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Un «vademecum» sul tavolo della Commissione

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Un «vademecum» sul tavolo della Commissione

  • –Beda Romano

La Commissione europea è al lavoro per preparare il discorso che il presidente Jean-Claude Juncker pronuncerà in settembre a Strasburgo. L’ex premier lussemburghese ha sempre colto l’occasione del discorso sullo Stato dell’Unione per lanciare nuove sfide. Tra i temi in agenda quest’anno, le misure per meglio controllare l’arrivo di investimenti da paesi terzi, come chiesto da Italia, Germania e Francia. Sul tavolo c’è un possibile vademecum con il quale valutare le operazioni provenienti dall'estero.

In giugno, durante un vertice, i Ventotto avevano chiesto a Bruxelles «di analizzare gli investimenti provenienti dai paesi terzi in settore strategici». Allora, la presa di posizione dei Ventotto era stato il frutto di un compromesso tra le diverse anime del Consiglio: quella più preoccupata dall’aggressività cinese o araba; e quella più liberale che considera importante preservare i buoni rapporti con importanti mercati commerciali (si veda Il Sole 24 Ore del 23 giugno).

Nelle conclusioni del vertice, è precisato che qualsiasi intevento comunitario debba «rispettare pienamente le competenze dei paesi membri» in questo ambito. In un primo tempo - prima che il testo fosse annacquato nel negoziato diplomatico - il documento parlava della necessità di adottare strumenti per selezionare ex ante gli investimenti provenienti da paesi terzi, sulla scia della preoccupazione di molti governi che la Cina e altri possano colonizzare l'economia europea.

Al di là della divisione, in mancanza di una definizione più sofisticata, tra i protezionisti francesi e italiani e i liberali britannici e scandinavi, vi sono paesi che hanno sorprendentemente posizioni filo-cinesi. Già in giugno, il Portogallo e la Grecia avevano insistito per annacquare la presa di posizione europea. Non solo godono di importanti aiuti cinesi, ma ai loro occhi sono meno controversi gli investimenti della lontana Pechino che quelli della vicina Berlino.

Nel presentare possibili misure, la Commissione dovrà trovare quindi un compromesso. Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, il lavoro dell’esecutivo comunitario si concentra su una specie di vademecum che elenchi i parametri con i quali valutare gli investimenti provenienti da paesi terzi, ricordando nel contempo le prerogative nazionali in questo campo nella difesa degli interessi ritenuti strategici. L’idea di affidare nuovi poteri a Bruxelles appare difficile: l’ipotesi è osteggiata dai più.

Più in generale l’obiettivo della Commissione è di trovare il modo di meglio gestire la globalizzazione, evitando tensioni politiche e divergenze sociali. In un rapporto dello scorso maggio, l’esecutivo comunitario aveva preso atto delle «preoccupazioni provocate dall'acquisto di società europee ad alto valore tecnologico da parte di investitori stranieri, in particolare statali (…) Queste preoccupazioni devono essere analizzate con attenzione, e necessitano una azione appropriata».

Con la loro lettera di fine luglio, Francia, Germania e Italia hanno voluto ricordare a Bruxelles e ai partner le loro preferenze (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Avranno occasione di sottolineare nuovamente i loro interessi nel vertice che si terrà a Parigi lunedì prossimo, e al quale è stata invitata anche la Spagna. A Bruxelles, c’è sensibilità per le preoccupazioni di molti governi, ma anche il desiderio di evitare un protezionismo deleterio in un momento in cui l’economia europea ha bisogno di linfa nuova.

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