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Missili? No, i bond guardano l’inflazione

Europa

Missili? No, i bond guardano l’inflazione

  • –Vito Lops

I bond, in questa fase e per i prossimi mesi, sono più “preoccupati” dall’andamento al ribasso dell’inflazione che non dei missili provocatori lanciati dalla Corea del Nord. Lo dimostra il fatto che nelle ultime ore sono scesi tanto i rendimenti dei titoli di Stato rifugio (come il decennale Usa che ha perso 3 punti base al 2,12% o il Bund tedesco tornato ai livelli di giugno allo 0,34%) quanto i titoli di Spagna e Italia (BTp al 2,06%) che fanno parte - tanto nel pregiudizio di fondo quanto negli algoritmi finanziari adottati dai gestori - della cosiddetta “periferia”, area più vulnerabile in fasi di rifugio degli investitori verso la qualità (flight to quality).

Negli Stati Uniti l’inflazione a luglio è scesa all’1,7%, 100 punti base in meno rispetto al picco annuo raggiunto a febbraio. Nell’area euro è diminuita nello stesso arco temporale di 70 punti base, ancorandosi all’1,3%, davvero molto distante da quel 2% che resta l’obiettivo della Banca centrale europea nel medio termine. Di conseguenza i bond governativi si sono adeguati con tassi calanti un po’ dappertutto. È evidente che se le tensioni geopolitiche non dovessero stemperarsi ci potrebbe essere un po’ di volatilità nelle prossime settimane (soprattutto per i titoli periferici) ma la sensazione degli addetti ai lavori è che il mercato dei bond al momento resta ancorato ai dati macro (a breve sapremo l’andamento dell’inflazione di agosto) e all’atteggiamento delle banche centrali. Se la Fed alzerà i tassi entro dicembre (scenario ora poco probabile perché questa possibilità è scontata al 32%) allora i tassi dei T-bond si adegueranno. Altrimenti non ci sono margini per aspettarsi ulteriori vendite. Stesso discorso riguarda l’Europa. Il 7 settembre la Bce svelerà le carte sul prosieguo o no della politica espansiva. Quella sì (e non per ora i missili coreani) che sarà una mossa in grado di smuovere il mercato dei bond.

.@vitolops

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