intolleranza, il razzismo e la violenza in questo Paese», perché «sono un affronto ai valori chiave dell’America». In omaggio dell’etichetta, il comitato ha aggiunto che «il presidente Trump e noi stiamo smantellando il forum», ma secondo la Cnbc, la decisione era già stata presa al termine di una conference call convocata dal presidente, Stephen Schwarzman, capo di Blackstone. «Piuttosto che mettere pressione sui manager del Manufacturing council e dello Strategy & policy forum, li chiudo entrambi», ha twittato Trump.

In quei comitati c’era il gotha della Corporate America:Mary Barra, di General Motors; Jamie Dimon, di JPMorgan Chase & Co; Larry Fink, numero uno di BlackRock, che in una nota ai dipendenti ha affermato: «Il razzismo e l’intolleranza non devono essere semplicemente condannati, ma devono essere condannati in modo inequivocabile».

Uno schiaffo, al quale si aggiunge quello della politica. Scontate le critiche dei Democratici, amare quelle di un Partito repubblicano sempre più insofferente: tra gli altri, si sono schierati il leader della maggioranza al Senato, Mitch McConnell, il governatore dell’Ohio John Kasich, gli ex presidenti George H.W. Bush e George W. Bush. «Non possiamo tollerare un’ideologia di odio razziale. Non ci sono neo-nazisti buoni e chi ne sposa le opinioni, non è un sostenitore degli ideali e delle libertà americane», ha dichiarato McConnell. Secondo un ex alto funzionario dell’amministrazione Trump, alcuni membri dello staff della Casa Bianca potrebbero seguire l’esempio dei manager. Il vicepresidente Mike Pence, invece, resta fedele: «Io sto con il presidente e con le sue parole», ha affermato durante una conferenza stampa in Cile.

Alla presa di distanza si sono uniti anche leader europei. Dai “nemici” di Trump, come il cancelliere tedesco Angela Merkel e il leader della Spd Martin Schultz, agli “amici, come la premier britannica Theresa May.

© RIPRODUZIONE RISERVATa