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Così Putin vuole accrescere l’influenza di Mosca in…

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Così Putin vuole accrescere l’influenza di Mosca in Asia-Pacifico

Vladimir Putin con il presidente cinese Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan al vertice Brics di Xiamen
Vladimir Putin con il presidente cinese Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan al vertice Brics di Xiamen

Il terremoto seguito al test nucleare nordcoreano di domenica scorsa è stato avvertito fino a Vladivostok, oltre i 17 km del confine con la Russia, ma non ha scosso la linea del Cremlino. Che, come ha detto ieri molto chiaramente Serghej Rjabkov, il numero due della diplomazia russa, non vede in Pyongyang una minaccia nucleare per la Russia, malgrado la vicinanza. Il grande pericolo, per Mosca, è che l’acquisizione di capacità nucleari da parte del regime di Kim Jong-un conduca a una corsa all’atomica a Seul e a Tokyo. E prima ancora, allo schieramento in Corea del Sud e in Giappone dei detestati sistemi di difesa anti-missile forniti dagli Stati Uniti.

Questi sì, ha rimarcato Rjabkov, «potrebbero provocare un’esplosione» perché scardinerebbero gli equilibri militari nella regione. Ecco perché, malgrado il riconoscimento dello status nucleare a Pyongyang sia considerato «inaccettabile» dai russi, il loro dito non è puntato tanto su Kim - peraltro nipote di un maggiore dell’Armata rossa sovietica, il fondatore dello Stato nordcoreano Kim Il-sung - quanto sulla Casa Bianca. E sui «passi maldestri» che potrebbe compiere unilateralmente quando invece, ha detto ancora Rjabkov dal vertice dei Brics in Cina, «spetta a chi è più forte dimostrare equilibrio».

È in uno scenario estremamente complesso, fatto di intrecci di interessi e non di alleanze, che Vladimir Putin vorrebbe trasformare la crisi nordcoreana in un’opportunità di rilancio di Mosca come grande potenza anche in Asia-Pacifico. Cosa che naturalmente dà fastidio a Pechino, che da tempo ha preso il posto dell’Urss come punto di riferimento principale per Pyongyang: e tuttavia, almeno per il momento, le priorità di russi e cinesi in chiave anti-americana combaciano, raccolte in una roadmap che ha come punto di arrivo una penisola coreana denuclearizzata, e non certo il crollo di un regime che porti l’intera penisola sotto il controllo di Seul (e degli Usa).

«I problemi della regione dovrebbero essere risolti solo attraverso un dialogo diretto di tutte le parti», ripete Putin. Che si sta ritagliando il ruolo di grande mediatore, negli spazi lasciati aperti dalle oscillazioni di Washington. A cominciare da Seul: in settimana Putin vedrà Moon Jae-in, il presidente sudcoreano, proprio a Vladivostok.

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