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Trump contro Maduro, stop al trading del debito di Caracas

le sanzioni usa al venezuela

Trump contro Maduro, stop al trading del debito di Caracas

(Reuters)
(Reuters)

Dopo le minacce e le reciproche intimidazioni, Donald Trump e Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, sono ancora più distanti. E ieri è scattata l’ora X. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per imporre «forti, nuove sanzioni finanziarie contro la dittatura in Venezuela».

Una mossa preannunciata, che traccia uno scenario ancora più fosco per il governo di Nicolas Maduro: le sanzioni si traducono nel divieto imposto alle banche americane di partecipare a emissioni di titoli venezuelani.

In particolare il provvedimento mette al bando il trading del debito di Caracas. Alle istituzioni finanziarie americane viene impedito di comprare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e da Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato. Viene anche proibita la gestione di alcuni bond esistenti posseduti dal settore pubblico venezuelano oltre al pagamento di dividendi al governo stesso.

«In verità le sanzioni – spiega Enzo Farulla, analista finanziario, già Raymond James, esperto di America Latina - producono un effetto più mediatico che reale, dato che escludono le transazioni petrolifere tra Venezuela e Stati Uniti. E sono poco significative dato che il Venezuela non ha intenzione di emettere nuovi titoli, gli ultimi sono stati emessi nel 2011».

In effetti il comunicato di Trump recita: «Con l’intento di mitigare i danni al popolo americano e venezuelano, il dipartimento del Tesoro sta emettendo licenze che permettono transazioni altrimenti proibite dall’ordine esecutivo» firmato ieri. Si tratta di licenze che danno 30 giorni di tempo (periodo in cui sarà possibile finanziare gran parte degli scambi commerciali, incluse l’importazione e l’esportazione di petrolio) per effettuare transazioni riguardanti soltanto il gruppo di raffinazione Citgo - le raffinerie venezuelane operative negli Usa - gestire alcuni bond venezuelani e il finanziamento di beni a scopi umanitari destinati alla nazione dell’America del Sud.

Maduro era già stato sanzionato personalmente dagli Usa insieme a individui coinvolti nelle attività “anti-democratiche” in corso a Caracas. Il presidente venezuelano ha formato un’assemblea costituente giudicata da Washington (e dalla comunità internazionale) «illegittima».

Poche ore prima dell’annuncio di Trump, Maduro ha incaricato Eulogio Del Pino, già presidente del colosso energetico nazionale Pdvsa, ora ministro del Petrolio, di «procacciare affari petroliferi». E poi ancora: «La tua mission - ha tuonato Maduro a Del Pino - è quella di combattere nel mondo» . Al di là della retorica bolivariana, Maduro cerca di rinegoziare i rapporti e i contratti con le principali compagnie petrolifere internazionali presenti nel Paese. «Dobbiamo difendere la sovranità energetica del Paese», è la forma espressiva da lui utilizzata per mantenere alto il morale dei suoi elettori, ma in verità Maduro ha bisogno di investimenti stranieri per aumentare la produzione di greggio, caduta, in luglio, ai minimi da 14 anni.

Quella in corso – ha dichiarato Maduro – è una guerra economica, dobbiamo fronteggiare la coppia Trump-Pence. Del Pino è stato scelto in quanto miglior referente di Maduro sui mercati internazionali. Una scelta dettata da circa 2 miliardi di dollari di obbligazioni in scadenza tra ottobre e novembre. Il rischio è che, qualora il Venezuela cada in default, la colpa venga imputata agli Stati Uniti. Lo spiegano bene vari analisti, l’operazione sarebbe rischiosa. Jim Craige, analista presso Stone Harbor Investment Partners diffida di questa strategia che potrebbe essere controproducente: «Sarebbe facile attribuire agli Stati Uniti le colpe di un possibile default del Venezuela». È prevedibile immaginare un Maduro infuriato che, a reti unificate, dichiari al mondo di aver finora pagato le cedole delle obbligazioni venezuelane e di Pdvsa, e che ora, per colpa delle sanzioni dei “gringos”, ciò non sia più possibile. In altre parole, giocare il ruolo di Paese vittima di un default cercato e deciso dagli Stati Uniti.

Le pressioni internazionali rimangono forti, i rapporti con la Colombia, Paese confinante e importante partner commerciale di Caracas, sono pessimi. Avianca, la compagnia aerea di Bogotà, non vola più a Caracas e due giorni fa le autorità venezuelane hanno oscurato un’importante emittente colombiana sul loro territorio nazionale. Caracol Television è l’ultimo canale straniero oscurato per decisione del presidente Maduro, che accusa i media a lui ostili di ordire un complotto contro di lui.

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