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«In Portogallo porte aperte alla Cina»

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA MANUEL CALDEIRA CABRAL

«In Portogallo porte aperte alla Cina»

Sede della Volkswagen a Palmela, a sud di Lisbona (Afp)
Sede della Volkswagen a Palmela, a sud di Lisbona (Afp)

Quando il premier portoghese Antonio Costa promise di tagliare il deficit pubblico e allo stesso tempo di farla finita con l’austerity della Ue, pochi erano pronti a scommettere su di lui. Eppure oggi Lisbona rispetta le regole di bilancio dell’Eurozona, con un disavanzo al 2% del Pil, e il suo Governo ha riportato pensioni, stipendi e orari di lavoro del settore statale ai livelli pre-crisi. Il Pil cresce del 2,8% annuo, la disoccupazione (8,8%) è stata dimezzata in 4 anni e il suo sistema produttivo viene premiato da investitori come Volkswagen, che mercoledì ha presentato a Villa Erba (sul lago di Como) il suo nuovo crossover. Lo produrrà a Palmela, con uno stanziamento di circa 770 milioni di euro che «creerà 2mila posti di lavoro diretti e ancora di più nell’indotto», sottolinea il ministro dell’Economia, Manuel Caldeira Cabral, nella sede del Sole 24 Ore.

Ha qualcosa da dire a chi parlava di voodoo economics a proposito delle promesse del Governo?

«I risultati che abbiamo ottenuto dimostrano che era possibile una politica alternativa all’austerity radicale predicata in Europa, una politica moderata che ha consentito una crescita più alta, che ha permesso di restituire reddito ai lavoratori e ai pensionati e soprattutto concentrata sulla promozione degli investimenti. E adesso abbiamo una crescita basata su esportazioni, che aumentano del 12,5% su base annua, e su livelli record di incremento degli investimenti, a tassi superiori al 9% su base annua nei primi mesi del 2017. Il fattore chiave per la ripresa era ricostruire nei cittadini e negli investitori la fiducia che in Portogallo avremo regole certe, vale a dire che non ci saranno nuove tasse o misure di austerity, ma anche che continueremo a contenere il deficit. Una politica responsabile e moderata, quindi, che ci permette di liberare parte del nostro potenziale di crescita, anziché soffocarla, e di creare posti di lavoro. Siamo su un cammino di crescita sostenibile, in parte alimentata dai consumi, ma soprattutto dall’accelerazione degli investimenti e delle esportazioni.

LA RIPRESA
Pil, variazione % annua (Fonte: Eurostat, Commissione europea)

Come risultato Volkswagen ha scelto il Portogallo per produrre il suo nuovo modello.

Volkswagen è uno dei più grandi esportatori del Portogallo e un grande investitore. Il fatto che abbia deciso di raddoppiare la propria capacità produttiva qui indica diverse cose: la prima è che hanno fiducia nel Paese, la seconda è che la fabbrica che avevano in Portogallo è competitiva, la terza è la competitività generale del Paese. Questo vale per Volkswagen come per gli altri gruppi che stanno potenziando la loro capacità produttiva in Portogallo, come Renault, Psa e Mitsubishi, che ha scelto il Portogallo per produrre il suo nuovo veicolo commerciale completamente elettrico. Ma ci sono molti altri esempi, come Bosch o Thales, concentrati sull’auto e sulla componentistica, ma anche nell’engineering e nell’aeronautica. Quello che è interessante è che il Portogallo sta diventando un hub nella supply chain della componentistica e sta attraendo i fornitori tedeschi e francesi dei grandi gruppi dell’auto. Ma ci sono anche nuovi investimenti in altri settori, compreso lo sviluppo del software, con legami importanti con le università: Bosch ha creato 400 posti di lavoro nel suo centro ricerche nel Nord del Portogallo.

GLI INVESTIMENTI
Variazione % annua (Fonte: Ine)

Germania, Francia e Italia sono preoccupate dalle acquisizioni cinesi in Europa e stanno chiedendo a Bruxelles nuove regole per proteggere i settori strategici e tecnologici. Qual è la posizione del Portogallo?

