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Quel legame nei motori tra Maserati e Ferrari

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Quel legame nei motori tra Maserati e Ferrari

  • –Laura Galvagni

Un tema chiave, in quest’estate di rumor persistenti rispetto al futuro di Fiat Chrysler Automobiles, è stato certamente la possibile realizzazione di un polo del lusso attorno ai due brand Alfa Romeo e Maserati. L’idea, si racconta sul mercato, è quella di creare un’entità unica da scorporare in una fase successiva, sul modello di quanto già fatto con Ferrari.

Diversi analisti sono intervenuti sull’argomento, Goldman Sachs in primis, sottolineando che questo rappresenterebbe un passaggio rilevante poiché permetterebbe a Fca di estrarre valore oggi inespresso. Allo stesso modo altri osservatori non hanno mancato di segnalare un dettaglio che al momento dell’eventuale spin-off costituirà un fattore da considerare: il legame tra Maserati e Ferrari. Da diverso tempo ormai la Rossa non è più un asset che ruota nell’orbita del costruttore italo-americano tuttavia vanta ancora un accordo strategico assai rilevante con Maserati. In occasione della quotazione in Borsa del Cavallino rampante la Sec ha chiesto al gruppo automobilistico di definire meglio i rapporti tra i due brand. Esistono in proposito alcune mail depositate presso l’Autorità di controllo Usa che certificano questo scambio di informazioni dal quale emerge che nel prospetto informativo di Ferrari è stato inserito un passaggio specifico in merito agli accordi con Maserati. Il passaggio è contenuto nella parte in cui si citano i potenziali rischi e qui viene precisato che i ricavi della divisione Engine dipenderanno anche dalla capacità di Maserati di vendere le proprie vetture nei prossimi anni. E questo perché tra le due case automobilistiche è stata sottoscritta un’intesa che prevede che la Rossa fornisca i motori V6 e V8 alla Maserati. Lo farà di certo fino al 2020 (per un numero complessivo di 160 mila unità), quindi è possibile che l’accordo venga prolungato fino al 2023 e le attese sono che la fornitura cresca fino a 275 mila pezzi, è scritto nel prospetto. Le ultime indicazioni sulle vendite Maserati fanno immaginare che, salvo sorprese, la partnership verrà prolunga. Nel primo semestre dell’anno, le immatricolazioni del Tridente sono passate dalle 13 mila unità del 2016 alle 25 mila del 2017. Di fatto sono quasi raddoppiate e l’obiettivo è che arrivino a 55 mila per la fine del 2017. Ciò vuol dire altre 30 mila vetture vendute con una marginalità, tra l’altro che viaggia attorno al 14%.

Sul fronte delle cifre, dunque, appare plausibile che l’intesa verrà prorogata. Tanto più perché questa rappresenta una fonte di ricavi comunque rilevante per Ferrari. Se si guardano i risultati del secondo trimestre 2017 la divisione engine ha generato un fatturato di 101 milioni di euro contro i 71 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Nell’intero 2016 i ricavi da motori si sono attestati a 338 milioni (contro i 219 dell’anno precedente), poco più del 10% del giro d’affari complessivo della Rossa. Entrambi gli aumenti di fatto vengono ricondotti «al forte incremento delle vendite Maserati».

Il legame, quindi, prima solo sulla carta ora è anche nelle cifre. Ragion per cui sarà per forza uno dei tasselli dell’eventuale spin-off. Tanto più considerato il fatto che il polo del lusso poggerebbe buona parte della sua solidità sui risultati di Maserati. Alfa Romeo ha infatti ancora bisogno di qualche aggiustamento. Goldman Sachs prevede infatti che il brand raggiunga le 130 mila vetture vendute nel 2018. Il che dovrebbe garantire circa 3,7 miliardi di ricavi per una marginalità tuttavia ancora distante da quella di gruppo e prossima al 3% contro il 6,7% segnato da Fca tra aprile e giugno. Tanto che l’entreprise value di Maserati al 2018, viene indicato in oltre 5 miliardimentre quello di Alfa è stimato attorno a 2,1 miliardi.

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