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Italia-Francia, partita a scacchi sulla finanza

i nodi dell’economia

Italia-Francia, partita a scacchi sulla finanza

Quella tra Italia e Francia una partita a scacchi dove il paese d’Oltralpe ha mostrato di saper ben impiegare la mossa dell’arrocco. Ha serrato le fila, messo al sicuro il Re con la Torre e ha prestato il fianco solo a qualche piccola scorreria. Ben diverso il bilancio se si guardano le pedine ancora a disposizione dell’Italia che pure ha tentato l’affondo ma alla fine ha ceduto pezzi pi che pregiati: nell’energia, nella finanza, nel lusso e ora anche nelle telecomunicazioni.

Cos, se c’ qualche dossier ancora aperto, fatta la tara a Stx-Fincantieri dove lo scontro per un asset che vale 100 milioni, il pallino di fatto nelle mani di Parigi che sulle tlc italiane, Telecom e Mediaset, si giocata pi o meno 5,2 miliardi di euro. Una cifra rilevante per la quale, si racconta in ambienti finanziari, qualcuno non esclude che la Francia possa decidere di far fronte comune con la Spagna nella partita che Atlantia ha scatenato per il controllo di Abertis. Verrebbe chiamata in causa perch una delle controllate pi rilevanti del gruppo iberico in termini di apporto economico proprio la transalpina Sanef. E se volesse alzare la posta c’ anche Stmicroelectronics. Qui Italia e Francia se la giocano alla pari. La societ di alta tecnologia posseduta in quote paritetiche dai Governi di Italia e Francia, attraverso un veicolo, St holding, governato da un patto che prevede, in caso di disaccordo, lo scioglimento della joint venture con l’offerta della propria quota all’altra parte o a un terzo acquirente.

Dieci anni fa tutto partito con l’avvicinamento morbido a Edison che si poi trasformato nel controllo totalitario dell’asset da parte di Edf. Prima ancora toccato a Bnl finire nell’orbita di Bnp Paribas e pi recentemente Pioneer stata ceduta ad Amundi. In tutto, secondo un recente studio di Kpmg, si tratta di oltre 53 miliardi di euro di beni finiti sotto la bandiera francese. Una somma che superiore di quasi sette volte al giro d’affari mosso dall’Italia verso la Francia: 7,6 miliardi. Ci se si esclude l’operazione scattata a inizio 2017 che ha portato alla fusione tra Luxottica ed Essilor: una maxi aggregazione da quasi 50 miliardi.

E poi c’ il capitolo della moda. Uno dei primi grandi brand a passare Oltralpe stata Fendi. Era il 1999 e da allora quasi non si contano i marchi su cui non sventola pi il tricolore. Diversi sono sotto il controllo di Lvmh: Fendi, Pucci, Loro Piana, Bulgari e recentemente anche Cova. Anche le bici Pinarello, usate dal vincitore del Tour de France Chris Froome, sono passate ai transalpini del fondo L. Catterton. Il resto se l’ preso Kering: Gucci, Pomellato, Bottega Veneta e Brioni.

Negli ultimi dieci anni, invece, l’Italia riuscita a sfondare di fatto solo con Atlantia che si aggiudicata per poco meno di 1 miliardo l’aeroporto di Nizza. C’ riuscita, fa notare qualcuno, forse perch ha scelto come partner, seppure con una quota di minoranza, un peso massimo francese, ossia Edf. Lavazza invece si assicurata il controllo di Carte Noir mentre Campari ha messo in vetrina il Gran Marnier. Questo mentre Vincent Bollor in poco meno di tre anni riuscito a diventare attraverso Vivendi il primo azionista di Telecom e socio forte di Mediaset. Ha il 23,9% della compagnia telefonica e l’investimento costato secondo le stime di Kpmg pi o meno 4,1 miliardi (oggi vale poco meno di 3 miliardi) e in pi quasi al 29% di Mediaset (poco pi 1,1 miliardi). Due campagne certamente dispendiose ma che hanno messo Bollor e Vivendi al centro di dinamiche chiave per il paese. Cos come cruciale anche il peso che Bollor ha in Mediobanca, dove socio con l’8%, immediatamente alle spalle di Unicredit. Stare seduto nel patto di Piazzetta Cuccia non ha di certo nuociuto al finanziere bretone nella corsa ad aver voce in capitolo in alcune aziende del paese. Tra queste qualcuno identifica, a cascata, anche le Generali dove Mediobanca primo azionista.

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