Noi siamo aperti a investimenti, commercio e a chiunque voglia venire in Portogallo: siamo un Paese molto aperto e siamo molto orgogliosi di esserlo. La nostra posizione non cambierà e vorremmo che l’Europa la condividesse: vogliamo un’Europa aperta e vogliamo che l’Europa faccia da guida per il mondo. Abbiamo molti investimenti cinesi, che in Portogallo hanno trovato una porta per entrare nel mercato europeo. Non sono venuti qui per rubare le nostre tecnologie. Anzi hanno aiutato le nostre aziende a crescere e a espandersi nel mondo. Le capacità finanziarie cinesi si sono combinate con la capacità dei portoghesi di lavorare in contesti culturali molto diversi. Comprendo alcune delle preoccupazioni che Italia o Germania possono avere e penso che forse dovremmo rivedere le regole Ue sulla concorrenza. Ma in nessun caso per rendere l’Europa meno aperta agli investimenti. L’Europa dovrebbe essere in grado di proteggere la propria tecnologia, ma forse in un modo diverso piuttosto che bloccando gli investimenti da altre aree economiche. In una fase in cui vediamo negli Stati Uniti segnali di chiusura, l’Europpa dovrebbe dare un esempio di apertura.

Il Portogallo è pronto alla fine del Qe della Bce?

Dobbiamo esserlo, è per questo che stiamo lavorando per mettere in ordine i nostri conti pubblici. Abbiamo già un surplus primario e il deficit scenderà all’1,5% del Pil quest’anno e siamo impegnati a tagliare il debito (oggi al 130% del Pil, ndr). È interessante anche che stia significativamente aumentando il debito detenuto dai portoghesi, segno che stiamo riuscendo a ricostruire la fiducia dei cittadini nel nostro debito pubblico.

Lisbona ha speso 4,4 miliardi di euro per mettere in sicurezza il suo sistema bancario, che resta ancora fragile, come in molti altri Paesi. Crede che l’Europa avrebbe dovuto fare qualcosa di più e di diverso?

L’Europa avrebbe dovuto rispondere più in fretta e con più forza. Oggi, però, le nostre banche sono più solide id un anno fa. I grandi gruppi hanno ricapitalizzato, in alcuni casi anche con l’intervento di capitali stranieri, ma questo significa che c’era fiducia nella capacità di tenuta. Ora il sistema bancario ha ricominciato a investire nell’economia reale. Certo, se l’economia torna a crescere le banche stanno meglio.

In Portogallo i movimenti populisti non hanno grande presa. Come se lo spiega?

Di fronte alla crisi, i portoghesi non hanno cercato altri a cui dare la colpa. Abbiamo riconosciuto che c’erano cose che dovevamo cambiare e ci siamo impegnati a fondo nelle riforme strutturali, con il sostegno dei cittadini. Questo non significa che eravamo d’accordo con tutto quello che la Ue chiedeva. Penso che la Ue abbia sbagliato molto nella risposta alla crisi e ora stiamo negoziando all’interno della Ue per cambiare quello che crediamo vada cambiato. Ma non abbiamo aspettato che la Ue cambiasse per modernizzare e semplificare la macchina statale e per le altre riforme che servivano alle imprese e alle generazioni più giovani perché avessero prospettive di lavoro. E abbiamo molto insistito su un modello di crescita inclusiva. I partiti tradizionali, poi, si sono rinnovati e sono riusciti a dare risposte accettabili ai problemi della gente. Ma dobbiamo continuare a lavorare per migliorare il sistema politico ed essere sempre più trasparenti perché nessuno è al sicuro dal populismo. Il Governo ha fatto promesse che potevano essere mantenute e le ha mantenute. Il Portogallo ha dimostrato che un’alternativa c’è sempre, ma questo non significa che si può fare tutto quel che si vuole: bisogna costruire alternative realistiche senza scommettere sul populismo.

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