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Mosca: non toccate i consolati

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Mosca: non toccate i consolati

  • –Antonella Scott

Di ritorsione in ritorsione, tra un consolato e un’ambasciata il confronto tra russi e americani si arricchisce ogni giorno di un nuovo capitolo diventando sempre più pericoloso, dal momento che non siamo dentro un romanzo di Le Carré e questo clima da guerra fredda è la realtà in cui Cremlino e Casa Bianca rischiano di scivolare.

L’ultima puntata prende le mosse dal fumo nero uscito dai camini del consolato russo a San Francisco, scatenando l’ironia generale per i 33 gradi di massima ieri in California o battute su presunti conclave in corso all’interno della sede diplomatica. Stesse battute sul falò avvistato nel giardino di un ufficio russo a Washington: con New York e San Francisco, le tre rappresentanze di cui gli Stati Uniti venerdì avevano ordinato la chiusura entro 48 ore.

Che all’interno ci fossero passaporti falsi o documenti compromettenti non dovrebbe stupire. Così, per metterci le mani prima ancora di far chiudere le sedi, gli americani avrebbero anticipato l’intenzione di perquisirle. Almeno questa è stata la denuncia di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Al numero due dell’ambasciata americana a Mosca, Anthony F. Godfrey, ieri è stata consegnata una nota di protesta in cui si avverte che le eventuali «ispezioni illegali» nelle rappresentanze russe, «azioni aggressive senza precedenti», non sarebbero rimaste senza risposta.

Alzando di un gradino la tensione, la chiusura delle missioni russe negli Usa è stata la risposta di Washington all’espulsione di 745 diplomatici americani ordinata il mese scorso da Vladimir Putin, che a sua volta rispondeva all’irrigidimento delle sanzioni contro la Russia votate il 2 agosto dal Congresso americano, a grande maggioranza.

È proprio a questo punto della vicenda che entra in azione il nuovo ambasciatore inviato da Putin a Washington, Anatoly Antonov. Veterano dei ministeri della Difesa e degli Esteri, convinto sostenitore del nuovo corso della politica estera russa. Un “falco”, che nel 2015 venne posto sotto sanzioni dall’Unione europea per il ruolo «di sostegno allo schieramento di truppe russe in Ucraina». Appena arrivato a Washington, Antonov ha invitato alla calma sul confronto con gli americani citando Lenin: «Le reazioni isteriche non ci servono». La frase citata continuava così: «Quello di cui abbiamo bisogno, è il passo misurato dei battaglioni di ferro del proletariato».

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