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Trump blocca il piano «Dreamers» voluto da Obama per i giovani immigrati

(Afp)
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New York - Donald Trump, nonostante gli appelli della Corporate America, chiude la porta ai Dreamers. Ai “Sognatori”, agli 800.000 americani arrivati da bambini illegalmente negli Stati Uniti spesso portati dai genitori. Il Segretario alla Giustizia Jeff Sessions ha annunciato che il provvedimento di Barack Obama che da cinque anni li proteggeva dall'espulsione decadrà fra sei mesi, alla scadenza del 5 marzo, sollevando lo spettro di retate di massa. Il Presidente ha messo in chiaro che spetterà al Congresso trovare una soluzione legislativa sull'immigrazione.

La decisione fa scattare un conto alla rovescia in cerca di compromessi politici. L'emergenza sociale è nei numeri e nelle date: i permessi di residenza e lavoro concessi dal provvedimento in vigore dal 2012 - il Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals) - sono biennali e qualora scadano entro marzo potrebbero essere rinnovati un'ultima volta entro il 5 ottobre. Almeno 200.000 terminano entro l'anno. Ma d'ora in avanti non verrà accettata alcuna nuova domanda di legalizzazione. Soprattutto, in assenza di leggi, fra sei mesi dovrebbero cominciare ondate di fogli di via.
La richiesta di Trump, affidata ad un tweet, è che sia il Congresso «a fare il suo lavoro». A «risolvere la questione con compassione ma attraverso il legale processo democratico, assicurando una riforma che avvantaggi i cittadini». La maggioranza repubblicana non è però riuscita di recente a trovare intese su significative riforme dell'immigrazione, ragione che aveva spinto Obama a firmare un ordine esecutivo, e rimane più spaccata che mai.
Il dibattito si preannuncia duro. Trump stesso ha mostrato posizioni ambigue. Durante la campagna elettorale aveva promesso di cancellare del tutto e subito il Daca, apostrofato come incostituzionale e serbatoio di immigrazione illegale.

L'accusa di abuso di potere da parte di Obama è stata ribadita ieri da Sessions. Il Presidente di recente è però parso combattuto, definendo «eccezionali» i Dreamers che studiano, lavorano, pagano le tasse, servono nelle forze armate e si sono prodigati nei soccorsi durante l'uragano Harvey.

La controversia è esplosa tra i consiglieri della Casa Bianca. Da un lato la destra radicale e populista che, accanto a Sessions, conta su Stephen Miller e sul pur defenestrato Steve Bannon. Questi considerano l'addio alle protezioni ai giovani “clandestini” come indispensabili a tener fede al nazionalismo economico e agli impegni presi con una parte cruciale dell'elettorato. Dopo Charlottesville, i radicali sono nuovamente nelle grazie di Trump che si è sentito piuttosto tradito dai moderati, colpevoli di aver criticato la sua difesa di manifestazioni di suprematisti bianchi e neonazisti. Proprio i moderati, tra cui il consigliere economico Gary Cohn, avevano invitato a lasciare pragmaticamente in vigore il Daca. Anche le imprese sono scese in campo, adducendo ragioni di business oltre che ideali: 400 amministratori delegati, anzitutto di gruppi tecnologici, hanno scritto a Trump a sostegno del Daca. Moody's ha calcolato che la cacciata dei Dreamers potrebbe costare al Pil oltre cento miliardi in pochi anni.
Ma la mano di Trump è stata forzata dall'insorgere di dieci ministri della Giustizia statali ultra-conservatori che avevano minacciato di far causa ieri contro il Daca, costringendo l'amministrazione a difendere in tribunale il provvedimento. Forse quel rischio è stato evitato. Adesso non sarà però facile per Trump e i repubblicani, già gravati al rientro dall'estate da sfide irrisolte su bilancio, tetto del debito, tasse e aiuti per l'uragano, cercare un vero accordo su un tema scottante quale immigrazione. Una latitanza che lascia in un drammatico limbo quasi un milione di Dreamers.

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