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Il Qatar riallaccia i rapporti diplomatici con l’Iran

Lacrisi nel golfo persico

Il Qatar riallaccia i rapporti diplomatici con l’Iran

(Agf)
(Agf)

Perché proprio ora, dopo venti mesi di assenza? Il ritorno dell’ambasciatore del Qatar a Teheran, annunciato questa mattina dal ministro degli Esteri di Doha, rischia di inasprire una già gravissima crisi diplomatica con le monarchie sunnite del Golfo che si trascina ormai da mesi.

Era il 5 giugno, quando Arabia Saudita, Emirati arabi Uniti, Bahrein, Egitto e Yemen, annunciarono la rottura dei rapporti diplomatici con il Qatar, chiudendo tutte le frontiere aeree e terrestri. Una posizione durissima, esacerbata dall’ordine perentorio al Qatar di ritirare i suoi rappresentanti diplomatici entro 48 ore.

Le accuse mosse da Riad al Qatar, Paese anch’esso sunnita, erano davvero gravi; secondo Riad e i suoi alleati, il Qatar fomenta il terrorismo nei Paesi confinanti (tra cui l’Isis) e nello Yemen, interferisce negli affari interni del Bahrein, sostiene gruppi terroristici appoggiati dall’Iran, Paese con cui peraltro intrattiene relazioni più che amichevoli.

L’escalation diplomatica era avvenuta poco dopo la visita del presidente americano Donald Trump a Riad, il 20 maggio scorso. Una visita in cui, oltre ai contratti militari per oltre 100 miliardi di dollari firmati con la monarchia saudita, il neo presidente americano aveva accusato l’Iran di essere il più grande finanziatore del terrorismo islamico che colpisce il pianeta. Un attacco non condiviso da importanti membri del Qatar, che cercarono subito di ammorbidire i toni.

Sono passati più di due mesi e mezzo, ma la crisi non si è sbloccata. Nonostante i ripetuti tentativi portati avanti dalla diplomazia occidentale, anche dagli stessi Stati Uniti, il Qatar continua a restare sotto embargo.

La vicenda dell’ambasciatore del Qatar in Iran risale tuttavia a 18 mesi fa.
Nel gennaio del 2016 la tensione era salita alle stelle quando la monarchia saudita annunciò l’esecuzione di 47 persone indicate come “terroristi”, tra i quali il popolare imam sciita Nimr al Nimr. Infuriato, il mondo sciita scese in piazza a protestare e a Teheran decine di manifestanti presero d’assalto l’ambasciata saudita. L’Arabia, ma anche i Paesi sunniti del consiglio della cooperazione del Golfo (a quei tempi anche il Qatar), ruppero subito i loro rapporti diplomatici con l’Iran, gettando i semi per uno scontro che, col passare del tempo, diviene sempre più difficile da gestire.

Le autorità di Doha non hanno reso noti i tempi di rientro dell’ambasciatore a Teheran. Ma senza dubbio è una mossa vissuta come un tradimento da parte di Riad, che da tempo contende all’Iran, roccaforte dell’Islam sciita, il primato di potenza regionale del Golfo. È comunque un boccone indigesto per tutti i Paesi sunniti dell’area.

Resta il fatto che l'isolamento del Qatar, accusato di avere legami troppo amichevoli con l’Iran, ha sortito degli effetti indesiderati: anziché affievolirsi, le relazioni tra Teheran e Doha si sono rafforzate. Da un punto di vista commerciale, ma non solo. La Turchia e l’Iran sono infatti venute in soccorso del Qatar, Paese ricchissimo di gas ma che importa praticamente tutti i beni di consumo, allestendo voli e inviando navi con derrate alimentari e altri beni, in modo da aggirare l’embargo. Grazie alla disponibilità dell'Iran, l’unico punto di collegamento tra il Qatar e il mondo, tutti i voli internazionali da Doha sono ora possibili soltanto attraverso lo spazio aereo iraniano.

A sua discolpa, il Qatar ha sempre scelto una sorta di neutralità nel Golfo. Da tempo il piccolo emirato, un Paese di soli due milioni di abitanti circondato da potenze regionali rivali, ha preferito la politica del non scontentare nessuno. Insomma un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.

Dopo il fallimento dei negoziati portati avanti dagli Stati Uniti, che comunque ritengono il Qatar un Paese strategico, dove hanno peraltro un’importante base militare, a fine agosto il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov sarà in Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar per discutere con le autorità locali della crisi e del conflitto in Siria. Ma anche questa visita si profila molto difficile.

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