Mondo

A Wall Street imperversano nervosismo e cautela

I MISSILI DELLA COREA DEL NORD

A Wall Street imperversano nervosismo e cautela

New York - A Wall Street imperversano nervosismo e cautela. Si susseguono i “no comment”, da Goldman Sachs a State Street. Ma Allen Sinai - veterano dei mercati, vent'anni a Lehman Brothers e oggi alla guida di Decision Economics - parla. Rende esplicita la “testata” di incognite geopolitiche in punta al missile nordcoreano che ha sorvolato il Giappone. «Siamo al cospetto d'un Cigno nero, un episodio unico e dalle conseguenze ancora sconosciute». La reazione delle piazze finanziarie gli appare ancora «incapace di prezzare davvero il rischio», che a suo avviso «e' alto e sta crescendo». Con il quale tutti, da Washington a Wall Street, potrebbero dover convivere a lungo anche qualora si allontanasse l'orizzonte di guerre o olocausti nucleari.

La nuova escalation, afferma Sinai, ha portato con se' un'innalzata probabilita' quantomeno di un “confronto militare”. Se si manfestera', aggiunge, «la correzione sui mercati sara' enorme e il rischio emergera' ovunque e appieno». Oggi molti osservatori sembrano invece considerare ancora gli scenari peggiori come “remoti”, contando o sperando in comportamenti “razionali”. Aiutati da condizioni di fondo dell'economia americana e globale solide.
E' una scommessa che Sinai non e' pronto a fare, perche' «aspettarsi comportamenti razionali da protagonisti irrazionali conduce a gravi errori». Vede «una rotta di collisione». Con «nessuno in Occidente che sa cosa pensi davvero Kim Jong-un». Mentre Donald Trump ha generato seria «incertezza», dando adito a una situazione «senza recenti precedenti con in azione due leader diversi ma imprevedibili».

Le “provocazioni” di Pyongyang «sfidano l'Occidente a prendere iniziative militari». Una strada che potrebbe essere imboccata se la valutazione e' che non sia tuttora in grado di lanciare un ordigno atomico, con l'obiettivo di obbligarla “a trattare”. Sono sfide che vengono da lontano e a suo avviso non sono state adeguatamente affrontate in passato. Ma che l'America potrebbe trovarsi oggi impreparata a raccogliere. Non militarmente. Politicamente e come leadership globale. Sinai non crede nel ruolo di primo piano del Pentagono in simili crisi: «La tendenza e' di usare opzioni militari». E lo sforzo di premere sulla Cina perche' agisse contro Pyongyang «e' encomiabile» ma neppure Pechino ha la risposta per contenere Kim Jong-un. Il vero nodo e' che «Trump ha reso piu' difficile per gli alleati agire assieme, che il potere degli Stati Uniti nel mondo e' diminuito». E che la Corea del Nord moltiplichi le provocazioni convinta che la sua amministrazione «non abbia la preparazione necessaria». In questo clima lo scenario auspicabile e' che «l'escalation rientri, pur senza soluzioni definitive». Perche' la soluzione definitiva assomiglierebbe troppo a una tragedia.

© Riproduzione riservata