Mondo

Ultima chiamata per la diplomazia

Asia e Oceania

Ultima chiamata per la diplomazia

  • –Marco Valsania

new york

L’allarme per la rapida escalation della crisi nordcoreana è risuonato ieri al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunito d’emergenza per un nuovo tentativo di allontanare lo spettro di un conflitto nucleare. Il leader di Pyongyang Kim Jong-un «sta corteggiando la guerra», ha accusato l’ambasciatore statunitense Nikki Haley. Che ha però attenuato ipotesi di imminenti rappresaglie militari unilaterali americane: «È giunto il momento di esaurire tutti i mezzi diplomatici prima che sia troppo tardi». Haley ha preannunciato una risoluzione con giri di vite nelle sanzioni e un voto entro lunedì prossimo.

La soluzione pacifica è stata difesa con forza dai membri del Consiglio più prudenti e vicini alla Corea del Nord, Russia e soprattutto Cina che vuole scongiurare catastrofi ai suoi confini. «Non permetteremo mai caos e guerra nella penisola coreana», ha detto l’ambasciatore di Pechino Liu Jieyi. Condanna e inviti a rilanciare la diplomazia sono arrivati da un summit in Cina delle potenze emergenti Brics - Brasile, India, Sudafrica oltre a Pechino e Mosca.

Ma il clima è sempre più teso. Pyongyang appare prepararsi a un ulteriore test missilistico entro il 9 settembre, anniversario della fondazione dello Stato nordcoreano nel 1948. E Washington ha risposto intensificato i toni: la Casa Bianca potrebbe prendere in considerazione piani per «attacchi preventivi» mirati qualora le provocazioni di Pyongyang diventassero possibili aggressioni. «Una minaccia a territori statunitensi o agli alleati si scontrerà con una schiacciante risposta militare», ha avvertito domenica il segretario alla Difesa James Mattis. Pur chiarendo: «Non guardiamo all’annichilimento del Paese, abbiamo opzioni». Donald Trump ha anche ventilato un embargo commerciale contro tutte le nazioni che abbiano rapporti economici con Pyongyang.

Le grandi manovre, di sicuro, si moltiplicano. Seul ha condotto esercitazioni che simulano attacchi dal Nord. Soprattutto, nonostante i rapporti difficili con Trump che l’ha accusata di “appeasement” di Kim Jong-un, ha fatto sapere di aver accettato di installare quattro sofisticate batterie anti-missile statunitensi, il sistema Thaad, inviso ai cinesi. E di aver eliminato un tetto massimo sulle testate dei propri missili. È inoltre in trattativa per un’inedita presenza nell’area di portaerei, sottomarini nucleari e bombardieri invisibili di Washington.

Le opzioni belliche appaiono tuttavia finora improponibili, per il rischio che comporterebbero per Seul. Contromosse di guerra cibernetica, usate in passato, sono considerate inefficaci. Le sanzioni, da parte loro, non hanno a oggi convinto la Corea del Nord. E una rottura commerciale di Washington con la Cina, il grande partner economico nordcoreano, è irrealistica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA