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I limiti della difesa antimissile di Tokyo

il lancio sul giappone

I limiti della difesa antimissile di Tokyo

Perché il Giappone non ha fatto nulla per cercare di intercettare e abbattere il missile balistico nordcoreano passato sopra il suo spazio aereo? A porsi la domanda sono stati non pochi dei milioni di giapponesi (abitanti dell’Hokkaido e del Giappone settentrionale) che martedì mattina sono stati svegliati alle 6.02 da sirene, altoparlanti e messaggi di allerta sui telefonini, che invitavano tutti a mettersi al sicuro dentro edifici solidi o in sotterranei.

La risposta ufficiale e formale è già stata data dal ministro della Difesa Itsunori Onodera, secondo cui le rilevazioni hanno escluso che il missile fosse diretto verso il territorio nazionale e quindi non è stato dato alcun ordine di intercettazione. Ha aggiunto che solo per «meno di due minuti» il missile è stato sopra il Paese. Le autorità nipponiche si sono prodigate nel cercare di rassicurare l’opinione pubblica che tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione sono state prese. Come osserva Michael Cucek, esperto di politica alla Temple University, «un abbattimento avrebbe dovuto avere un verificabile scopo difensivo»: il tentativo di colpire un missile che vola a oltre 500 km sopra il territorio in direzione dell’Oceano sarebbe stato «un puro atto politico», in pratica un atto di guerra.

Va ricordato che il Giappone subisce ogni anno centinaia di violazioni del suo spazio aereo da parte di aerei militari di altri Paesi, in particolare cinesi e russi: ogni volta che velivoli non identificati si avvicinano, si alzano in volo i caccia per intercettare e allontanare gli intrusi, non per sparare. In Giappone le “Forze di autodifesa” non possono nemmeno chiamarsi forze armate perché solo l’autodifesa è consentita dalla Costituzione.

Questioni politiche e costituzionali a parte, a livello pratico l’aggressività nordcoreana fa scoprire al Paese l’insufficienza delle sue difese antimissilistiche: sul piano pratico, difficilmente un tentativo di abbattimento sarebbe andato a buon fine. D’altra parte, ieri il leader nordcoreano Kim Jong-un ha fatto sapere che ordinerà altri test missilistici sopra il Pacifico. Il Giappone si sente sempre più vulnerabile di fronte a una situazione che spinge inevitabilmente verso un aumento delle spese per la Difesa e un upgrading dei sistemi antimissilistici. Le batterie antimissile PAC-3 dislocate nel Paese non avrebbero potuto fare nulla, in quanto possono cercare di colpire il missile in arrivo solo nella fase discendente finale. Avrebbero potuto tentare l’impresa – tecnicamente al limite delle loro possibilità – i sistemi Aegis equipaggiati con Standard Missile-3 basati su sole quattro navi militari.

Intanto il ministero della Difesa giapponese ha chiesto un aumento record del proprio bilancio nell’anno fiscale 2018, in risposta alle minacce della Corea del Nord. L'importo, di 5.200 miliardi di yen (40,5 miliardi di euro), è pari a un incremento del 2,5%, e gran parte servirebbe a coprire le spese per le nuove batterie di missili intercettori terra aria e sistemi navali di contraerea. Se il parlamento lo approvasse, sarebbe il sesto aumento annuale consecutivo sotto la guida del premier Shinzo Abe, dopo 10 anni di riduzioni.

Voci più radicali vorrebbero l’installazione dell’avanzatissimo sistema THAAD, che non pare all’ordine del giorno: il recente dispiegamento del THAAD in Corea del Sud ha suscitato le ire della Cina, tanto che il nuovo presidente Moon Jae-in ne aveva congelato il completamento. Ora, però, Moon sembra stia cambiando idea: anche Seul intende difendersi al meglio, anche con lo sviluppo di nuovi missili che sono strutturalmente offensivi (a differenza del THAAD). Il che moltiplicherà i risentimenti di Pechino.

Al dunque, molti analisti sottolineano che la crescente minaccia nordcoreana rappresenta un bonus per il premier Shinzo Abe, finendo per puntellarne la popolarità intaccata da alcuni scandali e per rilanciare la sua agenda politica finalizzata a modificare la Costituzione ultrapacifista. Vari membri del partito di governo già chiedono che il Giappone si doti di armi offensive a lungo raggio, in grado di colpire basi nel continente asiatico anche in modo preventivo. La maggiore difesa del Paese resta comunque l’ombrello nucleare americano. Non tutti, però, sono persuasi che gli Usa vorranno in futuro rischiare Los Angeles per Tokyo. Così l’aggressività di Kim rende meno improbabili le inquietanti ipotesi di proliferazione nucleare: un futuro in cui Giappone e Corea del Sud si dotino autonomamente dell’arma atomica non appare più tanto inverosimile.

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